Green pass, «rubarli per rivenderli». Il nuovo (e remunerativo) mercato clandestino

Hacker "lavorano" per rubare i certificati dagli smartphone

Martedì 7 Dicembre 2021 di Giuseppe Scarpa
Green Pass, «rubarli per rivenderli». Il nuovo (e remunerativo) mercato clandestino

«Attenzione al furto del Green pass, chi ha la stessa età e lo stesso sesso può facilmente utilizzare», spiega un investigatore. Il tallone d'Achille dei Green pass è uno: ristoratori, titolari di bar non chiedono il raffronto tra il documento d'identità e il risultato che restituisce l'app di verifica. Una condizione che permette lo scambio, il prestito del certificato verde. In pratica, questo è ciò che temono le forze dell'ordine, più che la vendita dei documenti contraffatti, c'è la diffusione di un altro fenomeno: l'affitto del Green Pass di chi si è vaccinato.

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Oppure il furto dello stesso certificato verde autentico, venduto sempre al No vax. Insomma il nuovo scenario è questo, più che la contraffazione. Tant'è che gli stessi hacker più che creare dal nulla i nuovi documenti lavorano su come rubarli dagli smartphone delle persone. Oppure allacciare rapporti con chi per motivi lavorativi può disporre dei dati sensibili di altre persone.

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Un esempio di questo nuovo fenomeno è emerso grazie all'indagine (di fine novembre) del nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della guardia di finanza diretta dal colonnello Gianluca Berruti. Le fiamme gialle coordinate dalla procura di Milano hanno individuato e perquisito diversi persone in Veneto, in Liguria, in Puglia e in Sicilia, amministratori degli account Telegram, che promettevano a numerosissimi “clienti” di fornire Green Pass autentici. I truffatori, avrebbero assicurato l’autenticità del certificato grazie a una presunta complicità di personale sanitario che forniva i preziosi documenti.

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Le indagini hanno consentito di smascherare i membri dell’organizzazione criminale - i quali hanno immediatamente ammesso le proprie responsabilità - ricostruirne completamente la rete della clientela e sottoporre a sequestro i profitti illeciti in criptomoneta. Bitcoin ed Ethereum erano quelle preferite per il pagamento. 

 

Ultimo aggiornamento: 18:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA