Lavrov: «Hitler ebreo». Ira Draghi: parole aberranti. Russi in tv, Ue contro l’Italia

Su Rete 4 la frase choc del ministro di Putin. Il premier: «È stato un comizio». Bruxelles: «Non si eludano le sanzioni contro le fake news». Interviene il Copasir

Lunedì 2 Maggio 2022 di Francesco Malfetano
Intervista Lavrov, le reazioni: l'indignazione di Ucraina e Israele, scontro Lega-Pd

Un giornalista filo-Putin da una parte e un funzionario del governo russo dall’altra. E poi il fantomatico ideologo del Cremlino, un paio di inviati riciclati come apparatcik e addirittura il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. A qualunque ora si capiti davanti alla tv italiana, in queste settimane i salotti dei talk show sembrano spesso essersi trasformati in casse di risonanza della propaganda di Mosca. Al punto che l’Unione europea ha richiamato all’ordine le tv di casa nostra, colpevoli di scelte editoriali che - un’ospitata alla volta - starebbero eludendo le sanzioni imposte per limitare le fake news di Mosca. Una posizione forte al punto che ieri anche diversi partiti e soprattutto il Copasir si sono accodati alle rimostranze comunitarie. A cominciare dal premier Mario Draghi che ha definito «aberranti le parole di Lavrov, definire Zelensky come Hitler è osceno». Quello di Lavrov, ha insistito il premier «è stato un comizio senza contraddittorio. In Italia c’è libertà di esprimere le proprie opinioni, anche quando sono false o aberranti». Finita? Non ancora. Perché Draghi, rispondendo alle domande nella conferenza stampa serale dopo il Cdm sugli aiuti contro il caro-benzina, aggiunge: «Bisogna chiedersi se è accettabile di invitare una persona che chiede di essere intervistato senza nessun contraddittorio. Non è granché, non è granché professionalmente, fa venire in mente strane idee». Frase che sembra far riecheggiare alcuni passaggi di Draghi al Copasir, quando chiese «trasparenza» ai partiti nei rappporti con Mosca.

 

Microfoni infuocati

Le dichiarazioni rilasciate dal fedelissimo di Vladimir Putin al microfono di Giuseppe Brindisi, “padrone di casa” del programma Zona Bianca di Mediaset. – un campionario in prima serata della propaganda di Mosca – hanno fatto sobbalzare sulla sedia non solo il premier, visto che il capo della diplomazia russa è passato dalla negazione dei crimini di Bucha, alla minaccia delle armi supersoniche fino ad una lunga trafila di attacchi contro il blocco di Paesi che supportano l’Ucraina e il presidente Volodymyr Zelensky, definito un filo-nazista anche se di origine ebraica «perché anche Hitler aveva origini ebraiche». 

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Una posizione talmente grave che ieri Israele ha convocato l’ambasciatore russo a Tel Aviv per «chiarimenti» su frasi «imperdonabili e oltraggiose». Inevitabile quindi l’intervento della Ue. Attraverso un portavoce, ieri è stato ribadito che le ospitate di giornalisti russi, rappresentanti di media bloccati dalle sanzioni - come Sputnik, Russia Today o Zvezda con l’onnipresente Nadana Fridrikhson, sospettata di essere anche un funzionario del ministero degli Esteri russo - non possono eludere le sanzioni Ue contro la propaganda russa sull’Ucraina. Inoltre, dice l’Ue, «le emittenti degli Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza o all’odio». 

L'incidente

Non proprio una grande figura per la Penisola, ad una settimana esatta dall’intervento del presidente Sergio Mattarella a Strasburgo (dove stamane interverrà anche il premier Mario Draghi) a difesa della libertà di informazione come «pilastro fondamentale delle democrazie». In Italia il presidente del Copasir Adolfo Urso ha fatto sapere di essere pronto a convocare l’ad della Rai Carlo Fuortes per il 17 maggio, immediatamente prima del presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella. «I comizi di Lavrov e Solovyev (il giornalista vicino a Putin spesso in diretta a cui è stata incendiata la villa sul lago di Como) mettono in pericolo la sicurezza nazionale» gli ha fatto eco Enrico Borghi, Pd. E proprio dai dem è arrivato l’affondo del segretario Enrico Letta: «Siamo così pochi a pensare che non sia possibile, né accettabile?».

La polemica

Non solo. Non è ovviamente sfuggito ai più che la rete che ha ospitato Lavrov è quella fondata da Silvio Berlusconi. Le critiche al programma sono arrivate anche da parte di Ppe (gruppo europeo che ospita anche Forza Italia), Lega e FdI. La stessa Mediaset ha parlato di «parole deliranti che però sono una fotografia della storia contemporanea». Anche tra gli azzurri si è levata qualche voce critica. Il deputato Elio Vito è stato tra i primi a parlare di risoluzioni Ue violate: «Il posto giusto dove Lavrov dovrebbe parlare è il Tribunale penale internazionale a l’Aja». Esattamente il punto poi ribadito dalle istituzioni europee: «Ma è importante sottolineare che - hanno spiegato - la libertà di espressione è di fondamentale importanza. Qui non si tratta di censurare le opinioni. I giornalisti che hanno lavorato» per media pro-Putin «non sono interessati dalle sanzioni». Tuttavia, c’è «una clausola di non elusione che si applica anche ai giornalisti».

Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA