Di Maio contro "il rivale" Di Battista: vuole le elezioni per trovarsi un lavoro

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Di Maio contro "il rivale" Di Battista: vuole le elezioni per trovarsi un lavoro

di Mario Ajello

«Alessandro deve crescere», questo è il mood di Di Maio. Il quale è subissato di ricostruzioni cattiviste, da parte del corpaccione 5 stelle che ama sempre meno Di Battista, secondo cui il neo-protagonismo del Dibba mirerebbe a questo scopo: «Far precipitare la situazione vero le urne e poi giocarsela, senza più Di Maio, fra lui e Salvini». Il Capitano si prenderebbe così l'Italia, e l'Invettivista si prenderebbe il Movimento 5Stelle. L'attuale leader stellato tende a minimizzare, ma neanche tanto, il comportamento del rivale interno, dell'ex «amico», dell'«ex «fratello»: «E' rimasto un ragazzo, deve crescere, deve decidere ancora che cosa fare nella vita: il politico o lo scrittore?».

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ESAGERATO
Ma non c'è soltanto questo nell'umore di Di Maio. Qualche retropensiero lo fa anche lui. E l'ira di Luigi - non è «un po' arrabbiato», come ha detto Dibba in tivvù, ma lo è tanto - ieri era irrefrenabile. Non ha cercato il rivale per i chiarimenti, né Di Battista ha cercato lui e i due si vedranno oggi o domani ma hanno cominciato a non capirsi più. A chi gli consigliava di evitare il post incendiario contro il collega autore del pamphlet «Politicamente corretto» («Non l'ho letto e comunque di opinionisti ne abbiamo già tanti mentre abbiamo bisogno di gente che lavora»), il vicepremier ha obiettato: «Stavolta Alessandro sta esagerando». Ed è passato al contrattacco. Dietro il post di Luigi c'è il sospetto degli amici di Di Maio che Di Battista, restato a corto di contratti editoriali dopo il fallimento di quello per i reportage dall'India, spinga perché si voti a settembre in modo «da trovare un lavoro», rientrando in Parlamento. E magari come leader al posto di Luigi. «Non è sospetta - così si ragiona ai vertici di M5S - questa escalation polemica, da destabilizzatore del governo, da parte di Di Battista proprio in questi giorni?». Non ci sarebbe, per il presunto anti-Salvini, soltanto la necessità di tirare la volata pubblicitaria al suo libello. Ma anche quella di far precipitare tutto prima del 20 luglio, ultima finestra utile per andare al voto dopo l'estate. «Quando se n'è uscito - è lo sfogo dalle parti di Di Maio - dicendo, senza avvertirci, che il divieto di andare oltre i due mandati parlamentari sarebbe stato abolito, voleva mandare un messaggio a tutti i nostri che hanno paura delle urne perché temono di non tornare in Parlamento. Dicendo loro: non preoccupatevi si possono fare anche altri mandati, sbaracchiamo la legislatura». Questo dà l'idea del clima che si respira nelle stanze del potere pentastellato. Dove, a questo punto, la speranza - ma un po' tenue - è che sia Salvini a frenare verso l'epilogo delle urne. Ma Di Maio diffida anche di lui e teme la possibile morsa tra i due «nemicissimi», Ale e Matteo, che marciano divisi per colpire uniti: stritolando Luigi. Per non dire di Casaleggio che a sua volta - nonostante abbia evitato d'intervistare il Dibba sul palco di Catania, dandogli un'investitura di fatto - potrebbe preferire una nuova leadership del movimento rispetto a quella che c'è ed è ammaccata. Però il governismo di Di Maio funge da rassicurazione per tutti quelli che hanno vinto il posto da onorevoli con il 33 per cento ma con i voti dimezzati di M5S al prossimo giro nelle Camere non tornerebbero mai.

IL POMPIERE
Di fatto, la rottura Di Maio-Dibba è clamorosa e difficilmente componibile. Anche se l'ex deputato ci prova: «Non capisco l'ira di Luigi. Non sto dicendo che voglio votare, anzi ho stanato Salvini nella sua operazione per andare a votare». Così spiega dopo essere stato in tivvù da Lucia Annunziata. Ma anche lì, il Dibba versione pompiere non ha sciolto il dilemma su che cosa vuole fare da grande: lo scrittore (due volte nell'intervista si è definito così) o il politico? «Alessandro deve decidersi», si osserva nella war room di Di Maio: «Non può creare altro caos in una situazione già di suo molto caotica».
Ai vertici M5S viene respinta la scuola di pensiero alla Dibba per cui Di Maio sarebbe troppo subalterno a Salvini il fantuttone. La strategia del capo stellato sarebbe viceversa quella di lasciare spazio al leghista e vedere che cosa sa fare ma soprattutto che cosa non sa fare. «Lealtà vorrebbe - dicono gli amici di Di Maio - che Di Battista non si mettesse di traverso».
 
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Lunedì 24 Giugno 2019, 07:57






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