Ddl Zan, Salvini: «Pd irragionevole, preferisce far saltare tutto»

Giovedì 8 Luglio 2021 di Barbara Jerkov
Ddl Zan, Salvini: «Pd irragionevole, preferisce far saltare tutto»

Legge Zan, alla fine si andrà in aula al Senato senza intesa. Siete riusciti, grazie all'assist di Italia viva, a silurare la riforma, come accusa il Pd, onorevole Salvini?
«Premessa: la Lega lavora giorno e notte per dare risposte agli italiani su taglio delle tasse e creazione di lavoro, altri da mesi si occupano solo di ius soli e ddl Zan. Ognuno ha le sue priorità, per carità. Detto questo, io gli aumenti di pena per chi discrimina, offende o aggredisce due ragazzi o due ragazze che si amano le approverei oggi stesso. Letta e il Pd invece insistono con l'ideologia, non ascoltando nemmeno gli inviti al dialogo della Santa Sede: la responsabilità dell'eventuale bocciatura della legge è tutta della sinistra. La Santa Sede, molte associazioni di lesbiche e di femministe, realtà gay, tutto il centrodestra, Italia Viva e parecchi parlamentari di sinistra, tutti invitano al dialogo. Ma Pd e 5Stelle non sentono ragioni, piuttosto che una nuova legge preferiscono buttare tutto a mare. È incredibile e irragionevole».

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I Ferragnez non l'hanno presa bene: i big social sono un soggetto politico con cui tocca fare i conti...
«Avevano duramente criticato anche Regione Lombardia, salvo poi riconoscere l'efficacia dell'organizzazione per i vaccini. Sono sicuro che, se troveranno il tempo di approfondire la materia, capiranno le ragioni degli altri. Noi vogliamo difendere il diritto all'amore di chiunque, senza però intervenire a gamba tesa nelle scuole con teorie gender o simili, senza inventare nuovi reati a carico di chi difende la famiglia come riconosciuta dalla Costituzione».


I sostenitori della legge dicono che in realtà la Lega l'ha sempre sabotata, che la vostra promessa di mediazione è solo di facciata. Cosa risponde?
«La Lega è al governo per risolvere i problemi, non per crearli. Abbiamo chiesto e ottenuto il rinvio delle cartelle esattoriali di Equitalia, la cancellazione dell'Imu per 100mila famiglie con le case occupate da altri, la conferma della flat tax per le partite Iva fino a 65.000 euro, lo stop a tasse su risparmi e conti correnti. Tutto frutto di lavoro e mediazione, come vorremmo fare con la legge Zan. Ripeto, se Letta non si fida della Lega, penso si debba almeno fidare della richiesta di dialogo arrivata dal Santo Padre».


Sta di fatto che i vostri alleati in Europa, penso all'Ungheria di Orban con cui avete appena firmato una Carta dei valori, sui diritti degli omosessuali sono decisamente sul fronte del no. Come potete stare - per dirla con Letta - con Orban in Europa e con Draghi e i diritti in Italia?
«Io sono pagato per risolvere i problemi degli Italiani, non per occuparmi delle scelte del governo tedesco o ungherese. Peraltro ricordo che Orban ha votato Ursula von der Leyen presidente della Commissione insieme a Pd e 5Stelle, con la Lega invece contraria, e che faceva parte dei Popolari fino a pochi mesi fa, governando in Europa con i socialisti. Letta mi pare abbia un'ossessione per me e per la Lega, non è questo di cui Draghi e l'Italia hanno bisogno. Lavoriamo per unire, non per dividere».


Con Renzi è l'ennesima volta che vi trovate in sintonia, da ancor prima della nascita del governo Draghi. Cosa vi lega, a parte l'evidente insofferenza per il Pd?
«In realtà Renzi non lo sento da tempo, ma se il lavoro di entrambi ha permesso all'Italia di superare i disastri di Conte, Arcuri, Azzolina e Bonafede, va bene così».


Se lo immagina, in futuro, un governo del centrodestra allargato a Italia viva?
«No, immagino solo un governo di centrodestra finalmente e liberamente scelto dai cittadini».


Renzi ha già detto che sull'elezione del nuovo Capo dello Stato sarà logico confrontarsi con il centrodestra: anche per lei Iv sarà un interlocutore privilegiato?
«Tutti saranno interlocutori, perché il capo dello Stato dev'essere un arbitro di garanzia per tutti, non un uomo di parte scelto nella sede del Pd come qualcuno vorrebbe».


Il candidato del centrodestra sarà Berlusconi?
«Ne parleremo a febbraio 2022, oggi ogni mia energia è dedicata ai temi del lavoro, al futuro dei giovani, al corretto utilizzo dei fondi europei, al rilancio di Roma e di Milano che sono drammaticamente crollate nelle classifiche italiane dei servizi e della qualità della vita.
Berlusconi è stato, è e sarà un grandissimo, un numero uno, e ha tutta la mia stima, ma è prematuro parlarne ora, sarebbe anche irrispettoso nei confronti del presidente Mattarella e del premier Draghi».


A proposito di centrodestra: come mai tante difficoltà a trovare i candidati per le grandi città? E, soprattutto, come mai per Roma e Milano anziché puntare su personalità di spicco avete scelto nomi, come dire, non proprio notissimi?
«I nomi famosi, ex ministri o ex sindaci disastrosi, li lasciamo ad altri. Noi abbiamo scelti avvocati e imprenditori, medici e magistrati, commercianti e uomini di cultura. Soprattutto, il centrodestra a guida Lega correrà compatto e unito in tutta Italia, mentre a Roma e in tutte le altre città la sinistra si è divisa in due, in tre o perfino in quattro. Ieri con Matone siamo stati a Boccea e ai Colli Portuensi, dove i cittadini convivono col degrado, insicurezza e sporcizia: per questi cittadini, la Lega c'è. Mi faccia dire anche che la Lega presenterà a breve una proposta di legge per aumentare poteri, stipendi e tutele legali per i sindaci, di Comuni grandi e piccoli, che oggi lavorano e rischiano tanto ma guadagnano troppo poco rispetto ad altri politici».


Ieri proprio i sindaci sono scesi in piazza per dire basta a norme che legano loro le mani. In teoria tutte le forze politiche, o quasi, sono d'accordo a riscrivere l'abuso d'ufficio, in pratica siamo sempre al punto di partenza. Cambierà mai questa norma?
«Hanno ragione, e infatti uno dei referendum della giustizia propone l'abrogazione del decreto Severino che prevede la decadenza dei sindaci in caso di condanna di primo grado. Una follia. L'attuale formulazione dell'abuso d'ufficio è una follia, anche Raffaele Cantone aveva parlato di norma che non funziona. Pd e 5Stelle hanno sempre frenato, spero che ora i tempi siano maturi per un cambiamento».


Riforme: il caos M5S sta creando già difficoltà al governo. La riforma della giustizia rischia di slittare?
«Spero di no, nel frattempo siamo impegnati a raccogliere firme per i referendum sulla Giustizia Giusta che potranno aiutare la volontà di riforme del ministro Cartabia e del governo Draghi. Dove altri litigano e dividono, la Lega cerca di risolvere e unire».


Lei sta puntando molto sui referendum sulla giustizia ma nessuno dei suoi alleati del centrosinistra li sta firmando, o sbaglio? E' diventata una battaglia di destra?
«Non è una battaglia di parte, ma è una battaglia di civiltà e democrazia, sostenuta da cittadini di ogni idea politica, di ogni professione, di città, idee e culture diverse, uniti dall'amore per gli ideali di giustizia e libertà. Anche in questo caso purtroppo Letta si dimostra lontano dalla realtà e dal suo stesso elettorato. Ringrazio i tanti cittadini di centrosinistra che ci stanno dando una mano, compresi alcuni nomi famosi come Staino».


Un'ultima domanda presidente: ci andrà alla finale di Wembley a tifare Italia?
«No, la partita preferisco guardarmela a casa a Roma ed essere domenica, dalla mattina al pomeriggio, a incontrare i cittadini a Ladispoli, Fregene e Ostia. E spero che al più presto possano riaprire, in sicurezza e con buon senso, anche i locali per giovani e le discoteche: perché punire ancora i giovani, dopo un anno di chiusure?».

Ultimo aggiornamento: 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA