Totoministri governo Meloni: Tajani alla Difesa, Crosetto (o Belloni) agli Esteri, Panetta all'Economia. Nodo Viminale, rischia Salvini

Domenica 25 Settembre 2022 di Alberto Gentili
Meloni lavora al governo: vuole il Viminale per Fratelli d'Italia

E’ vero, Giorgia Meloni aveva detto prima del voto di avere «già pronta la lista dei ministri». Ma nonostante la larga vittoria che la lancia verso palazzo Chigi, prima donna a ricoprire il ruolo di premier, la presidente di Fratelli d’Italia non ha fretta. Vuole valutare a fondo i rapporti di forza con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, determinati a dire la loro sulla squadra. Soprattutto, intende capire quale sarà il destino del segretario leghista che in campagna elettorale si è mosso come una mina vagante. Ma ora, con la Lega in forte calo, vede la sua leadership barcollare.
Attesa e attendismo a parte, la promessa premier ha già in tasca una certezza, confermata da chi ha parlato con Sergio Mattarella: «Il capo dello Stato, se il centrodestra si presenterà alle consultazioni indicando il nome di Meloni e garantendo una salda maggioranza, incaricherà Meloni. Non farlo sarebbe una violazione della volontà popolare e della Costituzione».

Governo Meloni, il totoministri

Questo passaggio non avverrà subito. Prima, il 13 ottobre, dovrà riunirsi il Parlamento. Ed eleggere, il giorno stesso o quello successivo, i presidenti di Camera e Senato. Poi, quando saranno stati formati i gruppi parlamentari, Mattarella potrà avviare le consultazioni intorno al 20 ottobre.
Già in occasione dell’elezione dei successori di Elisabetta Casellati e di Roberto Fico si verificheranno compattezza e armonia della maggioranza di centrodestra: con Meloni a palazzo Chigi, una presidenza delle Camere andrà alla Lega e l’altra a Forza Italia.


Pur duramente ridimensionato dalle urne, Silvio Berlusconi nelle ultime ore ha confermato di essere «molto interessato» a presiedere il Senato. Una sorta di rivincita, per lui che ne fu espulso. In questo caso a guidare la Camera potrebbe andare il leghista Giancarlo Giorgetti, in corsa anche per il ministero dello Sviluppo economico. Schema alternativo e più probabile: Roberto Calderoli (Lega) a palazzo Madama e a Montecitorio il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, anche lui però indicato come pretendente di un dicastero: la Difesa.


Le scelte condivise

Di certo, nel formare il governo, Meloni starà bene attenta al galateo istituzionale. Traduzione: Esteri, Difesa, Economia, Interni, Giustizia e il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio saranno decisi d’intesa con Mattarella.

Perché su Esteri e Difesa sono in gioco gli equilibri e la collocazione geopolitica dell’Italia nel quadro dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica. «Soprattutto in una fase delicata come la guerra in Ucraina», osserva un meloniano doc. Perché sull’Economia sono puntati i fari della Commissione Ue e dei mercati finanziari. Perché sugli Interni, con l’annosa questione di sbarchi e migranti, «non vogliamo avere attriti con Bruxelles». E perché sulla Giustizia, Mattarella, che è anche presidente del Csm, «non vorrà ritrovarsi un ministro urticante».

 


Così, per gli Esteri, il nome più accreditato è quello di Guido Crosetto (consigliere di Giorgia e co-fondatore di FdI) o in alternativa quello della direttrice del Dis, Elisabetta Belloni, ex segretaria generale della Farnesina. All’Economia Meloni, che ha detto di puntare su «una figura molto seria che sappia tenere i conti in ordine e avere una visione strategica per la crescita», vorrebbe Fabio Panetta ora nel board della Bce. «Lui resiste, vuole vedere il profilo del governo prima di decidere. Ma se glielo chiedesse Mattarella, come farebbe a non accettare?», domanda un altro esponente di peso di FdI.


Per la Difesa c’è l’ipotesi di un tecnico, di Tajani o di Adolfo Urso (FdI), presidente uscente del Comitato parlamentare sui Servizi. Per la Giustizia è dato forte l’ex magistrato Carlo Nordio (FdI), oppure la leghista Giulia Bongiorno. Infine, per il delicato ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, si fanno i nomi di Crosetto (se non andasse agli Esteri) e di Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma di FdI.


Il nodo Viminale

Gli Interni meritano un capitolo a parte. Salvini vuole andarci a tutti i costi: «Non vedo l’ora di fermare di nuovo gli sbarchi», ha detto giovedì sul palco di piazza del Popolo. Ma, a parte il fatto che Meloni è intenzionata a tenere per il suo partito la delega della «sicurezza nazionale», l’eventuale ritorno del leader leghista al Viminale appare improbabile per due ragioni. La prima: Salvini è sotto processo per l’inchiesta Open Arms ed è difficile la nomina di un indagato per sequestro di persona. La seconda: con gli occhi dell’Ue puntati addosso, Meloni non intende allarmare ulteriormente la Commissione. Così, avanza l’ipotesi di nominare ministro dell’Interno il prefetto (candidato con FdI) Giuseppe Pecoraro. Oppure, per provare a disinnescare Salvini, Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto del leader leghista. In più, per «accontentare Salvini se prima non sarà stato messo da parte dai suoi...», dice un’altra fonte di rango di FdI, marcia l’ipotesi di dare alla Lega lo Sviluppo economico con Giorgetti (se non va alla Camera), il Turismo con Gian Marco Centinaio e, forse, la Giustizia con Bongiorno. Ma essendoci Nordio in pista, questa opzione viene definita «improbabile».


Il puzzle del governo, visto il tempo a disposizione, è comunque ancora tutto da assemblare. E sarà oggetto di una trattativa al coltello tra gli alleati. Ma qualcos’altro filtra. Per Trasporti e infrastrutture si fa il nome di Francesco Lollobrigida (FdI), per l’Agricoltura c’è Ettore Prandini, presidente della Coldiretti. Per il Lavoro si parla del sociologo e politologo Luca Ricolfi. Per gli Affari europei di Raffaele Fitto (FdI), per le Riforme di Marcello Pera, per l’Innovazione digitale del ministro uscente Roberto Cingolani (che lascerebbe la Transizione ecologica), per i rapporti con il Parlamento o la Cultura di Fabio Rampelli (FdI) e per il Sud dell’ex governatore siciliano Nello Musumeci (FdI). Con un avvertimento di metodo lanciato da Meloni alla vigilia del voto: «Visto che avremo i riflettori puntati addosso e non potremo permetterci errori, cercherò di prendere come ministri i migliori di ogni settore».

Ultimo aggiornamento: 27 Settembre, 10:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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