Certificato dagli immigrati per il buono-libri, la sinistra: «È razzismo»

Lunedì 15 Ottobre 2018
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Scoppia la polemica sul regolamento della Regione Veneto che dispone che i figli degli immigrati che chiedono il buono-libri, il contributo regionale per i libri scolastici destinato alle famiglie non abbienti, debbano corredare la richiesta con un certificato, fornito dal Paese di provenienza, che attesti il non possesso di beni o di redditi nei Paesi d'origine. Se il Pd veneto si limita a chiedere una proroga per fare chiarezza sulla norma ed evitare sovraccarichi di lavoro ai Comuni, la sinistra parla apertamente di norma razzista e discriminatoria.

FASSINA (LeU): E' DISCRIMINAZIONE
Stefano Fassina, ex Pd, ora deputato di LeU, accusa: «Dopo l'odiosa discriminazione di Lodi per l'accesso alle mense scolastiche, arriva l'altrettanto odiosa discriminazione attuata dalla Regione Veneto per i contributi ai libri scolastici. Sono discriminazioni ammantate di legalità con la richiesta, oltre all'Isee, di dichiarazioni patrimoniali dal Paese di origine dei migranti extra-comunitari per accedere a servizi essenziali. È evidente la strumentalità, data l'impossibilità per chi è fuggito da condizioni di guerra, di Stati falliti o inadempienti di poter documentare alcunché. Oltre che inumano, il comportamento degli amministratori di Lodi e della Regione Veneto è stupido: soltanto l'integrazione, che passa innanzitutto e soprattutto, attraverso la scuola, porta a comunità solidali e sicure. È necessario un atto parlamentare per evitare inaccettabili discriminazioni verso bambini e ragazzi. Il Governo dei flussi migratori non si promuove con iniziative punitive di chi vive in Italia. La deterrenza è inaccettabile, in particolare bei confronti dei bambini».

ROTTA (Pd): FOGA RAZZISTA
«Dopo Lodi anche il Veneto è stato contagiato dalla foga razzista contro i bambini. C'è una odiosa gara a chi discrimina di più». Lo dichiara in una nota l'on. Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico. Secondo Rotta «chi richiede ai cittadini non comunitari per ottenere il contributo regionale sull'acquisto di testi scolastici, oltre alla certificazione Isee, un certificato sul possesso di immobili o di redditi all'estero, sceglie di disconoscere la situazione in cui versano le anagrafi e le strutture preposte alla certificazione patrimoniale degli stati di provenienza. Le istituzioni a guida leghista negano il diritto allo studio, vero elemento di integrazione. È in atto un accanimento inaccettabile che colpisce i bambini».
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