Ex Ilva, l'allarme dei sindacati: «Produzione ai minimi storici e l'azienda sta spegnendo gli impianti»

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Ex Ilva, l'allarme dei sindacati: «Produzione ai minimi storici e l'azienda sta spegnendo gli impianti»
I lavoratori e i sindacati dell'ex Ilva di Taranto, che attendono risposte dal governo e pretendono chiarezza da ArcelorMittal sugli assetti di marcia, hanno lanciato l'ennesimo allarme: «La produzione è ai minimi storici e lentamente l'azienda sta spegnendo gli impianti. O si interviene presto o si va verso lo stop totale». Ora iniziano a scarseggiare anche i minerali nell'area parchi e a catena rischiano seriamente un blocco anche gli altoforni. Per le organizzazioni sindacali, la fabbrica «è ormai agonizzante e non può resistere più di tre-quattro settimane in queste condizioni». È ancora più esplicito Francesco Brigati, coordinatore Rsu Fiom. «ArcelorMittal - sostiene - ha un unico obiettivo: chiudere la fabbrica e consegnare uno stabilimento senza alcuna prospettiva.

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È evidente che la multinazionale ha individuato il percorso migliore per eliminare un competitor importante come l'Ilva di Taranto. Infatti, oltre ad aver acquisito quote di mercato, adesso sta lavorando per lo spegnimento degli impianti a partire dalla mancanza di approvvigionamento delle materie prime necessarie a mantenere in marcia gli impianti». Ma in base all'art. 13 del contratto di affitto, ricordano le organizzazioni sindacali, «la conduzione dei rami d'azienda deve obbligatoriamente garantire l'efficienza degli impianti», mentre il pericolo è che «gli impianti subiscano danni irreversibili». L'Usb torna a riproporre le problematiche relative alla sicurezza ricordando che, negli ultimi giorni, due incidenti hanno interessato i convertitori delle due acciaierie. «Ormai - attacca il sindacato di base - è all'ordine del giorno rischiare la vita nello stabilimento ArcelorMittal. Gli impianti pericolosi vanno fermati».

 
 

Oggi si è svolto un sit-in di cittadini e rappresentanti di associazioni ambientaliste davanti alla portineria D con un confronto, a tratti spigoloso, con operai che uscivano dalla fabbrica al cambio turno. «Fermatevi a parlare, dobbiamo essere uniti, facciamo fronte comune», ha detto una delle attiviste, Sabrina Corisi, del movimento Tamburi Combattenti. Un lavoratore ha risposto: «è battaglia persa». Altri cittadini scandivano lo slogan «Chiusura! Chiusura!». E domani - alle 15 - è previsto un presidio dinanzi alla Prefettura delle associazioni referenti del Piano Taranto che invocano la chiusura del Siderurgico, la bonifica con il reimpiego degli operai e la riconversione economica del territorio. La crisi sta avendo gravi ripercussioni anche sull'indotto. Oggi la ditta Gamit, che si occupa di manutenzioni meccaniche per il Siderurgico, ha inviato una lettera a Fim, Fiom e Uilm, annunciando di essere «impossibilitata ad erogare gli emolumenti di ottobre» ai suoi 50 dipendenti perchè non si è vista saldare le fatture dalla multinazionale franco-indiana.

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Mercoledì 13 Novembre 2019, 19:11






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