Pd, in Assemblea si chiude la stagione Letta. Da Bonaccini a Schlein, la corsa per il Congresso

Da Madia a Quartapelle, blitz per "cancellare" le correnti. Ma l'ordine del giorno non viene messo ai voti

Sabato 19 Novembre 2022 di Francesco Bechis
Pd, in Assemblea si chiude la stagione Letta. Da Bonaccini a Schlein, la corsa per il Congresso

Prima la maratona, poi lo sprint finale. Il traguardo è uno: il Congresso del Partito democratico. E i maratoneti sono i volti delle tante anime dem decise a voltare pagina e a dire la loro per la "fase costitutente". Riunite oggi pomeriggio nell'Assemblea nazionale del Pd. Sei ore di diretta - in presenza al Nazareno e da remoto - aperta dal segretario uscente Enrico Letta. Che resterà fino alle primarie, annunciate per il prossimo 19 febbraio e sarà ancora in carica quando a marzo il congresso aprirà i battenti

Primo obiettivo: accelerare i tempi e permettere anche a chi non è iscritto al partito di partecipare ai mesi della costituente. Raggiunto con una modifica dello statuto votata a stragrande maggioranza dell'assemblea: 553 voti favorevoli, 21 contrari e 36 astenuti. Un passaggio in cui c'è chi ha letto una "deroga" per permettere a una frontwoman della sfida congressuale - la vicegovernatrice dell'Emilia Romagna Elly Schlein, che non è iscritta al partito - di correre per la leadership

Dietro la compattezza dei numeri, restano le distanze in un partito che ora deve ritrovare un'identità e scegliersi i compagni di viaggio. Da una parte il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte con il vento di nuovo in poppa nei sondaggi e la "sinistra-sinistra", da Articolo 1 alla coalizione SI-Verdi. Dall'altra il Terzo polo di Azione e IV e il fronte riformista. 

È questa la linea di faglia che ha diviso il partito ancora una volta in assemblea. Doveva essere la «giornata d'orgoglio del Pd», nelle parole di Letta, «c'è bisogno di grande responsabilità e capacità di voler bene alla comunità». E l'ex premier aveva anche chiarito di "volerci mettere la faccia" perché soprattutto di fronte a una sconfitta «serve qualcuno che si assume le responsabilità, che si prende critiche e fischi». 

Ma le distanze, e le critiche, restano. C'è chi, come l'ex ministro del Sud e vicesegretario Peppe Provenzano, chiede una virata convinta, decisa sul campo largo con il Movimento Cinque Stelle. «"La nostra dannazione è sempre scegliere la via di mezzo, io ho chiesto di scegliere: o una costituente vera e seria, che aveva bisogno di tempo, oppure se l'unica cosa che in un pezzo del partito conta è la resa dei conti allora tanto vale farla subito».

 

Altri, come Stefano Bonaccini, governatore emiliano pronto a scaldare i motori per il Congresso, guardano altrove. Ed è deciso a dare battaglia. Domattina, dalla sua Campogalliano (Modena) ufficializzerà la corsa per la guida del Nazareno. La scelta non è casuale. Nel paesino emiliano l'amministratore che piace ai riformisti e i renziani ha mosso i primi passi della sua vivenda politica,  in tasca la tessera del Pci. 

La fila dei pretendenti è destinata ad allungarsi, le geometrie interne al partito varieranno ancora da qui a marzo. E ad aver l'ultima parola ci saranno le correnti interne e i loro capi. Contro cui in assemblea un gruppo di parlamentari, guidate da Lia Quartapelle e Marianna Madia, ha tentato un blitz presentando un ordine del giorno che chiede di scioglierle. Con la missione - così hanno detto - di mettere un freno a «un sistema di potere per far partecipare solo alcuni e che sta facendo male al partito». L'Odg è stato presentato. Ma non è stato messo ai voti, il partito "lo ha assunto". Per la spallata finale al correntismo dem bisogna ancora aspettare.

Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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