M5S, 10 coinvolti nel caso rimborsi. Di Maio assicura: via chi ha tradito

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Caso rimborsi, fuga dal M5S:  10 nomi nella lista Ecco chi sono
Per Luigi Di Maio questa storia sarà un «boomerang» che si ritorcerà contro gli altri partiti. Ma intanto nel giorno in cui l'eurodeputato David Borrelli, esponente di primo piano del Movimento e dell'associazione Rousseau, lascia il M5S, le liste di Di Maio perdono pezzi. Cinque parlamentari uscenti, di cui quattro candidati sono fuori dal M5S. Bel problema se e quando verranno rieletti. Ma non ci sta, il giovane capo dei 5Stelle, a farsi inchiodare dagli altri leader sulla croce delle mancate restituzioni di qualche parlamentare del Movimento.


ELENCO
E in soccorso arriva anche Beppe Grillo, a Roma per qualche ora. Poi, al ritorno, registra un video: «In fondo - dice - abbiamo donato 23 invece di 24. Ma dovete capire che queste dieci, dodici persone, chi sono non lo so, hanno una malattia che si chiama Sindrome Compulsiva di Donazione Retroattiva ed io la conosco bene questa sindrome perché colpisce anche molti genovesi. Ci siamo rimasti male, voglio dire, anche io ci sono rimasto male, tanti attivisti ci sono rimasti male, vorrebbero andare sotto casa di questi e far casino, lasciate stare». Di Maio stamattina si recherà al Mef per chiedere un elenco più dettagliato dei versamenti. Ci sono cinque infedeli già ammessi dal M5S: Andrea Cecconi, Carlo Martelli, Maurizio Buccarella, Ivan Della Valle, Emanuele Cozzolino che annunciano di lasciare il M5S e altri cinque rivelati ieri sera dalle Iene. «La stragrande maggioranza è in regola», ricorda però Di Maio. Di prima mattina si presenta allo sportello bancario di Montecitorio in compagnia dell'inviato delle Iene e mostra le sue donazioni: in 5 anni 193.000 euro rimborsati e 177.000 da rinuncia a indennità da vicepresidente.

Ma gli autori dell'inchiesta a fine giornata parlano anche di Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Elisa Bulgarelli, Giulia Sarti e Barbara Lezzi che avrebbero «falsificato le restituzioni». E sarebbero solo «i primi nomi». In serata, però molti di loro, a partire da Massimiliano Bernini, che ha 334 mila euro di restituzioni fresche, annunciano querela. Mentre dal Mef frenano sulla pubblicazione dei tabulati perché deve espressamente esserci il consenso di tutti i coinvolti. Per chi ha «tradito» Di Maio conferma il pugno duro e prepara il modulo di rinuncia all'elezione, quello fatto firmare a Dessì: «Saranno cacciati» ripete. Provocando la corsa agli sportelli. Non tutti però sono stati richiamati a fornire le pezze d'appoggio: i controlli sarebbero stati richiesti solo per quelli sospetti. Tra questi c'è la senatrice Barbara Lezzi che si salva in corner: chiarisce che ha un solo bonifico non andato a buon fine «presumibilmente per carenza di fondi» e colmato con un nuovo versamento «che ho provveduto ad eseguire questa mattina». Così si giustifica anche la Benedetti. Bannati su Fb invece i primi tre parlamentari che non hanno saputo giustificare i loro ammanchi: se ne accorge il dem Michele Anzaldi: «Le pagine facebook di Cecconi, Martelli e Buccarella sono scomparse».
Si corre sommessamente ai ripari: «È evidente che al prossimo giro dovremo creare un fondo intermedio per fare un controllo ulteriore e per verificare l'entrata di questi fondi che restituiamo», annuncia Alessandro Di Battista a Di Martedì su La7.
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Martedì 13 Febbraio 2018, 13:27






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5 di 48 commenti presenti
2018-02-15 19:25:13
Come volevasi dimostrare. Come gli altri? No, peggio perche' fanno anche i (falsi) moralisti.
2018-02-14 18:07:45
Lo streamig.
2018-02-14 16:49:19
Sig. gazzettino16078 guardi che io sono un semplice, comune simpatizzante che ha stima e fiducia del M5S perché è composto, secondo me, da persone perbene. Riguardo a quello che mi chiede cerco di aiutarla come posso, con il buon senso. Il Fondo per le piccole e medie Imprese italiane del M5S è stato costituito ed è amministrato autonomamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. I Parlamentari e Consiglieri regionali si limitano solo a versare la quota del loro compenso senza conoscere i nominativi dei beneficiari per motivi di correttezza, riservatezza, di privacy. Il Fondo è come una Banca, un’Assicurazione: si conosce approssimativamente il numero dei correntisti, degli assicurati, ma non i loro nomi. Riguardo allo streaming ho letto che i Parlamentari hanno preso questa decisione perché non ritengono opportuno far conoscere agli altri Partiti in anticipo le loro strategie, le loro linee di azione. Mi pare un’iniziativa intelligente e di buon senso.
2018-02-14 16:28:52
enricosecondo,"poi metti Di Maio campano a capo del manipolo e hai voglia dove andare...." non parlare male del tuo compaesano
2018-02-14 15:22:29
certo che per sollevare un polverone mediatico su una questione cosi futile ( che abbiano rinunziato o meno a dei LORO compensi comunque legittimi, cosa che a PD PDL FLI LEGA eccc neanche passava per il cervello ) se la stanno facendo davvero sotto!!!!