Tumore trattato col metodo Hamer: paziente morta, dottoressa arrestata. La cura a base di tisane e psicoterapia

Martedì 26 Ottobre 2021
Il metodo Hamer per il tumore: paziente morta, in carcere la dottoressa. Come cura usava tisane e psicoterapia

Tisane e sedute di psicoterapia: più che una sperimentazione, un azzardo se l'idea è quella di curare un tumore. Per i giudici, qualificando i fatti alla luce del codice penale, un omicidio colposo: la paziente, infatti, non è sopravvissuta al trattamento cui era stata sottoposta per un melanoma maligno. Per questo motivo la dottoressa ideatrice della singolare - ed evidentemente letale - terapia è finita in manette: Germana Durando, 66 anni, di Torino, radiata dall'Ordine nel 2018, è stata arrestata: deve scontare, per effetto di una sentenza irrevocabile, una condanna a 3 anni, 8 mesi e 26 giorni di reclusione per omicidio colposo.

La terapia ispirata alle teorie del dottor Hamer

A notificarle il provvedimento sono stati gli agenti di polizia del commissariato Barriera Nizza. La Durando, omeopata, secondo le accuse si era servita delle teorie sviluppate da un tedesco, Ryke Geerd Hamer, basate sul presupposto che la malattia sia il prodotto di un conflitto psichico. Una tesi «alternativa» che la comunità scientifica non ha mai avvalorato. Di conseguenza, neppure la giurisprudenza. Al punto che Hamer (deceduto nel 2017) fu a suo tempo radiato dall'albo, passando da un processo all'altro in diversi Paesi europei.

La patologia partita da un neo

La paziente, Marina L., aveva un neo di 5 millimetri sulla spalla sinistra. Si era rivolta al medico, che chiamava «Santa Germana», e aveva accettato i suoi consigli. È deceduta nel 2015, a 53 anni, preda di un melanoma maligno che nemmeno un intervento chirurgico era riuscito a debellare. Dopo nove anni di cure a base di erbe, parole, introspezione. In aula, il medico ha negato le accuse, sostenendo che era stata Marina, in realtà, a rifiutare le terapie tradizionali. «La scelta - ha detto - era stata sua. Dovevo decidere se abbandonare la paziente o continuare a stare al suo fianco come lei si aspettava da me, in scienza e coscienza, rispettando la sua volontà di individuo. Mi sono comportata seguendo i dettami della deontologia professionale». Ma i giudici non le hanno dato ragione.

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Sotto processo anche la mentore della dottoressa

I familiari della donna si sono costituiti parte civile con l'avvocato Marino Careglio e hanno ottenuto un indennizzo. Quanto alla Durando, nel 2018 è arrivata la radiazione. Il suo legale, Salvo Lo Greco, ha chiesto l'affidamento in prova, spiegando che ci sono due comunità pronte ad accoglierla per dei progetti di volontariato: si attende la decisione del tribunale di sorveglianza. È ancora aperto, intanto, un fronte giudiziario che riguarda la mentore della Durando, la dottoressa Gloria Alcover Lillo, 66 anni, modenese. In appello, a Torino, è stata condanna a tre anni per cooperazione in omicidio colposo. Nelle prossime settimane il caso approderà in Cassazione.

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA