Mattarella: «Io, allergico ai nazionalismi»

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Mattarella: «Io, allergico ai nazionalismi»
Il presidente ha un timore antico e strutturato dei «nazionalismi». La storia non si ferma, la storia scorre ma non si può costruire il futuro rimuovendo il passato. Sergio Mattarella richiama la forza salvifica della memoria per difendere il valore intrinseco e insuperabile dell'Europa unita, i suoi benefici e successi, senza nasconderne i difetti che non devono mai essere un alibi per distruggere tutto.
 


È quasi una lezione quella che il presidente della Repubblica svolge a Riga di fronte ad altri 12 capi di Stato europei riuniti per discutere informalmente dell'incerto futuro dell'Unione e delle ricette per ricucire le lacerazioni populiste alla vigilia di elezioni che si annunciano decisive per il futuro assetto europeo. Per questo Mattarella parte proprio dall'attualità, tornando ancora una volta sulle minacce italiane di porre il veto sul Bilancio comunitario che a più riprese Lega e Cinque stelle hanno fatto capire di voler usare come merce di scambio per altre battaglie, a partire da quella sui migranti. «L'Italia è un contributore attivo dell'Unione», premette. «Ma mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, anche perché i benefici dell'integrazione non sono quasi mai monetizzabili interamente. Non è attraverso il calcolo contabile che si definisce il vantaggio che l'Unione assicura a tutti i suoi componenti», spiega ai suoi autorevoli interlocutori.

I 12 presidenti ascoltano con attenzione il pensiero del capo di Stato italiano, all'estero percepito come l'unica cerniera rimasta tra un Italia tradizionalmente motore dell'europeismo e la nuova Italia populista che quel tipo di europeismo vuole rivoltare come un calzino. Ma il cuore del ragionamento di Mattarella non è sul Bilancio, è altrove. Come si può dimenticare che l'Europa si è prima chiusa nei nazionalismi e poi ha scelto la via delle armi? chiede retoricamente Mattarella. «Qual è stato lo scopo, lo spirito della nascita dell'Unione? È stato - è la risposta - quello di abbandonare il passato mettendo in comune il futuro degli europei». «Tutto questo è messo oggi in discussione. Noi dobbiamo far comprendere alle nostre pubbliche opinioni, ai nostri concittadini, che anche le realtà attuali, il mercato unico, lo spazio Schengen, l'unione monetaria, rispondono a questo stesso spirito, hanno lo stesso obiettivo: mettere in comune il futuro degli europei».

Ecco perchè i tanti «difetti» della Ue non devono essere nascosti sotto il tappeto ma mai devono essere usati come alibi per obiettivi diversi, non palesemente dichiarati. Va bene alzare la voce per svegliare troppi che a Bruxelles si fingono sordi, ma attenzione: «riproporre dentro l'Unione un clima che non è soltanto concorrenziale ma è di contrapposizione, che poi diventa contrasto, poi diventa ostilità» spinge l'Europa verso un tunnel che ha una sola uscita, il passato. «Io sono avanti negli anni, sono nato durante i bombardamenti e, forse per questo, mi è rimasta un'innata diffidenza, e un'innata idiosincrasia verso qualunque pericolo di nazionalismo e di guerre», confessa ai leader riuniti in quella Lettonia per la quale il passato è più recente di altri e si chiama occupazione sovietica. Un incubo finito nel 1991.
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Venerdì 14 Settembre 2018, 15:13






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5 di 25 commenti presenti
2018-09-15 15:17:07
Mattarella non rispetta a fondo la terzietà e l'imparzialità che la Costituzione prevede per il suo delicato ruolo di Capo dello Stato. Non perde mai occasione per entrare a gamba tesa nelle vicende della politica. Il caso recente si è palesato al vertice del gruppo Arraiolos a Riga - che riunisce i presidenti di tredici Paesi Ue - dove il Presidente della Repubblica ha ricordato che "l'Italia è un contributore attivo dell'Unione. Ma mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, anche perché i benefici dell'integrazione non sono quasi mai monetizzabili interamente. Non è attraverso il calcolo contabile che si definisce il vantaggio che l'Unione assicura a tutti i suoi componenti", lanciando alla fine il monito: "Non c'è movimento che possa mettere in discussione questo valore storico". Di quali valori storici della Ue parla il Presidente? I Trattati europei, nel delineare gli obiettivi dell'Unione, fanno riferimento alla pace, al progresso e al benessere dei popoli, ma all'interno della cornice della stabilità dei prezzi e di una economia di mercato fortemente competitiva. E come c*** si può essere competitivi in un regime di cambi fissi (cioè con l'euro)? Non potendo scaricare il peso della competitività sulla moneta, siamo stati costretti a scaricarla sul lavoro riducendo i salari, quindi sui diritti fondamentali costituzionalmente garantiti! E ancora, per “valori” il Capo dello Stato si riferisce per caso al Fiscal compact, cioè quel trattato capestro che impone zero spesa a deficit e riduzione a ritmi serrati del rapporto debito pubblico/Pil? O si riferisce al pareggio di bilancio vigliaccamente inserito in Costituzione nel 2012 che impedisce ogni tipo di politica economica espansiva? In fondo i “valori” della Ue questi sono, se non di peggio. Nella Ue non c’ è democrazia ma eurocrazia. Ricordiamo a Mattarella che gli unici valori ch'egli deve richiamare sono quelli della Costituzione, l'unica Carta sulla quale ha prestato solenne giuramento. E non deve entrare nell'agone politico sentenziando ogni volta contro il "sovranismo" e i “sovranisti”.
2018-09-15 13:02:32
Sergio Mattarella e' espressione di quella che a Palermo e' la scuola di diritto pubblico di Vittorio Emanuele Orlando. Questo individuo e' dato da TUTTI gli storici come un perfetto gentiluomo del Sud, scaraventato a Roma (non sapeva alcuna lingua straniera, neppure il francese, e parlava POCHISSIMO), poi andato al disastroso (per noi Italiani) trattato di Versailles del 1919 (senza comnicare a NESSUNO la strategia dell'Italia, per cui erano morti milioni di persone), da dove se ne ando' sdegnato, senza parlare CON NESSUNO.....il resto lo sappiamo (Vittorio Emanuele II ottenne il Tirolo meridionale e perse "la questione VENETA": Istria e Dalmazia, ancora oggi il Veneto, truffato, NON e' neppure autonomo). Quindi, S.M. deve essere visto anche in questa ottica: e' un gentiluomo del Sud che quota Saragat ed e' contro i "nazionalismi." Ma i nazionalismi sono quelli che hanno permesso a molte etnie di conquistare e mantenere un territorio, dovunque nel mondo, per millenni. Che modello S.M. propone, come si differenzia da coloro che vogliono un territorio nazionale sotto controllo di una nazione, e di CHI fa gli interessi questo modello? Secondo me, non lo sa neppure lui nei dettagli, perche' altrimenti non parlerebbe cosi'.
2018-09-15 12:13:47
Mattarella guarda il tuo partito e chi ti ha eletto e chi rappresenti. Il colpo basso di Repubblica a Matteo Renzi. Il quotidiano-tribuna del Pd e del centrosinistra pubblica un ferale sondaggio di Ilvo Diamanti sul gradimento dei leader tra gli elettori. Gli italiani, svela il sondaggista, amano più di tutti il premier Giuseppe Conte, che zitto zitto, senza strafare, piace al 61% degli intervistati. Il classico effetto-basso profilo, se è vero che proprio il suo predecessore a Palazzo Chigi, il quasi invisibile Paolo Gentiloni, ancora oggi è quarto in classifica (dietro a Matteo Salvini e Luigi Di Maio) con un discreto 45% di gradimento. E Renzi? Bagno di sangue. L'ex premier ed ex segretario Pd conta ancora di muovere le fila del centrosinistra, ma appare il più odiato tra tutti i leader possibili dello schieramento. Più di lui piacciono, secondo il sondaggio di Diamanti, la radicale Emma Bonino (43%) e Nicola Zingaretti (33%), governatore del Lazio e candidato alla guida del Nazareno. Non solo: meglio pure il desaparecido Pietro Grasso, ex candidato premier di LeU (32%) e il segretario-cartavelina Maurizio Martina (29%). Ultimissimo in classifica, con un demoralizzante 23% di favore, Renzi. Che forse farebbe bene a rivedere anche i programmi per il suo docufilm su Firenze: se i voti si rifletteranno nello share, sarà un flop memorabile.
2018-09-15 10:43:14
Europa novembre 1918 - novembre 2018 - " I popoli che non ricordano il loro passato sono CONDANNATI a riviverlo ". Non mi ricordo dove l'ho letta, ma la trovo maledettamente attuale !!! Auguri, vecchio Continente ...
2018-09-15 12:42:55
E' una versione di una celebre frase di George Santayana (filosofo nato in Spagna e morto a Roma a cavallo del secolo scorso). L'originale "Coloro che non ricordano il passato, sono condannati a ripeterlo."