Family day, il prete del rifiuto alla De Girolamo: «Non può fare la madrina. È la legge»

Sabato 30 Gennaio 2016 di Gigi Di Fiore
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La «Madonna col bambino» dipinta da Francesco Capobianco sovrasta l'altare maggiore. È lì da più di due secoli e fissa, immobile come la fede cattolica e i canoni del codice della Chiesa, chi è seduto sulle panche e si prepara ad assistere alla celebrazione delle sei di sera. Qui, nella parrocchia di Santa Maria della Verità, domani sarà battezzata la nipote di Nunzia De Girolamo. Distrutta da due terremoti, ricostruita nel 1779, non molto distante dal centro storico, la chiesa ha l'ingresso semplice e il sorriso gioviale del giovane parroco don Marco Capaldo, che è qui da appena undici mesi ma da cinque è segretario particolare dell'arcivescovo Andrea Mugione. Nel suo ufficio in sacrestia, il parroco all'inizio si schermisce: «No, non faccio commenti, anche perchè l'onorevole si è rivolta da chi è certamente molto più in alto di me».

L'accenno è all'iniziativa che ha fatto diventare pubblica una vicenda che appariva privata: il divieto per l'onorevole di Forza Italia, Nunzia De Girolamo, a fare da madrina alla figlia della sua ultima e più giovane sorella. La lettera aperta della parlamentare, rivolta a papa Francesco e pubblicata sul Mattino, esprimeva rammarico: «Il diniego mi ha fatto molto male, molto più di quando, qualche anno fa, sempre un parroco del beneventano, mi vietò di fare da madrina alla figlia di un mio collaboratore». 

Il peccato originale per la Chiesa è il matrimonio non religioso, ma solo civile, della De Girolamo con Francesco Boccia, presidente del Pd alla commissione Bilancio. Matrimonio che suscito curiosità sul piano politico (lei esponente di Forza Italia, lui del Pd: un'unione «bipartisan») celebrato il 23 dicembre 2011 al Comune di Sassano, in provincia di Salerno, dinanzi al sindaco Tommaso Pellegrino, amico dei due sposi, che suggellò con il codice civile due anni e mezzo di amore e fidanzamento. Al matrimonio è seguita la nascita, sei mesi dopo, di Gea, la figlia della coppia. Vicende private, terreno impervio per giornali di gossip. E di fatto il matrimonio fu scoop di Dagospia e oggi la De Girolamo, che è tornata a Benevento per il fine settimana, ricorda: «Volemmo evitare clamori e cerimonie, che sarebbero seguiti a una celebrazione in chiesa, così ci sposammo solo al Comune e in una cittadina piccola».Niente matrimonio in chiesa, niente possibilità di fare da madrina di battesimo: un canone su cui Nunzia De Girolamo incappò già tre anni fa, quando le fu chiesto di battezzare la figlia di Luigi Barone, suo collaboratore ed ex direttore di «Sannio quotidiano».

Già testimone alle nozze di Barone, l'onorevole De Girolamo avrebbe dovuto presenziare a Ceppaloni anche al battesimo della figlia. Ma il parroco don Renato Trapani le disse no, opponendo l'ostacolo del matrimonio civile. E il battesimo si spostò in un'altra parrocchia di Ceppaloni: quella di San Giovanni Battista. I giornali parlarono di un'autocertificazione, che consentì a Nunzia De Girolamo di aggirare l'ostacolo. Ma l'indiscrezione scatenò l'ira del secondo parroco interessato, Jean Marie Robert Esposito Mazayino, che la smentì: «La piccola battezzata è mia parrocchiana, spettava a me la celebrazione e non ad altri. Sono parroco a San Giovanni Battista da 13 anni. È falso che la signora De Girolamo mi abbia consegnato un certificato in cui dichiarava di essere nubile. La signora è invece arrivata con la famiglia in chiesa e ha seguito, accanto ai genitori e alla zia, la celebrazione». Seguirono piccole frizioni tra i due sacerdoti protagonisti della vicenda, riportate dai giornali: don Renato, autore del primo no, avrebbe avallato la versione dell'autocertificazione con strada spianata alla madrina; don Jean Marie Robert lo smentì. Tre anni dopo c'è il bis. Stavolta in famiglia. La sorella di Nunzia De Girolamo, mamma della piccola da battezzare, non vuole fare commenti. L'onorevole invece se l'è presa e ne fa un caso di coscienza religiosa e di diritti violati alla vigilia del family day. Dice: «Mio marito ebbe il permesso a Bisceglie di fare da padrino di battesimo. Per me c'è il rifiuto, forse perchè non sono neanche cresimata. Penso, però, che la Chiesa si allontani dalla sua missione di essere Madre che perdona e accoglie. Per questo, mi sono rivolta a papa Francesco, che ha mostrato apertura verso le coppie che si sono risposate dopo il divorzio».

Don Marco Capaldo è stupito dell'iniziativa dell'onorevole De Girolamo. Ma, dopo l'iniziale ritrosia, ne parla tranquillo: «Tutto è avvenuto con serenità, con un colloquio in parrocchia dove la mamma della piccola ha riconosciuto la fondatezza canonica del no. Basta guardare il canone sul battesimo, per capire. Vedo la lettera come lo sfogo di una figlia verso la Madre Chiesa. Ma per la Chiesa una figlia resta figlia, nel rispetto delle regole. I genitori della piccola, che vivono fuori Benevento, hanno scelto questa parrocchia e naturalmente non può che farmi piacere». Domani si terrà il battesimo della piccola nipote di Nunzia De Girolamo. Proprio nella chiesa settecentesca con i quadri di Capobianco. Un diacono indica i canoni contestati: 874 e 1255. Snocciola soprattutto una frase: il padrino o la madrina deve condurre «una vita conforme alla fede». Nelle indicazioni fornite dalla Curia è previsto anche il divieto a chi è sposato solo al Comune, considerato un «concubino». Piaccia o no, è il codice canonico. 

 

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