Draghi, le mosse della Banca centrale europea: taglio dei tassi e più spesa per la ripresa

PER APPROFONDIRE: bce, mario draghi
Crescita, Draghi scuote la Ue

di Roberta Amoruso

Il peggioramento dell'economia è più serio del previsto. E l'inflazione è ben lontana dall'obiettivo. Basta questo per chiamare la Bce, all'ultima curva di Mario Draghi, a fare la sua parte, tra taglio dei tassi dei depositi, lo sconto a scaglioni (tiering) per la liquidità, un nuovo Quantitative easing senza scadenza e una forward guidance che rafforza la politica monteria accomodante in campo ormai da anni. Poteva fare di più, dice qualcuno. Forse. Ma ha altre munizioni nella cassetta degli attrezzi, non più così piena, da lasciare a Christine Lagarde. E soprattutto, non è questo l'ultimo messaggio di Draghi. Va ben oltre le rassicurazioni di rito al mercato. Certo, il governatore ha strappato il consenso della Bce (con le riserve della Bundesbank) a una ripresa del Qe, ma ha anche pesantemente spostato l'onere della ripresa dell'Eurozona sui governi e sulle loro politiche.

L'ultimo bazooka di Draghi non delude, anzi
 



In primis sulla Germania e sulla sua politica dello schwarze null, il deficit a zero che ha fatto crollare il debito ma sottratto potenziale alla crescita. «Lasciatemi dire che c'è stata piena unanimità su un punto: la politica di bilancio deve divenire il principale strumento» di stimolo all'economia, ha detto Draghi ai giornalisti presenti nel grattacielo di Sonnemanstrasse. Un appello non nuovo per il presidente della Bce, ma che ora assume non a caso toni diversi. La Bce chiede dunque agli Stati di fare la propria parte con «una politica di bilancio che dia sostegno alla domanda». E lo chiederà «più spesso anche in futuro». Non è un sostegno alla revisione del Patto di stabilità Ue. Al contrario, per Draghi i Paesi ad alto debito debbono continuare sulla strada delle politiche prudenti. Ma quelli che hanno spazio di manovra - come la Germania con un debito crollato al 60% del Pil - dovrebbero utilizzarlo «in maniera efficace e tempestiva». Ancora di più se c'è la recessione alle porte anche per Berlino, mentre sono state abbassate le previsioni sul Pil per il 2019 (a 1,1% da 1,2%) e per il 2020 (a 1,2% da 1,4%). Con l'inflazione in crescita dell'1,2% quest'anno.

LE MISURE
Sullo sfondo ci sono un po' tutte le misure di intervento attese dal mercato da parte della Bce. C'è il taglio dei tassi di interesse sui depositi di 10 punti base a -0,50% (seppure qualcuno prevedesse qualcosa di più), c'è il riavvio del Qe per 20 miliardi al mese a partire da novembre senza limiti temporali prefissati (sono compresi anche i titoli privati e pubblici con allargato con yield negativo), c'è l'allungamento delle aste Tltro da 2 a 3 anni con l'eliminazione del sovraprezzo di 10 punti base sul tasso, e c'è l'ulteriore estensione della forward guidance. L'ultima versione è che il «i tassi di interesse della Bce si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali finchè le prospettive di inflazione non convergeranno saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2%». Una formula che apre la porta a nuove riduzioni dei tassi sui depositi, come del resto lascia intendere anche l'introduzione, a partire dal 30 ottobre, del nuovo sistema a due livelli (tiering) per la remunerazione della liquidità depositata presso la Bce per «attenuare gli impatti negativi sulla redditività bancaria delle misure di politica accomodante», con il plauso dell'Abi. Un impatto negativo che, ha insistito Draghi nel corso della conferenza stampa, sarebbe stato molto inferiore se la politica fiscale avesse fatto la propria parte. «Gli 11 milioni di posti di lavoro creati dal 2013 ad oggi - ha detto Draghi - sono stati in larga parte effetto della politica monetaria, non della politica fiscale» ora chiamata ad azioni «tempestive ed efficaci». Il riferimento è in particolare ai Paesi con le maggiori disponibilità, come la Germania, ma anche ai Paesi con alto debito, come l'Italia, che Draghi invita a consolidare i conti pubblici ma anche a perseguire «politiche prudenti che creino le condizioni per permettere agli stabilizzatori automatici di operare liberamente». L'Helicopter money? Per Draghi, mettere i soldi nelle tasche dei cittadini è una questione di politica fiscale, non monetaria. Lo spread ieri è sceso ai livelli di maggio 2018 (138 punti) con il rendimento dei Btp decennale ai minimi storici (0,86%). Mentre Piazza Affari ha guadagnato lo 0,8%. Segno che per ora la Bce ha fatto centro.
 
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Venerdì 13 Settembre 2019, 07:16






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