Eitan, la zia paterna vola in Israele per “l'immediata restituzione del bimbo” rapito dal nonno a Pavia

Mercoledì 15 Settembre 2021
Eitan, la zia paterna vola in Israele per “l'immediata restituzione del bimbo” rapito dal nonno a Pavia

Con il nonno Shmuel Peleg che resta almeno fino a venerdì agli arresti domiciliari dopo il rapimento del nipote Eitan Biran, la Farnesina fa sapere che l'Italia «conta sulla collaborazione di Israele per una soluzione concordata della vicenda, nell'interesse superiore del minore», come comunicato con una "nota verbale" inviata nei giorni scorsi all'ambasciata israeliana a Roma. La risposta di Israele che garantisce che "agirà in cooperazione con l'Italia, per il bene del minore e che le autorità israeliane stanno seguendo il caso e che gestiranno qualunque richiesta, pervenuta attraverso i canali appropriati, in conformità della legge e dei trattati internazionali pertinenti».

Detto di queste reazioni di fronte al sequestro internazionale di un bimbo di 6 anni, che ancora deve rimettersi dalle conseguenze dalla tragedia del Mottarone in cui il 23 maggio ha perso il fratellino, i genitori e i bisnonni, va registrato che la zia paterna Aya si appresta a partire per Israele per far valere i diritti del piccolo che le era stato affidato dal giudice lombardo dopo l'incidente alla funivia.

Lo stesso giudice tutelare di Pavia, Michela Fenucci aveva stabilito, con un decreto dello scorso 10 agosto, che Shmuel Peleg, nonno materno di Eitan, restituisse il passaporto. Nel provvedimento con cui «rigetta la richiesta di concessione di termini a difesa, rigetta l'eccezione di incompetenza rimettendo al tutore (Aya, la zia paterna dell'unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, ndr) ogni decisione sulle modalità di frequentazione dei parenti materni con il minore» e «rigetta le richieste volte ad ottenere l'eggettuazione di consulenze tecniche d'ufficio», il giudice «invita il tutore a domandare a Shmuel Peleg la consegna del passaporto entro e non oltre il 30 agosto». La consegna non è mai avvenuta e ha permesso al nonno, indagato dalla procura di Pavia per sequestro di persona aggravato dall'età del minore, di prendere un aereo dalla Svizzera e raggiungere Israele con il nipote.

Tutti elementi che saranno portati all'udienza del 29 settembre presso il Tribunale di Tel Aviv a cui la zia chiederà  «l'immediata restituzione di Eitan». Lo ha detto all'Ansa Shmuel Moran, legale in Israele dell'affidataria. «Questo - ha aggiunto - è un sequestro, un rapimento dall'Italia, contro la legge italiana, contro la legge civile, contro le decisioni del tribunale italiano, contro la legge criminale». «Il bambino deve essere restituito all'Italia il prima possibile».  Moran, riferendosi all'appuntamento del 29, ha spiegato che «di solito questi casi non si esauriscono in un'udienza. Questo sarà il primo di una serie. Ma allo stesso tempo questo è un caso particolare. Il giudice potrebbe solo fissare le procedure del caso e fissare un'altra udienza nei giorni seguenti. O può provare a dire qualcosa entrando nel merito. Non possiamo saperlo».

«Entrambe le parti - ha aggiunto - saranno ascoltate, ciascuna darà la sua linea di accusa o difesa». Alla domanda se Aya, al suo arrivo in Israele, possa vedere o riprendersi Eitan, Moran ha risposto: «Abbiamo presentato richiesta al tribunale, ma il tribunale non ha ancora deciso. Voglio aspettare di vedere Aya in Israele. A quel punto farò pressione sul tribunale perché decida su questo caso». Il legale non ha poi voluto commentare cosa possa succedere se non saranno confermati i provvedimenti restrittivi a casa disposti dalla polizia nei confronti di Shmuel Peleg. Sul fatto che Eitan stia ancora con il nonno, Moran ha sottolineato che è stato chiesto «al tribunale di portare via il bambino a questa persona. Ma c'è una procedura e stiamo aspettando che arrivi Aya in Israele. Siamo ai primissimi passi, solo ieri è stato aperto il fascicolo».

Ieri è stato intanto permesso al bimbo di parlare per qualche minuto con gli zii a Pavia.

 

Anna Cattaneo, presidente della nona sezione del tribunale di Milano

Se ora il piccolo si trova in Israele la legge è comunque chiara su chi deve stabilire dove deve vivere il minore. «Il regolamento della Comunità europea n. 2201 del 2003, denominato Bruxelles II bis, disciplina la competenza giurisdizionale in materia di famiglia e minori, questi regolamenti comunitari si applicano anche ai cittadini non facenti parte dell'Unione europea e il regolamento dispone che l'autorità giudiziaria italiana ha la giurisdizione in ordine alle questioni relative alla responsabilità genitoriale di tutti i minori che risiedono abitualmente in Italia anche se non sono cittadini italiani», sottolinea.

 

Nel caso di Eitan - un bambino che ha perso i genitori - «c'è il giudice tutelare che con un procedimento decide chi debba svolgere l'incarico di tutore sulla base di molteplici valutazioni, tra le quali quella di garantire la stabilità di vita e la continuità delle relazioni e degli affetti». Con il sequestro da parte del nonno, la zia-tutrice ha attivato la Convenzione dell'Aja, ma le possibilità di riportarlo in Italia sono buone. L'autorità israeliana minorile dovrà pronunciarsi su Eitan, ma si tratta di una valutazione - dopo un'istruttoria - non nel merito: «È l'autorità israeliana che deve disporre il rientro ed il rigetto è previsto solo in casi gravi: se vi sia il rischio per il minore di pericoli fisici e psichici o di trovarsi in una situazione intollerabile», conclude Anna Cattaneo.

 

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