Manovra, nuove imposte per quattro miliardi. Auto, si cambia

Domenica 3 Novembre 2019 di Andrea Bassi
Manovra, nuove imposte per 4 miliardi. Auto, si cambia
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L’ultimo tassello è andato al suo posto. La Ragioneria generale dello Stato ha messo il suo “bollino” sotto il testo della manovra del governo. Il presidente Mattarella ieri sera ha firmato il ddl bilancio e il decreto imprese e ora il testo andrà in Parlamento. Il via libera da parte dei tecnici del Tesoro rende ufficiali i numeri della legge di Bilancio predisposta dal governo Conte. La manovra, come noto, sarà finanziata principalmente a deficit grazie alla flessibilità concessa dall’Europa. Un maggior disavanzo che vale 16 miliardi di euro. Il resto arriverà da minori spese e maggiori entrate. Su queste ultime si sono concentrate le polemiche degli ultimi giorni. Molto si è discusso di quanto valesse la stretta fiscale e le micro-tasse introdotte dal governo. Ora ci sono i conti della Ragioneria. Nel 2020 la stretta vale due miliardi di euro, che diventano quattro miliardi nel 2021. La cifra reale, in realtà, è quest’ultima. Alcuni balzelli, come la plastica tax, infatti, entreranno in vigore solo a metà del prossimo anno e dunque daranno gettito per sei mesi invece che per dodici. Il governo mantiene la promessa di sterilizzare completamente le clausole Iva da 23 miliardi del prossimo anno. E con la manovra ha anche trovato quasi 10 miliardi per il 2021, riducendo l’aumento delle aliquote previsto per quell’anno al 12% e al 23,5%. La manvora ora andrà in Parlamento, dove il tragitto non sarà semplice. Tutte le forze politiche annunciano che la emenderanno. Sarà insomma, battaglia. Alcune norme sono destinate a cambiare perché, a poche ore dalla loro pubblicazione, sono state praticamente disconosciute da tutti, come la stretta sulle auto aziendali. Anche per plastic tax e sugar tax ci saranno degli alleggerimenti per andare incontro alle richieste di una parte della maggioranza. Ma il vero scontro, probabilmente, non sarà su cosa è dentro la manovra, ma su cosa non vi è entrato: le modifiche al prepensionamento con Quota 100. Un capitolo che i renziani vorrebbero intaccare per recuperare soldi per ridurre le tasse, ma che è difeso a spada tratta dal M5S.

PENSIONI
Sulle pensioni nel passaggio parlamentare si annuncia una battaglia aspra. Il Movimento Cinque Stelle difende a spada tratta Quota 100, il prepensionamento con 62 anni di età e 38 di contributi. Italia Viva di Renzi vorrebbe invece cancellare la norma guadagnando svariati miliardi di euro da destinare al taglio delle tasse. Quello che potrebbe maturare durante l’esame alle Camere della manovra di bilancio, è un compromesso che ridurrà le finestre d’uscita. Oggi i dipendenti privati devono già attendere tre mesi dalla domanda di pensionamento con Quota 100 per poter lasciare il lavoro (per i dipendenti pubblici il termine è di sei mesi). Le finestre potrebbero essere allungate in modo da recuperare almeno 500 milioni di euro di risorse.

CUNEO FISCALE
Il governo ha accantonato per il taglio del cuneo fiscale 3 miliardi di euro per il 2020 e 5 miliardi di euro per il 2021 e 2022. In che modo tagliare il costo del lavoro non è ancora stato deciso. Bisognerà attendere il confronto con i sindacati. Con le risorse disponibili, comunque, il taglio del cuneo potrebbe partire dal mese di maggio del prossimo anno. Una delle ipotesi per trovare una parte dei soldi necessari a ridurre il peso delle tasse nella manovra, sarebbe quello di far slittare almeno al mese di settembre la riduzione del costo del lavoro. Anche perché non è detto che i partiti trovino in tempi brevi un accordo su come utilizzare i soldi. Solo il Pd, al suo stesso interno, ha due progetti diversi: uno per gli incapienti (chi guadagna meno di 8 mila euro) e uno per i redditi tra 26 e 35 mila euro. I 5 Stelle puntano sul salario minimo.

BEVANDE
La sugar tax, la tassa che colpisce soprattutto le bevande zuccherate (che tra l’altro saranno soggette anche all’altro balzello: la plastic tax) farà entrare nelle casse dello Stato 234 milioni il prossimo anno, altri 262 milioni nel 2021, poi 256 milioni nel 2022 e 275 milioni a regime. I dati sono contenuti nella relazione tecnica che accompagna la legge di bilancio 2020, bollinata dalla Ragioneria generale sello Stato. Ma come gli altri balzelli della manovra, sono forti le pressioni, soprattutto dalla componente renziana della maggioranza di governo, per eliminare la tassa. Pd e Cinque Stelle invece, difendono maggiormente questa imposta, introdotta anche in altri paesi per ridurre il consumo di zucchero soprattutto dei bambini.

PAGAMENTI
Un capitolo delicato è anche quello che riguarda la spinta all’uso delle carte e i disincentivi all’uso del contante. Lo scontro è già stato molto duro prima che il decreto fiscale che accompagna la manovra arrivasse in Parlamento. La riduzione da tremila e duemila euro è stata così spostata a luglio del prossimo anno. I Cinque Stelle vorrebbero alleggerire anche le sanzioni per chi non si dota di Pos. C’è poi l’altra faccia della medaglia: i tre miliardi di euro appostati nella manovra e fortemente voluti dal premier Conte, per il cashback, la restituzione mensile di una percentuale della spesa effettuata con le carte di credito. Sempre i renziani vorrebbero “tagliare” questa dote per destinare le risorse alla riduzione delle micro tasse inserite nella manovra.

STATALI
Qualcuno aveva avuto il sospetto che i cento milioni di euro inseriti a sorpresa in bilancio per “allineare” le indennità di amministrazione tra i vari ministeri, fossero in realtà un modo per favorire soprattutto i dipendenti di Palazzo Chigi. Così, soprattutto per l’opposizione del sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, quella norma che avrebbe comportato per alcuni aumenti anche consistenti, era stata depennata. Ma di nuovo, e ancora a sorpresa, è rispuntato nel testo bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato, un fondo da 7 milioni di euro destinato proprio ai dipendenti della Presidenza. I Cinque Stelle hanno immediatamente promesso che “il favore” sarà cancellato in Parlamento.

AUTO
La tassa sulle auto aziendali non piace più a nessuno. Nemmeno a Laura Castelli, il vice ministro del Movimento Cinque Stelle che l’ha proposta per l’inserimento nella legge di bilancio. Anche i grillini, insomma, si sono convinti che il balzello che aumenta l’Irpef per i dipendenti che utilizzano un veicolo messo a disposizione dall’azienda può essere dannoso. Nell’ultima versione della manovra la tassa è già stata ammorbidita. Sono stati esclusi i veicoli elettrici ed ibridi (ma ce ne sono solo 4 mila in giro secondo la relazione tecnica del governo), ed è stata leggermente aumentata per le auto meno inquinanti, lasciando la stangatina solo su quelle più dannoese per l’ambiente. Ma il futuro della tassa sulle vetture aziendali è decisamente in bilico.
 

Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 08:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA