Lievito, boom dei negozi ed enoteche: i settori avvantagiati dal lockdown

Mercoledì 15 Aprile 2020
​Lievito, boom dei negozi ed enoteche: i settori avvantagiati dal lockdown

L'inaspettato non è tanto il virus. Ma il superlavoro arrivato con l'epidemia e la quarantena. Loro non hanno smesso né di produrre né di vendere. Tutti si sono ritrovati con ordini e fatturati alle stelle, nell'ultimo mese. L'altra faccia dell'emergenza coronavirus sono le aziende che inaspettatamente stanno guadagnando dall'emergenza, lontane per ora dallo spettro di disoccupazione e cassa integrazione. Alcune lo ammettono senza paure, altre sperano nel dopo.

Re del boom è sua maestà il lievito, vissuto all'inizio come una leggenda social. «Anche noi non ce l'aspettavamo, anzi sapevamo che avremmo perso clienti con forni e pasticceri chiusi», spiega Piero Pasturenzi, direttore dello stabilimento di AB Mauri a Casteggio, in provincia di Pavia. Si trova qui il secondo produttore di lievito in Italia, ma non aveva fatto i conti con le pance oziose degli italiani e i supermercati aperti. «Il boom l'abbiamo fatto nella grande distribuzione: 10 volte di più. Siamo passati dagli 80 mila kg di cubetti di lievito fresco a marzo di un anno fa ai 228 mila di ora», elenca il direttore. Risultato, sugli scaffali il lievito è ormai sotto chiave e su richiesta. «A un certo punto abbiamo proposto ai supermarket il formato da 500 grammi, che è per gli artigiani. Hanno accettato e ora siamo a 116 mila kg contro i 7000 del marzo 2019».

Ritmi intensi anche nei piccoli alimentari. A Livorno nella Bottega amica di Coldiretti, che punta sull'agricoltura italiana con materie prime tracciate, il fatturato è ora più del doppio. «I clienti sono cresciuti. Spesso stanchi delle file ai supermercati, preferiscono venire da noi - racconta Paolo Bruciati che lavora lì - Di sicuro si lavora di più e ci serve un'ora per pulire la bottega».

In crescita pure le consegne a casa: «Sui freschi siamo passati dalla consegna una volta al mese a una a settimana». Bene anche Cortilia, specializzata nella spesa on line di frutta, verdura, carne e formaggi che vengono da 250 piccoli produttori e arriva a casa in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. In un mese la domanda è cresciuta di 10 volte, con migliaia di clienti. Per gestire gli ordini sono state assunte 25 persone in più, la consegna è gratis e si è alzato a 200 euro il tetto massimo di spesa.

Se si mangia di più, si beve anche. E i vantaggi sono doppi: sull'umore e sul rischio di controlli da alcoltest, che il coronavirus ha azzerato. Succede a Firenze nell'enoteca Vigna Vittoria, lontana dal centro e che vende anche vini sfusi. «Per ritmo di lavoro sembra di essere a Natale, le vendite sono quasi raddoppiate a marzo - azzarda Elisabetta Tedde - Viene più gente, credo sia quella del quartiere visto che si resta in zona. Molti ci dicono 'Almeno beviamo e non si pensa, il vino aiuta!».

Non manca l'inventiva alla Playwood, startup di Reggio Emilia che produce mobili assemblabili in kit e ora ha lanciato una scrivania per il telelavoro. Piccola, pensata per chi sta seduto molte ore e attrezzata per le riunioni on line, con una fessura per il telefono o il tablet. Il fatturato è schizzato del 200% in Italia e del 300% negli Stati Uniti. Prossimo step, le protezioni in plexiglass per i negozi.

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