Casalino, anticipazioni autobiografia: «Già al Grande Fratello ero uno "stratega". Il mio desiderio? diventare importante»

Lunedì 15 Febbraio 2021
Casalino, anticipazioni autobiografia: «Già al Grande Fratello ero uno "stratega". Il mio desiderio? diventare importante»
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«Stratega» nella prima casa del Grande Fratello, quella con Pietro Taricone. Portavoce dell'ex premier 5 Stelle Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Rocco Casalino si racconta così nella sua autobiografia edita Piemme e in uscita in libreria. Si chiama, va da sé, «Il Portavoce, la mia storia» e non rinnega, anzi prende il via proprio dal primissimo reality fatto ventuno anni fa. «Ma una cosa l'avevo capita presto, e ho poi verificato che l'avevano capita anche gli spettatori: il meccanismo delle nomination. Lo stratega ero io - scrive - Sapevo come gestire le persone nella Casa, come fare a rimanere fino alla fine, settimana dopo settimana».

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Casalino racconta come a un certo punto fosse emerso che lui era un calcolatore, che aveva delle strategie per arrivare in fondo. «Infatti - scrive - sono riuscito praticamente a controllare tutto, a far andare le cose come volevo. Per novantatré giorni su cento sono riuscito a rimanere. E per cinquanta giorni sono stato felice, uscivo nel giardino e sentivo le urla da fuori: "Rocco sei grande". Poi ho sentito invece anche "Rocco sei una m. sei peggiore"».

Si aspettava i pomodori, i fischi. E invece, Rocco Casalino  uscì «da eroe». La vita cambiata, l'autista ad accompagnarlo a piazza di Spagna, la guardia del corpo e il Paese a fargli festa. Non sapeva ancora, «Il Portavoce», che quella in realtà era solo una timida anticipazione di uno stravolgimento che da Lele Mora a fargli da agente per le serate in discoteca lo avrebbe portato a Palazzo Chigi al fianco dell'ex Premier Giuseppe Conte. Ad attirarsi, pure lì, gli sguardi severi della gente da casa ma a ritrovarsi anche lì le telecamere puntate addosso.

 

 

L'infanzia difficile e la voglia di rivalsa

«Nasco non desiderato, non voluto, non cercato. Per caso. Sbagliato. E nel posto sbagliato. Questo me lo hanno sempre detto. Questo l'ho sempre saputo. Non è un bel modo di venire al mondo. Lontano dalla propria terra, da esule, da straniero», scrive raccontando la sua infanzia difficile in Germania, dove è nato e dove i suoi genitori erano emigrati in cerca di lavoro da Ceglie Messapica. «La sensazione di essere sempre poco o tanto fuori posto me la sono trascinata tutta la vita. Insieme a quella di dover rincorrere, fare di più, essere di più».

«Sarà così in diverse forme un po' tutta la vita - prosegue il portavoce dell'ex premier Giuseppe Conte - Guardato male, o con stupore, magari con invidia, sempre comunque in quell'accezione che, anche nell'ammirazione, in realtà è la più grande forma di disprezzo: come mai uno così è qui? Come mai uno così è intelligente? Come mai "Rocco del Grande Fratello" è il portavoce del premier?».

Il meno preferito nella Casa, sempre cupo, sempre più negativo. Ancora una volta sulla graticola del voto. Rocco Casalino ricorda così l'ultima parte della sua esperienza al primissimo Grande Fratello, quello dove 21 anni fa entrò come ingegnere per essere spiato dalle telecamere h24. «Volevo diventare importante - scrive quasi a giustificare il suo arrivo nei Palazzi e non più nella Casa - perché la gente esprimesse su di me un giudizio positivo».

Rocco Casalino racconta: «Fin da piccolissimo, fin dalle elementari, ero un vero genio nelle materie scientifiche. Una spanna sopra tutti gli altri. Al punto che poi, a 13 anni, avevo provato ad hackerare una banca. Mica per rubare davvero dei soldi, ma proprio per il piacere di riuscire a violare un importante sistema di sicurezza. E qualcosa sono riuscito a fare se era venuta la Kriminalpolizei a casa. Pensavano fosse stata opera di un adulto, interrogarono mio padre. Quando videro che ea la sbruffonata di un ragazzino lasciarono perdere».

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 09:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA