Manovra, inizia il valzer dei ritocchi. Autonomia, opzione donna e pensioni. Tutte le novità

Arriva la nuova bozza, lunedì parte l'iter in Parlamento. FI e Lega in pressing per rimettere mano al testo

Sabato 26 Novembre 2022 di Francesco Bechis
Manovra, inizia il valzer dei ritocchi. Autonomia, opzione donna e pensioni. Tutte le novità

La manovra è pronta al test del Parlamento. Lunedì la legge di bilancio licenziata dal governo Meloni atterrerà alla Camera per un primo esame in commissione. Di qui il via alle modifiche proposte dalla maggioranza e, in seconda battuta, dalle opposizioni. Intanto il testo cambia. E nella nuova bozza, che domani sarà consegnata alla Ragioneria generale dello Stato, spuntano novità

LA NUOVA BOZZA

E' il caso di un tetto Isee all'incremento del 50% dell'assegno unico per i nuclei famigliari con tre e più figli fissato a 40mila euro. Mentre il congedo parentale per le madri "lavoratrici" viene aumentato di un mese «fino al sesto anno di vita del bambino, nella misura dell'80% della retribuzione». Capitolo pensioni, torna invece Opzione Donna: sarà prorogata al 2023 la misura che permette alle donne lavoratrici di 58-59 anni di lasciare il lavoro con 35 anni di contributi, purché l'assegno sia calcolato interamente con il metodo contributivo. 

Restano alcuni articoli fantasma. Non c'è traccia, in questa versione provvisoria, della norma sugli extraprofitti delle aziende energetiche. Così come del "contributo di solidarietà" straordinario contro il caro-bollette. Lavori in corso al Mef, con un canale aperto tra Roma e Bruxelles. Nel frattempo però si allunga la lista di progetti finanziati. 

Un altro esempio? Un articolo sul "Ponte di Messina" inserito nel capitolo infrastrutture su richiesta del ministro Matteo Salvini. Nell'articolo 82 si legge che «al fine di sostenere i programmi di sviluppo e il rafforzamento patrimoniale della società, Rfi e Anas sono autorizzate, proporzionalmente alla quota di partecipazione, a sottoscrivere aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale, sino all'importo complessivamente non superiore a 50.000.000 euro».

AUTONOMIA E LEP

Mentre su un altro fronte, quello dell'autonomia, battaglia identitaria leghista che in queste settimane ha fatto discutere la maggioranza, arriva l'istituzione di una cabina di regia nazionale per definire entro un anno i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). E ancora, questa volta nel capitolo dedicato all'industria, lo stanziamento di 800 milioni di euro per il Fondo di garanzia delle Pmi fino a tutto il 2023 per sostenere le aziende colpite dagli effetti della guerra in Ucraina. Misura, questa, che resta però «in valutazione» secondo l'ultima bozza. 

LA ROADMAP

Fin qui i ritocchi del governo. Poi la palla passa al Parlamento. La roadmap? Serratissima: entro il 2 dicembre gli emendamenti dei gruppi. Dal 5 al 7 la segnalazione degli emendamenti, ovvero la selezione di quelli che saranno effettivamente presentati. Pochi, questa almeno è l'intenzione: 400, uno per parlamentare, secondo le stime del governo. Il voto a Montecitorio il 22-23 dicembre, dunque un passaggio blindato al Senato

E' qui che le forze politiche potranno rimettere mano alla legge. Cum juicio, si intende, se è vero che il margine di intervento previsto dal governo si limita a un "tesoretto" di poco più di un miliardo di euro per le proposte di maggioranza. A cui si aggiungono circa 200 milioni di euro per accogliere eventuali istanze dell'opposizionie, «purché non pretestuose».

IL VALZER IN MAGGIORANZA

Il valzer degli emendamenti in casa centrodestra è già partito. E l'esito resta incerto. Forza Italia preme per intervenire sulle pensioni minime, fissate a 570 euro. Molto meno di quanto promesso in campagna elettorale da Silvio Berlusconi: 1000 euro. C'è poco margine, fanno sapere però da FdI, anche solo per alzare la soglia fino a 600 euro come chiedono prime file del partito azzurro.

In casa Lega, invece, si preme per una manovra «più coraggiosa». La lista dei desiderata di Salvini è lunga, a sentire i suoi. Uno stralcio più esteso delle cartelle esattoriali, finora fissato alla soglia di 1000 euro. E la concretizzazione di tante promesse elettorali, dall'abolizione del Canone Rai alla flat tax fino a 100mila euro di cui, ad oggi, non c'è traccia nella prima manovra firmata Meloni.

Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 11:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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