Fase 2, in rete una parte del codice di “Immuni”: la app di contact tracing arriverà in 10-15 giorni

Lunedì 25 Maggio 2020 di Francesco Malfetano

È quasi-Immuni. La discussa app per il tracciamento del contagio sta per arrivare sugli smartphone dei cittadini italiani. Tra pochi giorni infatti inizierà l’ultima fase dello sviluppo: quella di sperimentazione («Arriva in 10-15 giorni. Immagino che per la prima decade di giugno» ha spiegato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri). Ad oggi però non è ancora possibile scaricarla né su dispositivi Android né su iPhone. Tuttavia da poche ore è disponibile non solo il logo ufficiale (un omino bianco in un cerchio viola) quanto soprattutto una parte (piccola) del suo codice sorgente. Si tratta della struttura alla base del software realizzata dall’azienda milanese Bending Spoons che, come promesso dalla ministra Paola Pisano nelle scorse settimane, è stata condivisa sulla GitHub. Vale a dire sul più famoso sito internet al mondo per la distribuzione di progetti open source di questo tipo; una piattaforma su cui gli esperti di linguaggi di programmazione si confrontano su ciò che viene caricato inviando suggerimenti o mostrando criticità. Tant’è che la documentazione ufficiale (che a differenza del codice è stata pubblicata la scorsa settimana) ha già ricevuto una trentina di indicazioni da parte della comunità di esperti e 14 di queste sono state già prese in considerazione dagli sviluppatori. Si tratta quindi di una garanzia di trasparenza che consente di individuare eventuali errori nel lavoro realizzato.

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IL CODICE
Quanto caricato oggi su GitHub, in pratica, è il frutto dell’impegno di queste settimane da parte degli sviluppatori di Bending Spoons e PagoPA (non menzionata sulla piattaforma, ma tra gli attori protagonisti della pratica). Nulla di inatteso in realtà: al momento codice e documentazioni rispondono esattamente alle specifiche tecniche concordate da politica, tecnici e Garante per la Privacy.  Riassumendo tutto ciò che è visibile dal codice, sappiamo che Immuni utilizzerà una Api (interfaccia di programmazione) decentralizzata. Sarà cioè basata sul modello realizzato da Apple e Google e pubblicato lo scorso 20 maggio. Più che “contact tracing” infatti, la definizione corretta per l’app sarebbe quella indicata proprio dai colossi statunitensi: “Exposure notifications” (letteralmente “Notifiche di esposizione”). Non a caso l’app, come ormai noto a tutti, non utilizzerà i servizi di geolocalizzazione GPS ma solo la tecnologia Bluetooth. Potrà quindi individuare esclusivamente una sorta di stretta di mano virtuale tra due smartphone che la utilizzano. Due dispositivi con Immuni installata si riconoscono ad una certa distanza e, senza tracciare la posizione, tengono a mente questo incontro. L’accoppiamento tra i telefoni avviene con identificativi anonimizzati che non consentono né ad Apple o Google né alle autorità di sapere a chi appartengono. Questi dati infatti restano salvati esclusivamente sul telefono degli utenti. Sui server centrali (gestiti dalla società pubblica Sogei) saranno conservati solo i codici identificativi anonimi degli eventuali utilizzatori risultati positivi al tampone. Queste informazioni però, oltre ad essere criptate e rese anonime, andranno cancellate entro la fine dell’anno.

COSA MANCA
A livello tecnico quindi, almeno sulla carta, l’app sembra a buon punto con la sperimentazione che dovrebbe iniziare nel giro di pochi giorni. Anzi, l’Italia sembrerebbe essere davanti a tutti i 22 paesi del mondo che hanno scelto di aderire al protocollo di Apple e Google. A mancare però è anche la loro validazione ufficiale. Prima di essere pubblicata sui rispettivi store infatti, i due colossi si occuperanno di valutare l’app. Non solo, una valutazione dovrà essere compiuta anche dal Garante per la Privacy. L’Autorità, come ribadito da Antonello Soro questa mattina nel corso di un'audizione nella Commissione parlamentare per la semplificazione, sta per ricevere «la documentazione relativa alla valutazione di impatto sulla privacy sulla quale dovremo esprimerci». In ogni caso, il lavoro compiuto fino ad oggi e gli aggiustamenti in corso d’opera indicati, «dovrebbero consentirci di consigliare agli italiani di scaricare l’app - ha chiarito - Lo decideremo comunque nei prossimi giorni». In pratica l’obiettivo di rendere Immuni disponibile entro il 10 giugno non è mai stato così realistico.

 

Ultimo aggiornamento: 18:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA