Graziano Mesina, resa di un latitante: «Il carcere mi terrorizza». Nel letto nascosti 6 mila euro

Il bandito sardo in cella dopo 17 mesi di fuga: "Non volevo morire in prigione"

Domenica 19 Dicembre 2021 di Cristiana Mangani
Graziano Mesina, resa di un latitante: «Il carcere mi terrorizza». Nel letto nascosti 6 mila euro

Qualche coperta, una stufa, seimila euro sotto al letto: a quasi 80 anni, Graziano Mesina, la primula rossa del banditismo sardo, avrebbe continuato a correre, se avesse potuto, nel tentativo di allontanare il carcere. Quella gabbia dalla quale ha provato a fuggire per 22 volte, riuscendoci in dieci. E dove ora potrebbe morirci.
Così ieri, quando i carabinieri hanno sfondato la porta della casa a due piani a Desulo, in Barbagia, dove Grazianeddu aveva trovato rifugio, ha alzato gli occhi al cielo e si è consegnato senza dire una parola. Dormiva vestito, temeva di essere catturato. Alle sue avvocatesse che lo hanno raggiunto al Comando provinciale di Nuoro, dove è passato prima di essere trasferito nell'inespugnabile carcere di Badu e Carros, ha confessato: «Ho già fatto troppa galera, oltre 45 anni, e l'idea di tornare lì dentro per morirci mi spaventava».

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I PARENTI MORTI
Il sorriso beffardo sembra averlo abbandonato. Il 2020 è stato un anno complicato per chi come lui aveva alle calcagna corpi speciali dei Carabinieri, il Ros e i magistrati. Ha dovuto fare i conti con il Covid, che non teme neanche i banditi. Il virus ha colpito duramente la sua famiglia: sono scomparse le sorelle Rosa e Antonia e il nipote Giancarlo Pisanu.
«Non ci sono state soffiate - spiega il comandante del Ros, Pasquale Angelosanto -, c'è stata grande omertà. Le informazioni decisive sono state raccolte da intercettazioni telefoniche e pedinamenti. Uno dei sospettati aveva frequenti contatti con amici di Desulo e nelle ultime settimane le indagini si sono concentrate su due utenze telefoniche e sugli spostamenti di un favoreggiatore». La somma di denaro ritrovata nel covo ha fatto sospettare che Grazianeddu fosse pronto a cambiare nuovamente destinazione e che stesse «per muoversi dall'abitazione». Dal 2 luglio del 2020 ha goduto di diversi fiancheggiatori, è rimasto in Sardegna, coperto da complici sui quali ha sempre potuto contare durante la sua vita da criminale. A cominciare da chi lo ha ospitato a Desulo: i proprietari dell'immobile, Antioco Gioi, 56 anni, e la moglie Basilia Puddu, di 47, che sono stati arrestati con l'accusa di favoreggiamento. E hanno, poi, ottenuto gli arresti domiciliari.
Con il suo arresto si chiude un'epoca: in Sardegna non c'è più un rapimento dal 2006, la malavita ha aggiornato i suoi codici, il traffico di droga (con la richiesta alimentata destate dai grandi flussi di turismo) ha sostituito i reati tradizionali. Graziano Mesina dicono le sentenze che hanno cancellato la grazia ottenuta nel 2004 lo aveva intuito, girava in Porsche Cayenne con autista, impartiva ordini in linguaggio cifrato («È arrivata la biada?», cioè la partita di cocaina), ma non è riuscito a calarsi completamente nel ruolo di boss della nuova «mala». Le sue continue fughe hanno contribuito ad alimentarne il mito. Evadeva e tornava in carcere. Veniva graziato e poi nuovamente condannato. Un periodo di latitanza è avvenuto anche per inseguire una storia d'amore: non si è presentato al penitenziario di Porto Azzurro, dove scontava l'ergastolo, per trascorrere qualche giorno con la sua innamorata.

 


LA STORIA
Penultimo degli undici figli di una famiglia di pastori di Orgosolo, Mesina ha trascorso in carcere oltre 40 dei suoi 79 anni di vita. E ha cominciato a far capire subito di che pasta fosse fatto: in quarta elementare, racconta nella sua autobiografia, ha preso a pietrate il maestro e ha dovuto lasciare la scuola per andare in campagna come servo pastore. Numerosi personaggi pubblici si sono occupati di lui. Tra i primi a battersi perché gli fosse concessa la grazia c'è stato Indro Montanelli, ma Giovanni Falcone ha detto no all'allora presidente Cossiga che aveva espresso avviso favorevole per la concessione del beneficio. Allora Mesina si è offerto come mediatore nel rapimento del piccolo Farouk Kassam. E la grazia, alla fine, è arrivata, concessa dall'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Il bandito torna libero, ma ricomincia a darsi da fare contro la legge. Il resto è storia recente: è il 2 luglio del 2020 quando si dà alla fuga nella notte, prima che la Cassazione renda definitiva la sentenza a suo carico riaprendogli le porte del carcere.
Ieri ai Carabinieri sono arrivate le congratulazioni dei ministri Lamorgese, Guerini, Di Maio. E anche del comandante generale dell'Arma, Teo Luzi.


GLI INVITI
C'è chi ritiene che Grazianeddu abbia avuto le occasioni per cambiare vita e le abbia gettate al vento. Era arrivato a fare anche la guida turistica, portando comitive sul Supramonte, raccontando le gesta di bandito gentiluomo. Ma la sua sarebbe stata un'attività fittizia - dicono le sentenze - per coprire un lucroso traffico internazionale di stupefacenti. Come ogni storia che somigli a un film, anche per lui ci sono stati gli inviti al Grande Fratello, le serate in tv, i libri scritti a più mani. Uomo dalle mille risorse, Grazianeddu, questa volta potrebbe non avere più la voglia e la forza per riservare sorprese.

Ultimo aggiornamento: 07:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA