Dpcm, lo scontro e la poca voglia dei governatori di intestarsi misure sgradevoli

Domenica 18 Ottobre 2020 di Marco Conti
Dpcm, lo scontro e la poco voglia dei governatori di intestarsi misure sgradevoli

L’ennesima riunione dei presidenti di regione con il governo, e i ministri Speranza e Boccia, segnerà il nuovo Dpcm serale che conterrà nuove misure anti-pandemia. Il governo, anche in occasione della prima ondata, ha sempre cercato di evitare fughe in avanti e di organizzare una risposta nazionale al dilagare del virus pur lasciando ai “governatori” la possibilità di inasprire alcuni provvedimenti.

Il problema è che, a parte il presidente della Campania che ha chiuso le scuole dalla sera alla mattina e sino a fine mese, la maggior parte dei colleghi di Vincenzo De Luca non ha la voglia o  il coraggio di intestarsi misure che inevitabilmente scontentano singole categorie. 

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La regione Lombardia, malgrado il picco di contagi, si muove cercando provvedimenti nazionali, perché il suo presidente Attilio Fontana, non ha la forza di assumere iniziative, se non quelle che chiudono la movida nei Navigli, malgrado i consigli del Cts che dovrebbero portare, ma in Lombardia e non in tutta Italia, all’evocato coprifuoco.

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Ieri sera il presidente del Piemonte, appena finita la riunione della Conferenza Stato-Regioni, ha voluto far sapere con apposito comunicato che Alberto Cirio è contrario alla chiusura anticipata di bar e ristoranti.

Nel Lazio il presidente Zingaretti ha riposto qualche giorno fa l’annunciata ordinanza e attende il Dpcm spingendo perché non sia troppo light.

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E così la risposta alla seconda ondata rischia di avvitarsi in mille particolarismi e in una caccia al consenso che, dopo il Dpcm, investirà anche i sindaci - specie delle grandi città - che verranno richiamati a riorganizzare le scuole e il trasporto pubblico. 

Regioni e Comuni insieme per fare ora ciò che, molto probabilmente, si sarebbe dovuto fare qualche mese fa. 

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Ultimo aggiornamento: 11:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA