Green Pass su bus e metro: pochi controlli e solo alle fermate

Record di certificati scaricati: 1,3 milioni

Martedì 7 Dicembre 2021 di Camilla Mozzetti e Francesco Pacifico
Green Pass su bus e metro: pochi controlli e solo alle fermate

È una rete, quella dei controlli sul super Green pass, che nella Capitale parte a “campione” e tira su quello che può. Provando a stanare il più alto numero di trasgressori ma confidando sul senso di responsabilità dei cittadini che a fine giornata si rivelerà dirimente. Del resto pensare che si fosse potuto verificare tutto il comparto degli utenti di bus, metro, pullman ma anche di pubblici esercizi, come bar e ristoranti, in una città che conta 3 milioni di residenti e raddoppia il numero proprio con i pendolari in arrivo dalla provincia ma anche da altre Regioni avrebbe significato dare credibilità ad un’impresa impossibile.

E così partono i controlli sul nuovo certificato verde per ricordare principalmente ai cittadini quali sono le regole da seguire con un’attenzione tutta puntata all’uso dei mezzi pubblici e alle attività di bar e ristoranti. Nel primo caso gli utenti da ieri sono chiamati a mostrare un Green pass generato anche da tampone, nel secondo a tutti i clienti che siederanno ai tavoli interni per consumare sarà richiesto il certificato rafforzato, ovvero quello generato solo in presenza di vaccinazione (e guarigione). Le verifiche, con risultati parziali a fine giornata, saranno esigue.

Controlli super Green Pass: poche multe


Tra polizia, carabinieri, agenti della municipale che hanno messo in campo un numero comunque ingente di personale considerate anche le altre attività da garantire sul territorio, si arriverà a superare la soglia dei 5 mila controlli. Eppure solo la metro, ad esempio, viaggia ogni giorno a una capienza media - stima l’Atac - di 400 mila utenti. Di conseguenza, anche il numero delle sanzioni è stato bassissimo (una ventina) ma questo è dipeso anche da un altro motivo: il 90% di chi ieri è stato controllato era in regola. “Spunta” verde sull’App di verifica in mano agli agenti.

La nuova applicazione diffusa dal ministero della Salute differenzia i Green pass, quello da tampone da quello generato dal vaccino, e i secondi sono stati nettamente superiori ai primi. «Per me non cambia nulla», dice Arcangela R. alla stazione Anagnina, uno dei principali snodi della Capitale. «Uso i mezzi, sono vaccinata e ho il Green pass, sono anche contenta che mi venga controllato anche se mi aspettavo un numero maggiore di verificatori». Il suo viaggio è iniziato a Pietralata, sette fermate sulla metro per arrivare a Termini, cambiare linea e passare sulla “A” fino ad Anagnina. «Non mi ha controllato nessuno. Solo adesso che devo prendere un altro bus mi è stato chiesto il certificato, capisco che è complicato e non dovrebbe essere neanche così perché tutti noi dovremmo essere vaccinati».

 

 

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha espresso il suo apprezzamento «per lo spirito di collaborazione dimostrato dai cittadini che ha fin qui permesso un’ordinata opera di verifica dei certificati verdi da parte delle forze di polizia, delle polizie locali, del personale delle aziende di trasporto e degli esercenti».
Nel gruppo oceanico di utenti, ovviamente, c’è anche chi però ha provato a farla franca e magari ci è pure riuscito. I verificatori dell’Atac, ad esempio, che non sono saliti a bordo delle vetture chiedendo il Green pass come si fa con i titoli di viaggio, hanno effettuato i controlli, sempre a campione, solo a terra. Su 1.350 persone verificate fino al primo pomeriggio, 30 sono risultate irregolari ma a loro niente verbale, sono stati solo invitate ad allontanarsi. Che fine hanno fatto? Chissà. Diverse Prefetture intanto hanno stabilito che ad elevare le sanzioni siano solo le forze dell’ordine. 


I CERTIFICATI SCARICATI
L’esempio romano è stato ricalcato seppur in scala ridotta da altre città, stesso schema: controlli soft, per scelta o necessità, poche multe e molti certificati validi. In parte scaricati anche ieri: oltre un milione e 300 mila, la stragrande maggioranza dei quali - quasi 970 mila - legati alle vaccinazioni. Rare le eccezioni, come capitato a Chieti dove una donna ha fatto il suo percorso a bordo di un bus con un Green pass da tampone scaduto. Arrivata a destinazione è stata comunque intercettata e multata. Stesso copione tra bar e ristoranti. Sempre a Roma, tanto in Centro quanto in periferia, i titolari sono stati molto ligi nel chiedere il Super Green pass a chi voleva consumare, seduto, all’interno dei locali.

«È inutile fare polemiche - spiega Mimmo Laganà, che gestisce un ristorante nei pressi del Parlamento - qui si viene per stare bene e per stare bene bisogna vaccinarsi. Poi i clienti vanno tranquillizzati, gli va spiegato che noi non manteniamo i dati delle loro certificazioni». Ad aiutare gli esercenti anche il fatto che sia i romani sia i turisti hanno preferito accomodarsi all’esterno nonostante il freddo pungente: non a caso bar e ristoranti ieri hanno aumentato la presenze delle cosiddette stufe a fungo vicino ai tavolini. 
 

Ultimo aggiornamento: 08:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA