Fisco, casa e pensioni: la Ue bacchetta l’Italia. Patto di stabilità rinviato al 2024

«Giù il prelievo sulle retribuzioni e aggiornamento dei valori catastali». Gentiloni: «La sospensione delle regole non vuol dire sì ad una spesa illimitata»

Martedì 24 Maggio 2022 di Gabriele Rosana
Fisco, casa e pensioni: la Ue bacchetta l Italia. Patto di stabilità rinviato al 2024

L’Europa ferma per un altro anno il Patto di stabilità, ma intanto bacchetta l’Italia sui conti pubblici e la invita a «seguire una politica di bilancio prudente» e a tenere sotto controllo la spesa corrente. Il nostro Paese «continua a presentare squilibri eccessivi», ma per adesso non rischia una procedura d’infrazione per il troppo deficit. Attenzione, però, mette in guardia Bruxelles: lo stop alla disciplina di bilancio «non significa un liberi tutti», ha precisato il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis, né «un ritorno a una spesa illimitata», ha fatto eco il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, presentando ieri le pagelle e le raccomandazioni per i Ventisette contenute nel pacchetto di primavera del semestre europeo, lo strumento di coordinamento delle politiche economiche Ue. L’Italia è ancora una volta, in compagnia di Grecia e Cipro, tra gli ultimi della classe e veste la maglia nera di Stato ad alto debito. Per questo la Commissione è convinta che «serve un’attuazione rapida e corretta» del Recovery Plan italiano per sostenere gli investimenti e le riforme, «in linea con le tappe e gli obiettivi» concordati con Bruxelles.

 

 

Il precedente greco

Le vulnerabilità identificate dalla Commissione riguardano in particolare «l’elevato debito pubblico e la crescita a rilento della produttività». Ecco allora prendere forma le raccomandazioni indirizzate all’Italia, che già alla vigilia avevano infiammato le tensioni nella maggioranza: l’esecutivo «dovrà assicurare una politica di bilancio prudente, in particolare limitando la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale». Per farlo dovrà «tagliare le tasse sul lavoro, dare esecuzione in modo appropriato alla legge delega sulla riforma fiscale, rivedendo in particolare le aliquote marginali effettive dell’Irpef» e procedere con la riforma del catasto. Senza riferimenti alle sferzate di Matteo Salvini e della Lega, Gentiloni ha però voluto sottolineare che «l’Ue non vuole massacrare nessuno di tasse. Aggiornare i valori catastali non rappresenta una richiesta di aumento delle tasse sulla casa, ma una necessità per l’Italia di cui il governo è pienamente consapevole». La via da seguire può essere quella già sperimentata con successo dalla Grecia, hanno fatto notare in giornata fonti Ue: Atene ha infatti rivisto i valori catastali senza aumentare le entrate complessive, abbassando semmai le relative aliquote. L’Italia, prosegue la lista predisposta dall’esecutivo Ue, deve espandere i suoi investimenti per transizione ecologica e sicurezza energetica, nel quadro del piano Ue per diventare autonomi dalle forniture di Mosca: Roma deve «ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e diversificare le sue importazioni, superando le strozzature per aumentare la capacità di distribuzione del gas nel Paese, sviluppando le interconnessioni elettriche e accelerando sulle rinnovabili». 

 

 

Braccio di ferro

Sul fronte Patto, il braccio di ferro non è mancato, ma a determinare per il secondo anno consecutivo il congelamento delle regole fiscali Ue sono le incertezze dovute alla guerra in Ucraina che, insieme all’inflazione record trainata dai costi dell’energia, ha affossato le prospettive di ripresa, come certificato una settimana fa dalle previsioni economiche di primavera che hanno tagliato le stime di crescita nel 2022 dal 4% al 2,7%. «Si tratta della stessa clausola attivata all’inizio della pandemia, ma nel 2020 avevamo di fronte una situazione drammatica e sconosciuta», ha spiegato Gentiloni. «Adesso, invece, abbiamo bisogno di passare da un supporto generalizzato a uno più mirato, fatto di prudenza fiscale». Bruxelles continuerà a monitorare la salute dei conti pubblici e tiene le mani libere: il prossimo anno si riserva di aprire procedure di infrazione «tenendo in considerazione il rispetto delle raccomandazioni per Paese». Parole pesate per rassicurare gli Stati fautori del rigore, mentre i governi si preparano alla battaglia per la riforma del Patto, nella seconda metà dell’anno. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 12:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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