Salva-Stati, il Tesoro preme sul Mes: prime crepe in M5S

Venerdì 5 Giugno 2020 di Andrea Bassi

Molti, convenienti e subito. Man mano che si avvicina l'estate, e soprattutto un autunno che si preannuncia difficile, al Tesoro sono sempre più convinti che non sia possibile rinunciare ai 36 miliardi messi a disposizione dal Mes, il Fondo salva-Stati. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ribadito che a decidere dovrà essere il Parlamento, una volta che saranno rese note tutte le condizioni. Ieri il direttore finanziario del Mes, Kalin Anev Janse, ne ha chiarite molte. Ha spiegato che il prestito, per i paesi molto indebitati come l'Italia, sarà estremamente conveniente, addirittura a tassi negativi se il rimborso avverrà in sette anni (-0,07%), e prossimo allo zero (0,08%) se la restituzione avverrà in 10 anni. «Significa», ha spiegato Janse, «che i Paesi che lo utilizzeranno riceveranno un pagamento, saranno pagati per indebitarsi: e questo è positivo per i cittadini, per i contribuenti, perché riduce la pressione fiscale».

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Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha preso la palla al balzo, e ha definito le condizioni «molto favorevoli». In pratica, ha spiegato Gualtieri, «ci pagherebbero per darci il prestito». Che il Tesoro spinga per attivare il Mes, come detto, non è un mistero. I soldi sono immediatamente disponibili. I 36 miliardi verrebbero erogati in tranche del 15% ogni mese e, dunque, in 7 mesi i 36 miliardi sarebbero tutti nelle casse dello Stato, liberando altrettanti fondi per finanziare le riforme che il governo sta preparando in vista del Recovery Fund, a partire da quella fiscale. Insomma, l'uso del salva-Stati potrebbe essere necessario a facilitare anche le spese a fondo perduto finanziate con i fondi europei. È vero che, a differenza del Mes, il Recovery in parte non andrà restituito, ma i sui tempi sono lenti e, sopratutto, i soldi non potranno essere spesi liberamente. Saranno vincolati a progetti precisi e i pagamenti avverranno solo dopo la verifica di avanzamento dei lavori da parte della Commissione. Il problema dell'attivazione del fondo salva-Stati, tuttavia, rimane politico. Se nella maggioranza Pd e Italia Viva sono favorevoli (ieri Matteo Renzi ha ribadito che non si può dire di no a 36 miliardi) i Cinquestelle continuano ad essere contrari. Anche se dal Movimento iniziano a filtrare segnali di fumo che porterebbero a pensare a un ammorbidimento delle posizioni in vista dello showdown finale. Ieri sono stati sospesi Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Rosa D'Amato, i tre eurodeputati che, contravvenendo alle indicazioni del loro gruppo, avevano votato contro una risoluzione che conteneva seppur blandi riferimenti al Mes. L'ala oltranzista del Movimento, quella più vicina alle posizioni di Alessandro Di Battista, è immediatamente salita sulle barricate. «Sono negativamente colpita», ha commentato l'ex ministro della salute del governo Conte Uno Giulia Grillo. «Certo da quello che emerge, gli eurodeputati sono stati molto duri sull'uso del Mes. È cambiata la linea politica?», si è chiesta la Grillo. Un altro ex ministro, la senatrice Barbara Lezzi, ha parlato del tentativo di «isolare Di Battista».

LE TENSIONI
Le tensioni nel Movimento, insomma, sono altissime. Al limite della scissione. Una frattura nella quale ha molta facilità ad incunearsi la Lega. Ieri Matteo Salvini, rilanciando la tesi delle sue due punte economiche, Claudio Borghi e Alberto Bagnai, ha sostenuto che dopo l'aumento a 1.350 miliardi di euro del programma di acquisto di titoli pubblici da parte della Banca Centrale europea, «gli altri prestiti e debiti come il Mes non servono più a nulla». L'Italia, è la tesi, non avrà problemi a questo punto ad indebitarsi sui mercati. Inutile, insomma, chiedere prestiti, seppure a tassi bassi, al fondo salva Stati.

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