La riforma del processo: assoluzioni senza appello e priorità a certe indagini

Lunedì 10 Maggio 2021 di Michela Allegri e Marco Conti
La riforma del processo: assoluzioni senza appello e priorità a certe indagini

Riforma della prescrizione, con due opzioni: processuale, oppure un rimedio compensativo con un'attenuante prevista in caso di eccessiva lungaggine del processo. L'inappellabilità e la sola possibilità di revisione del procedimento in Cassazione per le sentenze penali di assoluzione.


I MEMBRI
Il coinvolgimento del Parlamento, tramite un atto di indirizzo, nell'indicare le priorità relative a determinati reati. E, soprattutto, la volontà di velocizzare i tempi, cercando spingere sui riti alternativi e di incidere sulle impugnazioni, prevedendo che la regola per l'appello sia di discussione scritta, salvo una differente richiesta da parte dell'imputato. Sarebbero queste le principali proposte relative alla riforma della giustizia e della prescrizione che, oggi pomeriggio, i membri della Commissione ministeriale istituita dalla Guardasigilli, Marta Cartabia, e coordinata dal presidente emerito della Corte costituzionale Giorgio Lattanzi, presenteranno ai capigruppo in Commissione Giustizia della Camera. La scorsa settimana, invece, i gruppi parlamentari hanno presentato gli emendamenti, 718 in tutto, al ddl Bonafede, emanato dal precedente governo e che la Camera sta esaminando.


LA PRESCRIZIONE
Il tema più spinoso resta quello della prescrizione di fatto cancellata dal ministro Bonafede. Il ddl a suo tempo messo a punto dal ministro grillino era frutto di una sorta di compromesso tra M5S, Pd e Leu che a sua volta superava la legge Spazzacorrotti approvata dalla maggioranza M5S-Lega nel gennaio 2019. Se la Spazzacorrotti prevedeva che la prescrizione si fermasse dopo il processo in primo grado, il Lodo Conte2 - dal nome del deputato di Leu Federico Conte - mantiene il fermo della prescrizione dopo il primo grado, ma introduce una serie di meccanismi di durata massima di ogni fase processuale. La scorsa settimana su questo punto tutti i gruppi hanno presentato emendamenti discordanti: i Cinque Stelle e la Lega hanno proposto di tornare alla Spazzacorrotti, mentre il Pd ha puntato sul potenziamento dei riti alternativi per sgravare i tribunali, e sul ripristino della prescrizione se si sforano i tempi del processo in appello e Cassazione o, in alternativa, in uno sconto di pena se i tempi sono oltremodo lunghi. Forza Italia vorrebbe invece il ripristino della prescrizione a come era prima della Spazzacorrotti. Sulla questione da parte della commissione ci sarebbe apertura al confronto. Le ipotesi vagliate sono due: una prescrizione processuale secca e una di rimedio compensativo, con un'attenuante in caso di caso di processo di irragionevole durata. Sul tavolo anche la riforma del Csm che in alcuni emendamenti, si lega alla separazione delle carriere. «Sono stati affrontati tutti i temi del ddl Bonafede, dando sistema agli argomenti - ha detto il sottosegretario Francesco Paolo Sisto - I prossimi passi saranno comunicare le proposte ai capigruppo, un confronto costruttivo e poi l'approdo in Parlamento, come fase finale di un procedimento complesso. I lavori sono stati terminati in tempo record. C'è un ragionevole ottimismo in un buon risultato condiviso».


IL REFERENDUM
Su ogni testo presente in Parlamento ci sono già valanghe di emendamenti presentati soprattutto dall'ex ministro e ora deputato di Azione, Enrico Costa. A rendere il clima più effervescente c'è anche l'annuncio di Matteo Salvini di voler promuovere ben otto referendum sulla giustizia con il Partito Radicale di Maurizio Turco. Per i Radicali si tratta di un secondo tempo rispetto ai referendum già proposti, vinti e disattesi. Per Salvini l'occasione per una battaglia anche contro la legge Severino che potrebbe creargli qualche grattacapo. Il rischio è però di trasformare i quesiti sulla giustizia in un referendum su Salvini e di fermare le riforme necessarie ed inserite nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. «Devo essere molto chiara, senza riforme della giustizia niente fondi del Recovery», ha sottolineato qualche giorno al Guardasigilli Cartabia in un'intervista a La Stampa. Le tre riforme che la ministra intende portare a compimento valgono 2,3 miliardi del Pnrr e il referendum rischia di rallentare l'iter legislativo.
«Mi sembra un'iniziativa interessante», ha sostenuto ieri non a caso la leader di FdI Giorgia Meloni secondo la quale «la riforma della giustizia è un tema che non può essere rimandato, e che non deve essere affrontato su un piano ideologico o come uno scontro tra politica e magistratura».
Michela Allegri
Marco Conti
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