Papa Francesco subito a colloquio con Lamorgese, a Salvini l'udienza la aveva sempre scoraggiata

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano – Sgarbo del Papa a Matteo Salvini. Difficile non notare che quando era al ministero dell'Interno il leader leghista il pontefice non ha mai voluto riceverlo anche se – tecnicamente parlando – il leader della Lega si è ben guardato di inoltrare la richiesta ufficiale al pontefice dato che immaginava che la risposta sarebbe stata negativa o evasiva. Gli era bastata una cena a casa di un cardinale vicino al pontefice per capire che se non fosse cambiata la sua linea di totale contrasto all'immigrazione, con la chiusura dei centri di accoglienza come quello Castelnuovo di Porto (l'hub alle porte di Roma nel quale Papa Francesco aveva celebrato una messa del Giovedì Santo) sarebbe praticamente impossibile realizzare il colloquio papale. Cosa ben diversa per la ministra Luciana Lamorgese, succeduta a Salvini. Con lei tutto è cambiato. La ex prefetta che ora siede ai vertici del Viminale e ha un atteggiamento decisamente morbido e dialogante con la Cei, è stato realizzato un incontro formale proprio stamattina.

Le fonti ufficiali del Vaticano non fanno trapelare nulla ma non è difficile immaginare che al centro del colloquio ci sia il tema che più sta a cuore al Papa: quello dei migranti e dei corridoi umanitari. Ne aveva parlato la stessa Lamorgese con il segretario di Stato, Parolin e il presidente dei Vescovi, Bassetti tre giorni fa durante la cerimonia per l'anniversario dei Patti Lateranensi. E anche al Senato, un mese fa, durante un incontro con Bassetti organizzato dal giornalista Piero Schiavazzi. 

Accogliere e proteggere chi è in pericolo, aveva ripetuto Bassetti, è un dovere cui non possiamo sottrarci perché «ogni vita è sacra e va salvata senza se e senza ma». Poi aveva affermato che occorreva integrare per evitare che gli immigrati «fossero sospinti verso la marginalità e l’irregolarità». Dopo le chiusure decise da Salvini decine di migliaia di persone straniere diventano facile preda dello sfruttamento e della criminalità perchè non sanno dove andare. Il cardinale Gualtiero Bassetti aveva anche sottolineato la «necessità di ridare al nostro Paese un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti», perché «non devono esistere parcheggi o ghetti». 

Per il cardinale «il problema oggi non è il numero dei migranti ma la «cattiva accoglienza» quella che fornisce, se va bene, un tetto e del cibo «senza invece favorire l’incontro con il territorio e prevedere qualche forma di integrazione»: una «accoglienza povera» che emargina l’immigrato e «alimenta la paura e l’ostilità da parte di molti cittadini italiani». Invece il «vero problema», aveva spiegato, è la presenza nel nostro Paese di 600-700mila persone senza titolo di soggiorno o con un permesso scaduto.

Nel frattempo il ministero dell'Interno ha deciso di aumentare i rimborsi alle strutture di accoglienza per ogni migrante ospitato. Si tratta di una misura presa in risposta a un allarme lanciato dai prefetti, che hanno denunciato un sistema vicino al collasso. Dopo il taglio dei rimborsi la cifra è passata da 35 euro a una fascia tra i 19 e i 26 euro tanto che i bandi di gara per i servizi ai richiedenti asilo sono andati quasi tutti deserti, in quanto aziende, associazioni e cooperative non partecipavano, sapendo di non poter offrire la prestazione richiesta a quel budget.

La ministra dell'Interno Lamorgese ha quindi inviato una circolare a tutti i prefetti, aprendo alla possibilità di aumentare la cifra del 10%, circa 2-3 euro per persona ed è ancora lontano dai 35 euro di un tempo. In altre parole, il minimo indispensabile per spingere le ditte che forniscono i servizi a ripresentarsi nei bandi, facendo ripartire i progetti di accoglienza e integrazione. Al momento le persone che si trovano nei centri di accoglienza sono circa 89mila: con i provvedimenti varati da Salvini stava diventando impossibile concedere loro i servizi indispensabili previsti dal sistema, denunciano i prefetti.

La circolare ai prefetti recita: "La mancata presentazione di offerte a un bando di gara è una situazione talmente limite che legittima il ricorso alla procedura negoziata senza bando, istituto cui è possibile ricorrere solo nei casi tassativi previsti dalla norma".

Ultimo aggiornamento: 20:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA