Caos Csm, il governo: «Subito la riforma». Bonafede al Quirinale

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Caos Csm, il governo: «Subito la riforma». Bonafede al Quirinale

di Simone Canettieri

ROMA L'intervento sarà veloce: nel tavolo sulla giustizia del governo gialloverde entra anche la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Si inizierà con l'estrazione a sorte di tutti i membri (laici e togati) di Palazzo dei Marescialli. L'inchiesta di questi ultimi giorni, da cui sono emerse le trame per la nomina del nuovo procuratore di Roma, sembra aver accelerato le intenzioni del governo, pronto a inserire il primo segnale di svolta sul Csm all'interno del pacchetto sul nuovo codice penale. Un nodo che l'esecutivo dovrà sciogliere entro l'anno, visto che dal 1° gennaio entrerà in vigore la riforma della prescrizione. Su questo punto concordano Lega e M5S. Il progetto è stato presentato dal Guardasigilli Alfonso Bonafede al presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante un colloquio di 30 minuti al Colle ieri pomeriggio. «Serve una reazione, un piano di riforme, su cui le istituzioni siano compatte», ha detto ministro della Giustizia al Capo dello Stato, esprimendogli anche la sua «preoccupazione» per la bufera che si è abbattuta sulle procure con l'inchiesta per corruzione di Luca Palamara, ex membro del Csm e già numero 1 di Anm.

Sulla stessa linea del Guardasigilli il suo collega dell'Interno Matteo Salvini, che si è detto «sicuro» che anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «dirà o farà qualcosa» sulla vicenda «visto che è il supremo garante» dell'organo di autogoverno della magistratura. Come si interverrà, però, non è ancora definito. L'idea di base è quella di rivedere, appunto, il sistema elettorale del Consiglio, come tra l'altro già scritto nel contratto di governo. Sarà questo il primo passo, in profondità gli alleati hanno idee diverse. Il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, responsabile Giustizia del Carroccio, da sempre spinge affinché siano sciolte le correnti all'interno della magistratura e si proceda con test psico-attitudinali per i magistrati. 
Bonafede ha una posizione diversa e più sfumata. Parla di introdurre criteri «obiettivi e che premino il merito», concetto che compare anche sul blog 5S dove si sottolinea che la vicenda «ha scoperchiato un vaso di Pandora in cui la cosa più evidente è come il merito dei singoli magistrati viene affogato nelle logiche spartitorie politico-correntizie». Di sicuro, sottolinea il ministro, «il diritto dei magistrati di associarsi non può essere messo in discussione» 

L'ITER
Da martedì inizierà a muovere di nuovo i primi passi il tavolo sulla giustizia, bloccato negli ultimi due mesi per via della dialettica a dir poco accesa tra Lega e grillini. Al centro ci sarà soprattutto il processo penale. Al momento però manca l'intesa, ma nulla fa pensare che non ci sarà, vista la tregua tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, entrambi convinti (almeno a parole) di voler portare avanti l'esperienza di governo.
Il caso Csm e in generale la questione giustizia si interseca anche con un'altra polemica di queste ore tra magistrati e Salvini. Di «linciaggio morale» parla la presidente della Corte di Appello di Firenze, Margherita Cassano, prendendo le difese di Luciana Breggia, presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione del Tribunale di Firenze, colpevole di non aver accolto un ricorso del Viminale. Ma il ministro tiene il punto: «È doveroso segnalare i giudici che fanno politica». Anche su questo c'è uno scontro a Bonafede, non risulta che «troppi giudici facciano politica». Ma che ci sia «la stragrande maggioranza di magistrati che lavorano ogni giorno e portano avanti la macchina della giustizia con passione e coraggio». Si schiera in qualche modo anche il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone: «I giudici che esprimono la propria opinione esercitano un diritto costituzionale». Intanto, i consiglieri del Csm di Area chiedono l'apertura di una pratica a tutela per Breggia e per un'altra toga attaccata dal ministro, Matilde Betti del Tribunale di Bologna. E Salvini finisce nel mirino anche dei procuratori di Prato e Monza, irritati perché il ministro ha anticipato degli arresti ad operazioni di polizia in corso.
 
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Venerdì 7 Giugno 2019, 08:12






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5 di 6 commenti presenti
2019-06-07 17:58:55
….riforma...….? ….. SUBITO altrimenti come dicono i mediterranei…..finisce tutto a schifio…..! Amen….!
2019-06-07 16:15:33
"Siamo alla nemesi storica", premette Carlo Nordio in un'intervista a Il Giornale in cui commenta il caso che, partendo da Luca Palamara, sta travolgendo l'intero Csm. "È vent'anni che scrivo queste cose e lo dico senza alcun compiacimento", sottolinea. Quando gli chiedono se politica e giustizia vanno a braccetto, senza peli sulla lingua Nordio risponde: "Adesso tutti si scandalizzano per le riunioni carbonare fra i consiglieri e i politici, ma da sempre la politica la fa da padrona a Palazzo dei Marescialli e nell'Associazione nazionale magistrati. Basta riflettere sulle correnti che sono costruite a imitazione dei partiti, con una destra, un centro e una sinistra". Dunque le nomine sono davvero pilotate? "Certo. Se non hai la sponsorizzazione di questa o quella corrente non puoi aspirare a guidare uffici importanti. Le correnti fanno e disfano accordi, le correnti barattano i posti". Sull'inchiesta di Perugia sottolinea che "i fatti ipotizzati, se confermati, sarebbero gravissimi. Per questo sarebbe stato bene chiudere le indagini prima di divulgare episodi di cui non siamo ancora certi, ma il mondo va cosi". Dunque l'ex magistrato punta il dito anche contro le intercettazioni, al centro di questa indagine: "Quelle di cui parliamo in questi giorni sono parziali, incomplete, non sono state trascritte con i sacri crismi, ma a questo punto è bene che i magistrati assaggino sulla loro pelle queste tecniche investigative molto, molto invasive, utilizzate in tutti questi anni con una certa disinvoltura". Un intervento da prendere e incorniciare.
2019-06-07 16:11:12
Giustizia e Politica: Nel caso dell'ex presidente Anm Luca Palamara, indagato per corruzione, spunta anche la moglie del magistrato, Giovanna Remigi, assunta per tre anni come dirigente esterna della Regione Lazio a guida Pd con presidente Nicola Zingaretti (attualmente anche segretario dem). A sviscerare i rapporti piuttosto imbarazzanti tra magistratura e politica è il Fatto quotidiano, che ha spulciato il curriculum della signora Palamara. Tra 2015 e 2017 la Remigi ha ricoperto un ruolo nell'ufficio "Analisi del contenzioso" nella Direzione Salute e Politiche sociali, al costo di circa 78mila euro all'anno, esclusa la retribuzione di risultato. Nel 2017, poi, la moglie di Palamara ha ottenuto un contratto all'Agenzia Italiana del Farmaco come Dirigente II Fascia della Segreteria Tecnica Istituzionale della Direzione Generale. In realtà, la Remigi lavora alla Regione Lazio dal 2006, tra Lazio Sanità e Agenzia di Sanità pubblica. Quando Zingaretti nel 2013 chiude la Asp, la signora Palamara trova un posto nella Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria. Nel 2015 vince un bando e diventa dirigente, appunto, dell'ufficio "Analisi del Contenzioso" dell'Area "Affari generali", e nel 2016 con una "novazione oggettiva del contratto" diventa dirigente dell'Ufficio di Staff del Direttore "Coordinamento del contenzioso". Palamara al Fatto quotidiano ha sottolineato come le carriere in famiglia siano sempre state distinte: "Mia moglie non ha mai avuto bisogno di me per gestire il suo lavoro".
2019-06-07 15:48:47
Ho sempre pensato che il male profondo dell'Italia abbia le sue radici in una Magistratura alcuni (troppi) membri dell quale non hanno il senso del dovere ne' rispetto per il giuramento prestato. Mi auguro che si ponga rimedio al piu' presto, isolando le mele marce e ripulendo l'ambiente. Senza secondi fini, ma con fermezza.
2019-06-07 14:39:39
W 'Italia , della magistratura, Onorevoli al di sopra di ogni sospetto, poi quando si scopre qualcosa( sempre troppo tardi) si grida al complotto e onestà