LO SCENARIO

Letta verso congresso Pd: «Simbolo resti così, no X Factor sui nomi e donne capigruppo»

Giovedì 6 Ottobre 2022
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Bonaccini, candidatura felpata: non interviene e parla di congresso in tempi certi

Il presidente dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, non è intervenuto alla direzione del Pd. In base a quanto si apprende, il governatore ha condiviso la relazione del segretario Enrico Letta ma ha preferito non prendere la parola, anche perché alle 13.30 doveva rientrare nella sua regione per impegni istituzionali. «Oggi si decidono tempi e modi per fare il congresso del Partito democratico. Condivido il percorso proposto da Enrico Letta, col quale ci siamo confrontati nei giorni scorsi: un congresso vero in cui riaffermare e rigenerare l'identità del Pd». Lo dichiara il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, in merito alla direzione del Pd. «Lo faremo in tempi certi e ragionevoli, perché il Paese ha bisogno di un Governo ma anche di un'opposizione pienamente in campo. Partiamo oggi per discutere del progetto del Pd e dell'Italia. Non di alleanze di là da venire. Analizzare le ragioni della sconfitta è essenziale, ma con lo sguardo rivolto al presente e al futuro, perché è su questo che saremo misurati. Un congresso per discutere con le persone nella società, non nel chiuso di una stanza, perché la democrazia si nutre di partecipazione. E già il fatto che non si discuta più di nome e simbolo lo considero un passo avanti: i problemi che dobbiamo affrontare adesso sono di sostanza, non di forma».

Pd, il dopo-Letta: De Micheli unica candidata ufficiale, Schlein in calo (e il preferito resta Bonaccini)

Paola De Micheli conferma la candidatura alla guida del Pd

«Dovremmo essere un pò meno ipocriti, un congresso non è un concorso di bellezza, ci sono candidature in campo da tempo e le idee camminano sulle gambe delle persone. Si è candidata una donna e subito è uscito il titolo su X Factor». Lo ha detto Paola de Micheli, alla direzione Pd, al Nazareno. «Sul congresso per me va bene il percorso, ma qui voglio confermare la mia candidatura, che non è solitaria, senza paura di rompere le convenienze, credo nella contendibilità del Pd, credo che abbia le energie per cambiare. Qualcuno deve cominciare, qualcuno che non si offende né della misoginia maschile né femminile di chi la definisce una nana». «Mi indigna la discussione sullo scioglimento, la funzione del Pd non si è esaurita, anche la discussione sul cambio del nome non mi vede favorevole».

Draghi: sull'energia non si può agire in ordine sparso. Mattarella: Ue reagisca

«Dobbiamo lavorare insieme per affrontare la crisi energetica. Possiamo anche farlo in ordine sparso, ma perderemmo l'unità europea». È stato questo, a quanto si apprende, il ragionamento fatto dal premier Mario Draghi alla tavola rotonda dedicata al tema «Energia, Clima Economia», organizzata nell'ambito della Comunità politica europea. Alla tavola rotonda hanno partecipato - insieme all'Italia - Germania, Portogallo, Irlanda, Belgio, Bulgaria, Liechtenstein, Norvegia, Ucraina e Serbia. Durante gli scambi tra i leader sono state esposte le diverse soluzioni comuni proposte da buona parte dei Paesi europei. L'obiettivo è ripristinare una corretta dinamica di mercato e dei prezzi, tenendo così sotto controllo anche l'inflazione. Nel corso dei lavori, si apprende ancora, è stato evidenziato come grazie al contributo di alcuni Paesi non Ue, e alcuni Paesi appartenenti alla Comunità politica europea, si sia riusciti ad espandere rapidamente le fonti di approvvigionamento di gas naturale, accelerando la diversificazione dei mix energetico. Gli alti prezzi del gas stanno incidendo sul costo dell'energia per famiglie e imprese, e rappresentano un ostacolo alla competitività globale, è stato uno dei punti sottolineati alla tavola rotonda.

Da Malta, dal vertice Arrajolos, sull'energia arriva un messaggio identico anche dal Capo dello Stato Sergio Mattarella: «Di fronte a chi fa dell'energia uno strumento di pressione internazionale e di speculazione l'Unione europea è chiamata a reagire con senso di comunità e solidarietà». 

Salvini a Milano incontra Giorgetti e Fontana (ma non Moratti)

Nessun incontro pubblico per Matteo Salvini a Milano, nemmeno quello di questa sera a Saronno, in provincia di Varese, dove nella Sala "Aldo Moro" di via Santuario si terrà l'assemblea provinciale dei militanti del Carroccio. Nel capoluogo lombardo Salvini ha incontrato, secondo quanto si apprende, Giancarlo Giorgetti e Attilio Fontana. Un'occasione, probabilmente, per fare il punto sulle strategie del partito, tra il nuovo governo e le regionali del prossimo anno, dove oltre a Fontana, anche la vicepresidente della Regione Letizia Moratti ha ribadito la sua disponibilità a candidarsi e attende una risposta dal centrodestra. Con quest'ultima, sempre secondo quanto si apprende, non sono invece previsti incontri, almeno per oggi. In serata a Saronno, il leader della Lega sarà di nuovo con Giorgetti e Fontana per l'assemblea dei militanti insieme ad alcuni parlamentari del territorio. Un momento di confronto per analizzare i risultati elettorali, la situazione politica e le future strategie.

Bettini alla direzione Pd: errori in campagna elettorale

Goffredo Bettini, è intervenuto alla direzione del Pd, parlando della «sconfitta netta e dolorosa» registrata alle politiche, le cui «ragioni vanno cercate negli ultimi anni e non solo nell'ultimo periodo». Ma Bettini ha parlato anche degli «errori di impostazioni della campagna elettorale. Se c'era un'emergenza antifascista, questa avrebbe dovuto suggerir un'unità di tutti» per «fare argine». «Se invece non c'era questa emergenza, allora lo sbilanciamento verso Calenda, una delle due parti, non ci ha giovato. E siamo rimasti soli». «Cmq siamo al 19%, no a psicodrammi - ha aggiunto - Non si può pensare a nessuna cosa rossa, rosso-gialla, verde rossa....Dobbiamo, oltre a discutere delle alleanze, chiarire cosa vogliamo essere e rappresentare. Siamo critici del capitalismo o apologetici dello sviluppo? Siamo per un'Ue autonoma o atlantisti fino ad identificarci con l'amministrazione americana e la Nato?».

Energia, Italia e altri 3 paesi propongono price cap dinamico: cos'è

Un price cap dinamico, da applicare in uno scenario in cui non c'è assenza di forniture e c'è uno scambio di domanda e offerta di gas. Sarebbe, dunque, una forchetta di prezzo accettabile per il gas. È questo uno dei punti chiavi del 'non paper' - documento non ufficiale - firmato da Italia, Polonia, Grecia e Belgio, del quale l'ANSA ha preso visione. Sulla base del «corridoio dinamico: è possibile stabilire un valore centrale per questo corridoio e rivederlo regolarmente tenendo conto di parametri di riferimento esterni (ad esempio, i prezzi del greggi) e consentendo fluttuazioni (ad esempio del 5%) intorno al valore centrale all'interno del corridoio», si legge nella proposta. Il documento è stato fatto circolare in queste ore nelle istituzioni europee, è stato inviato alla Commissione e sarà tra le proposte oggetto di dibattito tra i Paesi membri. Nel documento si prevede che l'applicazione di questo «corridoio dinamico» al prezzo del gas abbia un «un valore centrale che rappresenterebbe un limite massimo che può essere posto a un hub di riferimento (come il Ttf) o può essere posto su più hub (Peg, Psv, Zee, per evitare l'arbitraggio), o meglio può coprire tutte le transazioni (sia in borsa che Otc)». Inoltre, si legge nel non paper, «sarebbero possibili fluttuazioni intorno al valore centrale per fornire segnali di prezzo per lo spostamento del gas attraverso gli Stati membri, nel caso in cui più hub raggiungano il tetto massimo». Un price cap al solo gas russo «non avrebbe un impatto positivo sui prezzi al consumo», ma avrebbe un «potenziale impatto negativo sulla sicurezza dell'approvvigionamento» e sarebbe «discriminatorio» rispetto ad esempio ad altre importazioni tramite gasdotti. Nel testo si ribadisce inoltre che il tetto massimo al prezzo limitato al gas russo «porrebbe sfide al mercato» (ad esempio, all'importatore sarebbe consentito di acquistare al limite massimo e rivendere a prezzi di scambio interni più elevati) e «dovrebbe essere adottato con la stessa legge prevista per le sanzioni». 

 

Energia: Calenda, la Germania ha sbagliato

Sul gas «la Germania ha sbagliato tragicamente rompendo la solidarietà che c'era stata per il Covid. Scholz porta su di se la responsabilità di una spaccatura con conseguenze gravissime. Se ci fosse stata Merkel non sarebbe successo». Lo dice Carlo Calenda di Azione a SkyTg24. «Sbagliatissimo Letta che a una settimana dal voto si è andato a far mettere la mano in testa da Scholz. La Germania si fa gli affari suoi, noi non dobbiamo avere complessi di inferiorità», conclude.

Tutto in discussione: primarie sì, primarie no

C'è chi non è disposto a rinunciare allo strumento delle primarie e chi invece le vorrebbe mandare in pensione. È scontro sulle primarie nel Pd. Dario Nardella è categorico, le salva: «Il nostro congresso non può essere un voto sull'alleanza col M5s, Iv o Azione». E aggiunge: «Non bisogna abbandonare il principio delle primarie come regola e non come eccezione». Dello stesso avviso è la vicesegretaria del Pd, Irene Tinagli, e pure il senatore Alessandro Alfieri, coordinatore di Base riformista: le primarie come strumento di partecipazione non si possono mettere in discussione. Walter Verini vuole celebrarle e festeggiarle: «Il 14 ottobre è l'anniversario delle primarie del Pd. Quel giorno tutti i

parlamentari, i dirigenti, i sindaci siano in 100 piazze per dire che la nostra opposizione si fa in Parlamento e nel Paese». 

Le primarie sono un meccanismo da superare, invece, per un altro vicesegretario nazionale: Beppe Provenzano. «Mettiamo in discussione tutto, anche le primarie per l'elezione di un gruppo dirigente» che fatte così alimentano il sistema correntizio. Per l'ex ministro Ceesare Damiano il segretario deve poter essere eletto dagli iscritti «perché le truppe cammellate sono una degenerazione che abbiamo visto», serve «ridare agli iscritti il potere di decidere».

Mattarella interviene sul caso delle proteste in Iran: la forza dei diritti è inarrestabile

«La forza dei valori europei a difesa dei diritti, della libertà e della democrazia è inarrestabile come dimostra la situazione in Iran. Dobbiamo pertanto dotarci di strumenti adeguati. È indispensabile una politica estera e di difesa comune dell'Unione». Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella nel suo intervento al vertice di Arrajolos che si sta svolgendo a Malta.

Letta: no X Factor sui nomi

Il congresso deve avere «tempi giusti, non deve essere né un X Factor sul miglior segretario da fare in 40 giorni, ma nemmeno un congresso che rinvia alle calende greche. Vorrei che il nuovo gruppo dirigente fosse in campo con l'inizio della nuova primavera. Abbiamo bisogno di partire da marzo con una scelta significativa». Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, nella relazione alla direzione del partito, in corso al Nazareno.

Letta: «Luna di miele fra Meloni e destra non sarà infinita»

«Chi pensa che ci sia una infinita luna di miele con la destra di Meloni non ha colto fino in fondo il deterioramento del quadro economico e sociale, le tensioni, le paure e le preoccupazioni, che necessitano tutt'altro che di un governo con profonda debolezza politica, che fa capolinea. Fanno più notizia i no che riceve piuttosto che la ressa per entrare al governo e già questo è chiaro e indicativo di una situazione in cui un governo che riceve dei no così significativi dimostra di per sé la sua difficoltà».

Letta: «Il 13 ottobre saremo davanti all'ambasciata dell'Iran»

«Propongo che il 13 ottobre, giorno del primo arresto avvenuto in Iran, noi siamo davanti all'ambasciata dell'Iran con un nostro presidio, ci saranno le prime votazioni dei presidenti di Camere e Senato, vorrei un presidio per dire con grande chiarezza che questi temi sono per noi irrinunciabili». 

Letta: «Un'unica forza politica ha vinto le elezioni: Fdi»

«Un'unica forza politica ha vinto le elezioni, Fdi, tutte le altre non le hanno vinte o le hanno perse. Un campo ha vinto perché è stato unito e l'altro, nonostante il nostro sforzo, non è stato unito. Questa è la spiegazione delle elezioni. Noi abbiamo profondamente lavorato per costruire il campo largo, ma la larga unità è stata impossibile, era l'unica condizione per vincere, ma abbiamo avuto interlocutori che non volevano andare insieme». Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, nella relazione alla direzione del partito, in corso al Nazareno. «Stavamo costruendo un progetto che stava diventando forte e importante» poi c'è stata la «brusca interruzione» con la caduta del governo.

Letta: «Saremo insieme ai sindacati, insieme alla Cgil: serve chiarezza sull'assalto fascista di un anno fa»

«Saremo insieme ai sindacati assieme alla Cgil a dire che non è possibile che quell'assalto neofascista che, un anno fa, ha fatto allora tanto scalpore non trovi ancora oggi delle conseguenze chiare, saremo la vigilanza rispetto a questi temi». Lo ha detto Enrico Letta parlando alla Direzione del Pd. 

Letta: «Un Congresso che non sia un referendum su Conte o Calenda»

«Dobbiamo fare un Congresso che non sia su nostro ombelico, non un referendum su Conte o Calenda. Non lo dico altre volte. Se qualcuno avesse in testa un referendum del genere la storia del Pd sarebbe già di declino». Lo ha detto Enrico Letta alla Direzione del Pd.

Enrico Letta alla Direzione del Pd che lancia il congresso: «Noi abbiamo avuto risultato elettorale migliore di tanti altri che fischiettando hanno fatto finta di niente, ma noi non ce lo possiamo permettere perchè il nostro è un progetto che ha senso se è grande e vive in una logica di espansione». «Quindi è giusto che si faccia una discussione senza sconti, non perchè il risultato è catastrofico, ma dobbiamo farlo ora perchè se non affrontiamo ora i nodi davanti a noi, quando le faremo le condizioni saranno peggiori», queste le premesse con le quali dalle 10 di stamattina il Partito democratico ha riunito la direzione nazionale per affrontare il post voto.

L'impegno che Letta prende da subito è che il Pd non farà mai più parte di un Governo di unità nazionale e che nel caso in cui il prossimo Esecutivo, che lui vede già «in difficoltà», dovesse cadere prima del tempo, si chiederà di tornare subito al voto.

«C'è sempre stata una fondamentale unità di intenti fra di noi ed è quello che chiedo di continuare ad avere. Abbiamo avuto un profondo lavoro di allargamento, di espansione che ha portato a una lista aperta. Un lavoro che avrebbe dovuto essere più lungo. Ma questo spirito di allargamento deve rimanere».

«Ringrazio quanti mi hanno chiesto un impegno di più lungo periodo ma lo riterrei un errore per voi e per il partito: ho iniziato la mia militanza politica da giovane, sono stato ministro nel '98 ed è giusto che il nostro partito metta in campo una classe dirigente più giovane in grado di sfidare il governo di Giorgia Meloni, una donna giovane». Questo è quello che succede in casa dem.

Intanto, ieri il premier Mario Draghi ha convocato la cabina di regia sul Pnrr. «Non ci sono ritardi nell'attuazione del piano», ha detto. La leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha invece parlato di ritardi evidenti e oggi ribadisce che «il governo scrive nella Nadef che entro la fine dell'anno noi spenderemo 21 miliardi dei 29,4 che avevamo, e quindi dobbiamo fare ancora meglio». 

Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 07:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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