Berusconi candidato al Quirinale, via libera dal centrodestra: «Ora ci porti i numeri»

Lega e FdI formalizzano l'investitura ma l'ex premier non scioglie ancora la riserva. La Russa: ci crediamo davvero. Le assenze dovute al Covid complicano la caccia ai voti

Sabato 15 Gennaio 2022 di Emilio Pucci
Berusconi candidato al Quirinale, via libera dal centrodestra: «Ora ci porti i numeri»

«I leader della coalizione hanno convenuto che Silvio Berlusconi è la figura adatta a ricoprire in questo frangente difficile l'Alta Carica» di capo dello Stato «con l'autorevolezza e l'esperienza che il Paese merita e che gli italiani si attendono». La candidatura del Cavaliere per la successione di Mattarella è ufficializzata. Il centrodestra, in un vertice durato oltre due ore a Villa Grande, residenza romana dell'ex premier, chiede al presidente azzurro di sciogliere al più presto la riserva. Nella convinzione che i partiti dell'alleanza che «rappresenta la maggioranza relativa nell'assemblea chiamata ad eleggere il capo dello Stato» hanno «il diritto e il dovere di proporre la candidatura al massimo vertice delle istituzioni». Il primo obiettivo è preservare l'unità del centrodestra, «dall'inizio alla fine della partita sarà compatto», assicura Salvini. Il secondo è quello di concordare «un percorso comune e coerente» fino alle prossime elezioni politiche, respingendo ogni eventuale tentativo di cambiare la legge elettorale. Ma soprattutto si punta al colpo grosso: provare ad eleggere Berlusconi alla quarta votazione e per questo si lavorerà per trovare le più ampie convergenze in Parlamento.

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I conti

Sulla carta mancano, ha spiegato l'ex premier, una cinquantina di voti. «E se non c'è l'unità di tutti io non mi candido. Ho la mia storia, la mia età, tante cose da fare», è stata la premessa dell'ex presidente del Consiglio. Ma tutti gli invitati al menù a base di pesce (concluso con il dessert della casa, le pere al vin brulé) hanno invitato formalmente l'ex premier ad andare avanti. Certo, Salvini ha chiesto garanzie sui voti ma con i partecipanti al vertice non ha parlato di alcun piano B: «Questa è la nostra grande occasione. Se Berlusconi ritiene di potercela fare la Lega lo seguirà». Si è detta d'accordo la presidente di FdI, Meloni, che ha però chiesto lealtà in ogni passaggio dal 24 gennaio in poi. Nessuno pensi di smarcarsi, insomma. E di ipotizzare una legge elettorale di tipo proporzionale, l'alt di FdI. L'impegno a rimanere ancorati sul maggioritario è stato quasi unanime, perché a prendere le distanze per Coraggio Italia è stato Brugnaro.

E ora? Fino a giovedì prossimo, quando i leader dell'alleanza torneranno a vedersi, è previsto un unico film. La regia sarà in Parlamento, da lunedì verrà allestita una sorta di war room alla quale prenderanno parte i capigruppo e un rappresentante per ogni partito. Il comitato permanente avrà il compito di vigilare, di parlare con chi è interessato ad una possibile convergenza su Berlusconi, di valutare in pratica la fattibilità dell'operazione. «Sì, è giusto verificare i numeri prima di andare avanti», sono state le uniche parole di un Gianni Letta preoccupato. Subito dopo aver partecipato ai funerali di Sassoli ha rilasciato ai giornalisti una nuova dichiarazione, dopo quella di giovedì. «Il clima di serenità e di valutazione degli interessi generali del bene comune deve essere la guida per tutti quelli che hanno la responsabilità, il compito di eleggere il capo dello Stato», ha rimarcato.

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Draghi

Qualcuno nel centrodestra prefigura che sia proprio Letta, che da sempre si definisce una riserva della Repubblica, la carta segreta che potrebbe essere gettata sul tavolo in caso di impasse totale. Altri ritengono che lo zio del segretario dem stia semplicemente tenendo i canali con il premier. Ma ieri al vertice di centrodestra non è stato fatto alcun accenno a Draghi. Lo ha nominato solo Salvini per dire che deve continuare a lavorare a Palazzo Chigi. E non sono emersi altri nomi, se non quello appunto di Berlusconi. «Fiutiamo l'aria ma Berlusconi non è un candidato di bandiera, noi ci crediamo veramente», dice La Russa. «Ora si apre il dialogo», osserva Lupi.

 

«Il centrodestra deve marciare unito», afferma De Poli. Un passo alla volta, quindi. Il primo è quello di serrare i ranghi. «Se partiamo in testa poi alla squadra si aggiungeranno altri giocatori», il ragionamento del Cavaliere. Niente barzellette, «ha già rimarca uno dei partecipanti all'incontro lo standing istituzionale». La caccia è iniziata. Ma poi c'è l'effetto Covid. Lo stesso Salvini ha detto che potrebbero mancare in parecchi tra gli ex lumbard. Da qui l'appello del centrodestra ai presidenti delle Camere a garantire «l'esercizio del diritto costituzionale al voto».
Di certo, non dovrebbero arrivare sì al Cavaliere da parte di Matteo Renzi che in serata ai suoi parlamentari scandisce parole volte ad affossare la candidatura del leader forzista: «Noi Berlusconi non lo voteremo, ma potremmo sostenere un candidato di centrodestra credibile che risponda agli interessi degli italiani».

 

 

Ultimo aggiornamento: 11:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA