M5S, niente comizio a Roma: «Ora Raggi se la cavi da sola»

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M5S, niente comizio in città: «Ora Virginia se la cavi da sola»

di Lorenzo De Cicco

«Lontani da Roma». Era un vecchio slogan della Lega bossiana e nordista. Ma ora risuona ai piani alti del M5S. Scelta pratica, non ideologica, in questo caso: il terreno (politico) della Capitale si è fatto melmoso e impervio, meglio stare alla larga. Anche fisicamente: la corsa stellata verso le europee del 26 maggio, non farà tappa nell'Urbe. Niente grandi adunate, niente comizi dentro al Raccordo anulare. Tutto il contrario di un anno fa: era il 2 marzo 2018, quando Di Maio chiudeva la campagna elettorale per le politiche davanti all'obelisco di piazza del Popolo, folla di militanti e bandiere, Virginia Raggi sul palco a fare gli onori di casa, a rispolverare l'attacco a «Mafia Capitale», a rivendicare «l'incapacità sì, incapacità di rubare». E giù applausi, pure qualche coretto, «grazie di esistere», le intonavano gli attivisti.

Ora il clima, intorno al Campidoglio, «si è fatto pesante», ragionano ai vertici del M5S. «Virginia di fatto è autonoma, se la può cavare da sola...». Che è una costatazione e una presa di distanze insieme. È soprattutto il fattore R, cioè Raggi, che ha cambiato segno e rischia di diventare, ammesso che non lo sia già, «un problema serio per il Movimento». Meglio quindi non mischiarsi troppo con la gestione della Capitale, dove quasi tre anni di governo grillino mancano meno di due mesi... hanno spazzato via l'alibi dell'inesperienza e degli «stiamo lavorando» ripetuti all'infinito.

La partita sul Salva-Roma, è un'altra storia. Raggi ha dalla sua la viceministra dell'Economia, Laura Castelli. Il passaggio inserito nel decreto Crescita per trasferire allo Stato i debiti delle vecchie giunte romane, compatta il Movimento, ma più che la vicinanza a Raggi, è il tentativo di rispostare, mediaticamente, la bussola della Lega sul Nord. Sempre con l'occhio alle europee.

Di Maio, con i fedelissimi, programma una serie di comizi nelle città dove tra un mese si eleggeranno i sindaci, insieme al rinnovo del Parlamento di Bruxelles. Il leader M5S andrà «dove ce la giochiamo». Roma quindi, nell'agenda del capo politico dei 5 stelle, non c'è e non ci sarà. L'ennesimo segnale del distacco con Palazzo Senatorio. Anche perché se il Carroccio salviniano dovesse mettere la freccia e sorpassare il Movimento pure qui, a Roma, si proverà a far passare il messaggio che la sconfitta sia principalmente sua. «Di Virginia». L'obiettivo minimo è il 20%.

Anche sugli audio dell'ex presidente di Ama, la difesa di Di Maio è sembrata, a tratti, gelida: «Ho sentito Raggi per chiedere spiegazioni, lei mi ha spiegato che l'azienda dei rifiuti ha un problema: che i dirigenti prendono bonus per gli utili e non perché c'è meno immondizia per strada», ha detto l'altro ieri in televisione. Seccato, il leader del M5S, che le vicende romane venissero tirate in ballo dagli alleati leghisti per schermare il caso Siri. «Che c'entra con il Governo nazionale la vicenda del sindaco di Roma, Virginia Raggi? Lo dico alla Lega».
La crepa tra il Movimento nazionale e la sindaca si misura anche nelle relazioni, sporadiche quando non inesistenti, con tanti parlamentari romani. A parte il fidato Francesco Silvestri, vicecapogruppo alla Camera, che il Campidoglio lo frequenta eccome, col resto della pattuglia di Montecitorio e di Palazzo Madama i contatti si contano sulle dita di una mano. C'è anche chi, come il deputato Massimiliano De Toma, lo ammette senza imbarazzi: «La verità è che lei, Raggi, è diffidente con chi non conosce bene. Ma mi sembra una cosa stupida. Nell'interesse di Roma, il rapporto coi parlamentari dovrebbe essere regolare. Io le ho chiesto di incontrarci molte volte, mi ha mandato l'assessore...».

Anche con la pattuglia grillina alla Regione Lazio, capeggiata dall'arci-nemica Roberta Lombardi, la prima, storica, capogruppo del M5S alla Camera ora traslocata alla Pisana, il termometro dell'empatia è sui valori di Novosibirsk. Quando alla sindaca, in una delle interviste rilasciate in questi giorni, è stato chiesto se approvasse la linea dell'opposizione stellata a Zingaretti, la risposta è stata «perché, ha una linea?». La faraona del M5S ha replicato secca: «Con la Raggi non ci parliamo, è troppo impegnata per sentire noi alla Regione. All'inizio dell'esperienza alla Pisana ci siamo messi a disposizione di Roma. Poi nei mesi la frequentazione si è rarefatta». Detto non proprio a malincuore.
 
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Sabato 20 Aprile 2019, 09:07






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