Governo, crisi in diretta: Conte 50 minuti da Mattarella. Domani i leader del centrodestra al Quirinale

Mercoledì 20 Gennaio 2021
Governo, crisi in diretta: Conte 50 minuti da Mattarella. Domani i leader del centrodestra al Quirinale
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Crisi di governo. Dopo il vertice di maggioranza del pomeriggio, il premier Giuseppe Conte stasera ha lasciato Palazzo Chigi ed è salito al Quirinale, per un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L'incontro, a quanto si apprende, è stato «interlocutorio», con l'obiettivo di riferire sugli sviluppi della crisi politica dopo il voto di fiducia di ieri. Poi, dopo circa 50 minuti di colloquio, il presidente del Consiglio ha lasciato il Quirinale per fare ritorno a Palazzo Chigi.

 

L'incontro al Quirinale

 

Silenzio assoluto dal Colle sull'incontro di quasi un'ora tra il presidente Sergio Mattarella e il premier Conte. Si è trattato di un incontro «interlocutorio», è l'unica sottolineatura che esce dal Quirinale, ma che ben spiega quanto Sergio Mattarella in queste ore sia più preoccupato spettatore che regista di una crisi politica nella quale, dall'opposizione, vogliono tirarlo dentro. Se infatti Matteo Salvini e Giorgia Meloni da giorni chiedono un suo intervento - anche ricordando che in passato il presidente disse al centro-destra che per avere un incarico servivano numeri certi - è chiaro che il capo dello Stato in questa fase non può intervenire se non con una pedagogica «moral suasion».

Giuseppe Conte è infatti fresco di una fiducia, seppur minima, dei due rami del Parlamento ed una crisi non è mai stata formalmente aperta. Ma le preoccupazioni di Mattarella sono note ormai da settimane e non si sono certo affievolite in queste ore nelle quali si irrobustisce la percezione della fragilità della maggioranza. Si sta infatti materializzando quel rischio di avere un esecutivo «abborracciato» che il Colle ha già segnalato a Conte. «Siamo in una situazione delicata e non compiuta», sintetizza una fonte confermando così una rischiosa sensazione di precarietà che il Quirinale annota anche dopo l'incontro con il premier.

Un incontro interlocutorio, appunto, solo «per riferire» quali sono le volontà e gli intendimenti di palazzo Chigi, questi sì chiari, nel voler prendere tempo per allargare la maggioranza, promuovere la formazione di un nuovo gruppo parlamentare centrista e poi accontentare tutti con un rimpasto. Un percorso che Mattarella non ostacola e del quale non può essere che autorevole spettatore, almeno fino al passaggio finale quando il premier dovrà condividere con lui la scelta dei nuovi ministri. Ma se dal Quirinale oggi «non esce neanche un fiato», non è difficile ricostruire quali siano le perplessità e i timori del presidente.

La parlamentarizzazione della crisi è stata una scelta corretta in una Repubblica parlamentare, ma forse il tentativo - sicuramente più rischioso - di ricomporre la maggioranza attraverso dimissioni e nuovo incarico, cioè il Conte-ter, avrebbe forse accelerato i tempi e riportato a una ricomposizione con Italia Viva più utile al Paese, anche con il sacrificio di dover mettere da parte gli antagonismi personali poi deflagrati. «E il tempo dei costruttori», aveva detto Mattarella nel suo discorso di fine anno, quando al Quirinale era già chiara la portata della crisi che si stava aprendo. Parole interpretate poi da ognuno secondo i propri bisogni, ma che nel ragionamento presidenziale erano accompagnate dalla piena comprensione della gravissima crisi in atto per la pandemia e dalle enormi responsabilità che attendono il governo per l'esecuzione e il buon uso dei fondi del Recovery plan.

L'ancoraggio europeo dell'Italia è stato il faro che ha guidato le scelte del Quirinale che oggi registra l'incredulità delle cancellerie europee su questa ennesima crisi all'italiana, semplicemente «incomprensibile» vista da Bruxelles. «Fare presto e fare bene», è l'estrema sintesi del colloquio odierno al Quirinale che per ora preferisce adottare con il premier la linea del consiglio piuttosto che quella del rimbrotto. Non sono stati presentati ultimatum, nè indicate date e dead line al tentativo di Conte di raggranellare una maggioranza che si possa chiamare tale. Ma certamente non saranno mancate, in quei 50 minuti di colloquio, una serie di osservazioni e inevitabili richiami sullo stato di salute del Paese, sul ruolo alto della politica, sulla necessità di non perdere il contatto con i bisogni della gente e, soprattutto, che l'Italia in questa fase non ha bisogno solo di aritmetica ma di un grande progetto politico per risollevare il Paese dalla crisi più buia della Repubblica.

 

Domani pomeriggio i leader del centrodestra al Colle

 

Domani pomeriggio i leader di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia saranno ricevuti dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Lo rende noto un comunicato congiunto.

 

Il vertice di maggioranza e la 'Fase 2'

 

Prima allargare la maggioranza con un nuovo gruppo, poi il patto di legislatura e il rimpasto. È questa la 'road map' concordata da Giuseppe Conte con i vertici di Pd, M5s e Leu, nel 'day after', il primo giorno della maggioranza senza Iv. Il premier riunisce per due ore in videoconferenza Nicola Zingaretti e Dario Franceschini, Alfonso Bonafede e Vito Crimi, Roberto Speranza. Poi a sera sale al Quirinale per un colloquio interlocutorio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella di quasi un'ora. Per ora niente dimissioni: il tentativo è far nascere il Conte 2-bis, senza Matteo Renzi. Il leader di Italia viva 'bombarda' da fuori quello che ha già ribattezzato il governo «Conte dimezzato» e cerca di mantenere compatti i suoi. Ma dalla maggioranza confidano di riportare 'a casa' i deputati e senatori di Iv che non ci stanno ad accomodarsi all'opposizione. E far nascere un nuovo gruppo di maggioranza a Palazzo Madama anche con nuovi arrivi da Fi e Udc.

I numeri sono fragili, il sentiero è stretto, i timori restano. La nascita della «quarta gamba» della maggioranza è una priorità e l'obiettivo è fare presto, se possibile entro il fine settimana. C'è infatti una data segnata in rosso sul calendario: il 27, salvo rinvii, si voterà in Parlamento la relazione sulla giustizia del ministro e capo delegazione M5s Bonafede: Renzi ha già schierato Iv per il No e il centrodestra spera di saldare al Senato i suoi 140 voti ai 16 'superstitì di Iv, per battere il governo, confidando sul fatto che martedì l'asticella si è fermata a 156 e che la maggioranza non può sempre fare affidamento sulla presenza dei senatori a vita. Non accadrà, ribattono dal governo.

Giovedì il ministro Federico D'Incà potrebbe riunire i capigruppo di maggioranza per iniziare a serrare le fila. Mentre i pontieri proseguono il lavoro per allargarle. Franceschini avrebbe spiegato ai capigruppo Pd Delrio e Marcucci, in una videoconferenza in serata con Zingaretti e Orlando, che l'allargamento è la priorità. Non solo per il voto sulla giustizia, ma anche perché ora in quasi tutte le commissioni Iv tiene in scacco la maggioranza e invece se nascesse un nuovo gruppo sarebbe possibile un riequilibrio dei componenti. L'obiettivo indicato dal capo delegazione Pd è 170 senatori. Per il momento ci si accontenterebbe di superare quota 161, per poi aspettare nuovi arrivi. Ma, spiegano dalla maggioranza, il rimpasto verrà dopo, altrimenti si rischierebbe di alimentare appetiti dei singoli senatori verso posti di governo e sottogoverno, inizierebbe un 'mercatò insostenibile.

C'è chi starebbe tentando anche un ultimo canale di dialogo con Forza Italia o almeno parte dei berlusconiani, con la proposta di una sorta di appoggio esterno sul Recovery plan (modello Ala), la trattativa sul proporzionale e la possibilità di sedere anche al tavolo dell'elezione del prossimo capo dello Stato. Ma si tratta di voci smentite da Fi, che siede al tavolo del centrodestra e firma una nota congiunta con Lega e Fdi per fare appello al Colle contro un governo «di minoranza, incapace, arrogante e raccogliticcio che tiene in ostaggio il Paese».

Al Senato le pregiudiziali sul decreto Covid passano senza problemi, anche per le molte assenze e il voto sullo sfostamento passa con ampio margine, con l'annunciato via libera di Iv. Ma la priorità è trasformare la minoranza in maggioranza. L'orizzonte è di due, massimo tre settimane, con un primo passo avanti e la nascita dei gruppi al più presto. Alla Camera ci lavora Bruno Tabacci, che avrebbe già 11 o 12 potenziali aderenti. Al Senato il nuovo gruppo potrebbe nascere sotto le insegne del Maie (9 i senatori potenziali attuali, cui potrebbe aggiungersi Lonardo) o di quelle dell'Udc, che continua a non chiudere la porta. Anche da Fi potrebbero venire altre sorprese (si citano Minuto, Vitali, Tiraboschi). Non aderirebbero al nuovo gruppo ma al Pd, ma comunque aumenterebbero i numeri di maggioranza, rendendo meno determinante Renzi, eventuali nuovi arrivi da Iv: Comincini si è smarcato, con lui potrebbero andare Marino, Grimaldi, Carbone. Il senatore di Rignano, che riunirà i gruppi parlamentari, prova a tenere compatti i suoi scommettendo sul fallimento dell'allargamento della maggioranza, che porterebbe alle dimissioni di Conte e al rientro di Iv in partita. Ma la perdita di almeno tre o quattro senatori oltre a Nencini e di altrettanti deputati è messa in conto.

Evitato il «salto nel buio», bisogna «correre» per dare «identità alla maggioranza», dice Nicola Zingaretti. Senza Iv non ci saranno più rallentamenti, dicono fonti M5s. Al ritorno di Renzi chiude con nettezza non solo Palazzo Chigi ma anche il Pd, con Goffredo Bettini. Il dirigente Dem immagina un percorso in due fase, con la possibile assegnazione della delega all'Agricoltura subito (si parla di Nencini o un ex M5s). E poi un rimpasto più ampio. Una parte dei Dem e del M5s insiste per il Conte ter: si parla tra l'altro di Andrea Orlando alla Giustizia, con Bonafede o Luciana Lamorgese ai Servizi, e un sottosegretario alla presdienza del Consiglio per il Pd. Ma la via preferita da Conte resta quella di non passare dalle dimissioni: il rimpasto potrebbe avvenire attraverso l'assegnazione delle deleghe di Iv e lo spacchettamento di alcuni ministeri come i Trasporti e le infrastrutture e la Cultura e il Turismo. La partita non è ancora nel vivo. Anche perché, raccontano, avrebbe sollevato l'irritazione di diversi capigruppo e potenziali 'volenterosì la riunione di governo convocata da Conte con i soli Pd, M5s e Leu. I gruppi di maggioranza scalpitano, i responsabili vogliono sedere al tavolo.

 

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La diretta

 

20.10 Scostamento di bilancio, via libera dell'Aula della Camera. Via libera dell'Aula della Camera alla risoluzione di maggioranza che autorizza lo scostamento dal pareggio di bilancio. I voti a favore sono stati 523, tre contrari, due gli astenuti. In base alla Costituzione era richiesta la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, pari a 316 voti.

20.01, Scostamento di bilancio, via libera dell'Aula del Senato. Via libera sostanzialmente all'unanimità dell'Aula del Senato alla risoluzione della maggioranza 'integrata' con temi arrivati da Iv e centrodestra sulla richiesta del Governo al sesto scostamento da 32 miliardi per fronteggiare l'emergenza economica causata dalla pandemia Covid. I sì sono stati 291, i no zero e un voto di astensione. Per l'approvazione era necessaria la maggioranza assoluta di 161 voti. Il sì è stato espresso da tutti i gruppi. Iv e Fi-FdI-Lega hanno ritirato le risoluzioni presentate come chiesto dal Governo.

19.25, Scostamento di bilancio, bagarre su intervento M5S, seduta sospesa. Bagarre nell'Aula della Camera durante la dichiarazione di voto sullo Scostamento del deputato M5S Donno. Volano fogli e parecchi deputati si assembrano al centro dell'emiciclo. La seduta è stata sospesa per cinque minuti dal presidente Fico.

19.14, Scostamento di bilancio, Brunetta: «Abbiamo 100 giorni per salvare il Paese». «Abbiamo davanti 100 giorni per salvare questo paese dalla pandemia e dal rischio bancarotta e riconciliarci con il paese reale: piano vaccini, scostamento con decreto Ristori e il Recovery plan. Non sono tre percorsi a se stanti e divisi. Bisognerebbe tenere queste tre strategie tutte e tre insieme in 100 giorni, perchè il tempo è decisivo, essenziale, determinante. C'è il miracolo che tutte le forze politiche hanno detto che voteranno a favore, non ci sono divisioni, abbiamo detto che voteremo il Recovery plan e il decreto Ristori. In questo modo le risorse sarebbero tutte destinate per la ripartenza» dell'economia. Lo ha detto Renato Brunetta, di Forza Italia, in dichiarazione di voto alla Camera sullo scostamento di bilancio. «Prima di tutto, però, va riscritto il piano vaccini», ha ammonito.

19.07, Scostamento di bilancio, Fdi: «Responsabili verso Italia, non verso governo». «Il nuovo scostamento di bilancio di 32 miliardi porta la cifra complessiva dell'indebitamento, tramite gli altri scostamenti, a 132 miliardi. Soldi che in questi mesi questo governo ha speso male se si guarda ai ristori, briciole per le nostre imprese che per noi devono essere in grado di vivere di luce propria. Un indebitamento che pone un'ipoteca sul nostro futuro e che contraddice il suo senso, visto che tra 2 settimane verranno emesse 30 milioni di cartelle esattoriali per spremere ancora di più imprese e cittadini già martoriati da questo governo, che non ha saputo gestire la fase pandemica. Noi ci definiamo responsabili, ma lo siamo verso la nazione e non verso questo governo che il popolo non vuole più, per lasciare il passo a un governo di centrodestra per governare le sorti dell'Italia». Lo dichiara il senatore di Fratelli d'Italia, Nicola Calandrini, capogruppo in commissione Bilancio, nel suo intervento sullo scostamento di bilancio nell'aula di Palazzo Madama.

Ore 18.44, Delrio: «Momento grave ed eccezionale, serve esecutivo solido». «Stiamo lavorando al rafforzamento della maggioranza perché abbiamo a cuore la gravità del momento del Paese, un momento eccezionale che richiede risposte forti e un governo autorevole e solido». Così il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio.

Ore 18.40, fonti M5S: senza ostruzionismo di Renzi si può accelerare. «Accelerare in quella parte di attività di governo che è stata rallentata dagli steccati, spesso pretestuosi, alzati dalle ministre di IV per dare risposte ancor più efficaci al Paese». Questo a quanto si apprende da fonti di primo piano del Movimento una delle priorità emerse durante l'odierno vertice di maggioranza. Un'accelerazione, spiega la fonte «che l'esecutivo è in grado di mettere in campo a maggior ragione adesso che non c'è più il peso dell'ostruzionismo interno di Renzi».

Ore 18.30, Il premier Conte è salito al Colle. Il premier Giuseppe Conte ha appena lasciato Palazzo Chigi diretto al Quirinale. Ad attenderlo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale il presidente del Consiglio riferirà sulla situazione politica dopo il voto di fiducia incassato alla Camera e al Senato.

Ore 17.20, Conte al Quirinale alle 18.30. Il premier Giuseppe Conte dovrebbe recarsi, a quanto si apprende, alle 18.30 al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il colloquio avverrà all'indomani del voto di fiducia in Senato sulle comunicazioni del premier sul governo.

 

Vertice di maggioranza, le immagini di Palazzo Chigi

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Ore 17.10, Renzi nella enews. «Mi dispiace per il Pd che si è schiacciato sul Movimento Cinque Stelle: poteva giocare un ruolo da protagonista in questa crisi, ha scelto di assecondare il disegno grillino. Peccato. Ma questa scelta rafforza in me la convinzione di aver fatto bene a creare Italia Viva». Lo scrive Matteo Renzi nella enews. Ieri in Aula al Senato «è stato uno dei miei interventi più difficili». Lo scrive il leader di Iv Matteo Renzi nella sua newsletter Enews. «Peccato che il premier abbia messo la sua paura di perdere Palazzo Chigi davanti alle esigenze e ai bisogni del Paese. Ô andata così: le ministre hanno lasciato la poltrona per difendere le loro idee, il presidente del Consiglio ha cambiato le proprie idee per mantenersi il prestigioso ruolo. Quando mi riferisco al cambiare idea penso a Conte che oggi si propone come leader antisovranista (all'ONU diceva il contrario) e antipopulista (alla scuola di formazione della Lega diceva il contrario). Legittimo cambiare idea. Ma se uno deve cambiare la terza maggioranza in tre anni, imbarcando persone con storie molto diverse, solo per durare un pò di più, preferisco la coerenza limpida di Bellanova, Bonetti e Scalfarotto. E preferisco la loro dignità», afferma.

Ore 16,20 È terminato a Palazzo Chigi il vertice di maggioranza con i capi delegazione e i leader di partito, tutti collegati da remoto. Durante la riunione, a quanto apprende l'Adnkronos, sarebbe stata confermata la linea condivisa in questi giorni, ovvero allargare il perimetro della maggioranza. L'intenzione del premier Giuseppe Conte sarebbe quella di andare avanti, mantenendo per ora l'interim all'Agricoltura, e, solo successivamente, una volta puntellata la maggioranza, decidere sulla squadra di governo. Nella riunione ci sarebbe stato soprattutto un confronto su come andare avanti con il lavoro.

Ore 15.50 Comincini prende le distanze da Iv. «Io voglio che Iv rientri nel perimetro del governo, e mi spenderò anche con altri colleghi per farlo. È chiaro che se poi dall'altra parte non c'è nessuna intenzione di farlo ci sarà da fare una riflessione, ma ora bisogna trovarci con dedizione sforzo, è nell'interesse del Paese». Così a Un Giorno da Pecora, il senatore Iv Eugenio Comincini.«Se Iv va all'opposizione non me la sento di andarci anche io:farò tutto il possibile per ricucire lo strappo che c'è stato. A quello scenario spero non si arrivi,ci sono diversi colleghi animati dal convincimento che bisogna fare di tutto per ricucire.Dovremmo incontrarci come gruppi domani».

Ore 15,50 Il centrodestra firma una nota congiunta: «Voteremo compatti lo scostamento di bilancio». «Il Paese non può restare ostaggio di un governo incapace, arrogante e raccogliticcio - si legge nella nota - Si tratta di una minoranza di governo che continua la sfacciata e scandalosa compravendita di parlamentari e che non si fa scrupoli a imbarcare chi, eletto col centrodestra, ha tradito l’impegno preso con gli elettori. Nonostante le forzature del governo e le continue scorrettezze, nonostante una pretesa autosufficienza che non esiste, il centrodestra non intende privare le famiglie e le aziende italiane degli aiuti necessari in un momento così drammatico: per questa ragione, come annunciato, voterà compatto lo scostamento di bilancio. In ogni caso il centrodestra intende rappresentare al Presidente della Repubblica il proprio punto di vista sulla situazione che è ormai insostenibile».

Ore 15,07 Governo: Bettini, rottura con Renzi troppo profonda. Diverso il discorso con parlamentari Iv «Renzi dopo aver aperto la crisi, attraverso Rosato ha detto 'in due ore si risolve tutto'; lo ha detto dopo, non prima. Ma come? Sei insoddisfatto in modo tale da far cadere il governo e poi con lo stesso governo in due ore risolvi tutto? Non e' un modo serio di fare. Io penso che la rottura e' stata cosi' profonda che non si puo' far finta di niente. Addebitare a Conte un vulnus alla democrazia italiana non e' superabile». Lo ha detto Goffredo Bettini, intervistato da Maria Latella, a Sky Tg24. Diverso il discorso per i parlamentari di Iv: «Renzi ha fatto astenere i gruppi perche' dentro aveva un malessere e molti di loro non hanno condiviso la crisi aperta da Renzi».

 

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Ore 13,33 Andrea Marcucci (Pd) «La maggioranza esiste ma non pensiamo di poter governare in questa situazione. Ci vuole una riflessione del Presidente Conte, ci vuole un patto di legislatura chiaro. Dobbiamo dimostrare che questa è una maggioranza che ha idee chiare, in grado di coinvolgere gruppi e singoli parlamentari». Lo dice Marcucci a L'aria che tira su La7.

Ore 11,52 Misiani: serve nuovo gruppo parlamentare. «E' evidente che una maggioranza di 156 non puo' che essere un punto di partenza. E' necessario allargare il perimetro di consenso intorno al governo. E' necessario che nasca un nuovo gruppo parlamentare rafforzando il carattere politico della coalizione». Lo ha detto il viceministro dell'Economia, Antonio Misiani, a Radio 24, all'indomani del voto in Senato.

Ore 11,10 Serracchiani: rafforzare con forze europeiste. «Abbiamo chiesto noi la parlamentarizzazione della crisi. Ora è importante che il Governo si rafforzi con un patto di legislatura e il rafforzamento della maggioranza passa anche dalla possibilità di aumentarla. All'interno del Parlamento, sia alla Camera che al Senato, ci sono forze assolutamente europeiste che sono pronte a ragionare sul Recovery plan e noi ci appelliamo a loro», cosi' la deputata Pd e presidente della commissione Lavoro alla Camera, Debora Serracchiani. «Nella commissione Lavoro alla Camera - ha poi aggiunto Serracchiani - ho lavorato in questi mesi tantissimo e bene con i colleghi di Italia Viva e credo sinceramente che, visto quello che sta affrontando il paese e la grande opportunità delle risorse europee, con loro si continuerà a lavorare bene».

 

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Ore 9,45 Zingaretti: «Ieri abbiamo evitato il salto nel buio di una crisi e abbiamo fatto bene. Ora dobbiamo agire su due fronti i problemi degli italiani e una prospettiva politica del governo». Lo ha detto il segretario del partito democratico Nicola Zingaretti a Radio Immagine, la nuova radio del Partito democratico. Zingaretti ha aggiunto di aver sentito il premier Giuseppe Conte ieri sera «c'è assoluta consapevolezza - ha assicurato - di muoverci su questi due fronti».

«Vinceremo anche sul pacchetto delle riforme parlamentari: il combinato disposto del taglio dei parlamentari e l'attuale legge elettorale non va bene. Devono cambiare. Noi non molliamo di un millimetro», ha aggiunto il segretario.

La crisi di governo è finita? No, rimane ancora il problema di una maggioranza solida, che non sia precaria e raccogliticcia. Problemi che non si sono risolto ieri in Senato. Per questo il segretario del Pd dice che «occorre voltare pagina, rafforzare e ampliare la forza parlamentare di questo governo che come i precedenti è un governo che trova la sua legittimazione nel voto parlamentare. Sono due passi da fare contemporaneamente»

 

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Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA