Prescrizione, lite sull'entrata in vigore: fra Salvini e Di Maio ormai è gelo

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La lite sull'entrata in vigore della nuova prescrizione: fra Salvini e  Di Maio ormai è gelo

di Marco Conti

La maionese è ormai impazzita e la costante aggiunta di ingredienti non fa che precipitare quella emulsione mancata tra M5S e Lega che avrebbe dovuto produrre il contratto di governo. Quei fogli, arrotolati su se stessi, vengono ormai usati come un'arma contundente da Di Maio e Salvini che faticano a trovare intese su tutto. Dalla scalettatura delle misure previste nella legge di Bilancio, alla riforma della prescrizione. Dalla Tav alle nomine da completare in Rai e altrove. Un accumularsi di temi e tensioni che il presidente del Consiglio fatica a gestire ora che i suoi due vice di fatto faticano a parlarsi.

Prescrizione, rinvio salva-governo: stop a partire dal 2020. Rissa a Montecitorio
 


IL VARO
Durante il vertice di ieri mattina Conte ha provato ad inchiodare i due su una serie di questioni aperte, ma oltre la mezzora Di Maio e Salvini non riescono più a reggersi. A palazzo Chigi i due vice si sono incontrati di prima mattina convocati dal premier. Obiettivo principale risolvere il nodo prescrizione, ma anche ribadire una linea condivisa e consapevole sulla manovra visto che all'orizzonte si prospetta una guerra con Bruxelles. Nella stanza al terzo piano i due trovano Conte armato dell'estintore fornitogli dalla ministra Bongiorno che aveva condiviso con il collega Bonafede l'idea dello slittamento in avanti delle modifiche alla prescrizione in attesa della riforma del processo penale. «Resta nel ddl anticorruzione», sostiene un'ora dopo il Guardasigilli secondo il quale la norma entrerà in vigore con la riforma del processo penale che sarà varato entro dicembre del prossimo anno. Concetto analogo lo esprime la collega Bongiorno che esalta anche «il quarto d'ora» impiegato per trovare l'intesa.
Tutto fatto. Sembra. Perché sulle modalità di entrata in vigore le differenze non mancano. Per il M5S lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio deve entrare automaticamente in vigore a gennaio 2020 anche senza la riforma del processo penale. Non la pensa così la Lega: «Non si può fare una modifica della prescrizione a prescindere», sostenevano ieri in coro un gruppo di leghisti raccolti su un divano della Camera. Differenze da appianare in Commissione, ma resta il fatto che il M5S ottiene lo scalpo della prescrizione «mettendo in dubbio un fondamento dello stato di diritto», sostiene l'azzurro Sestino Giacomoni.

Mentre il Carroccio porta a casa lo slittamento sine die della riforma perché «il prossimo anno magari cambia governo e non si fa nulla», sostenevano e un po' si auguravano gli stessi deputati leghisti dal divanetto di Montecitorio. Una tregua molto fragile. Perché Di Maio e il M5S sembra reggere sempre meno alle spinte di quella parte della magistratura (Davigo e Caselli) che ieri non le hanno mandate a dire al leader grillino. Ed infatti Gianluigi Paragone non molla: «Ma è ovvio che l'emendamento produrrà effetti nel tempo. Però - aggiunge il parlamentare M5S - non possiamo aspettare che sia legato alla riforma della giustizia. Serve un tempo certo di caduta anche se dilazionato nel tempo».

Anche se ai due vicepremier non conviene ora far saltare il banco, le incomprensioni sono ormai troppe e Conte fatica a ricomporle. La leadership di Di Maio risulta fortemente indebolita dopo il voto al Senato sul decreto sicurezza e, soprattutto dopo i molti passi indietro fatti su molti punti del programma: dalla Tap all'Ilva. Ieri il vicepremier ha cercato e ottenuto dall'alleato nuove garanzie sul reddito di cittadinanza ma per come si stanno mettendo i rapporti con Bruxelles, a Salvini il nulla osta costa molto poco. Una guerra di nervi totale come dimostra lo stop grillino al ddl Pillon sull'affido e i licenziamenti di manager e cda che nel governo ognuno ormai decide da solo. Si procede a strappi ed è facile prevedere che altri ce ne saranno sul ddl anticorruzione quando la Lega - prima in Commissione e poi in Aula - troverà al momento dei voti segreti sponde con FI e Pd.
 
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Venerdì 9 Novembre 2018, 09:00






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