Mottarone, Eitan si sveglia: «Dove sono mamma e papà?». Il bimbo è stabile e accanto a lui c'è la zia Aya

Venerdì 28 Maggio 2021 di Simone Pierini
Funivia Mottarrone, Eitan è sveglio e chiede dei genitori: il bimbo di 5 anni è l'unico sopravvisuto alla tragedia

Chiede dei suoi genitori Eitan, il bambino unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone. «Dove sono mamma e papà?» è il frequente interrogativo del piccolo, la zia e la nonna sempre vicine. Le sue condizioni sono stabili, ma la prognosi resta riservata, perché «il torace è ancora contuso e la situazione addominale non permette ancora di rialimentarlo». Per questo rimane in Rianimazione ancora qualche giorno, ricoverato da domenica all'ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Accanto a lui, in una stanza al terzo piano, c'è la zia Aya. Un volto familiare che, come suggerito dagli psicologi, lo accompagna in ogni istante. Non sa ancora di essere rimasto orfano e di avere perso anche il fratellino e i bisnonni, morti insieme nello schianto della cabina della funivia. «Dove sono mamma e papà», chiede il bambino, nei confronti del quale si moltiplicano i gesti di solidarietà e di vicinanza.

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L'elmetto dei vigili del fuoco

I vigili del fuoco gli hanno consegnato un casco e una maglietta, con tanto di draghetto Grisù e il nome ' Eitan', mentre i ciclisti del Giro d'Italia che oggi sono passati per Stresa, la località del Lago Maggiore da cui parte la funivia per raggiungere la vetta del Mottarone, hanno deciso di devolvergli i premi in denaro della tappa. È rosa, come la corsa, la scritta «Un abbraccio al piccolo Eitan da tutti noi», uno dei numerosi striscioni comparsi nelle ultime ore sul lago. Ad esporlo a Verbania, non lontano dal carcere dove sono recluse le tre persone fermate per l'incidente, sono stati i bambini della scuola materna Della Rossa. Oltre 45 mila euro sono state raccolte in poche ore nella campagna online sulla piattaforma 'Eppellà di Lucca.

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Medaglia al valore 

Il Comune di Pavia, dove nel quartiere Borgo Ticino viveva la famiglia del piccolo, ha aperto un conto corrente a nome di Eitan. Propone la medaglia d'oro al valor civile per il padre di Eitan Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia. E, secondo quanto riferisce l'ex presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, la richiesta è stata appoggiata da tutta la politica, « da Matteo Salvini, Enrico Letta, Matteo Renzi, Giorgia Meloni e Nicola Fratoianni», perchè Amit Biran, in un gesto estremo e disperato d'amore, con un abbraccio ha fatto da scudo al figlio. Una iniziativa accolta da senatore Francesco Giro, anche lui di Forza Italia, componente della Speciale Commissione per il conferimento delle onorificenze al valore e al merito civile. «Me ne farò immediatamente interprete e promotore».

 

Di quanto accaduto domenica scorsa Eitan non sembra ricordare e nessuno glielo ha ancora ricordato. Si procede passo per passo, come stabilito dall'equipe di psicologi della dottoressa Marina Bertolotti e dal direttore della Rianimazione, dottor Giorgio Ivani, fin da prima del risveglio. Anche quando verrà trasferito in un reparto di degenza sarà necessario procedere con cautela. La prognosi non verrà sciolta automaticamente e la domanda a cui famigliari e sanitari dovranno rispondere con più attenzione sarà quella che ripete nelle ultime ore. «Dove sono mamma e papà?»​

Video

La cabina «ballava e c'era forte rumore metallico»

La cabina «ballava» e, mentre risaliva la montagna, «c'era un forte rumore metallico». Tra gli ultimi a utilizzare la funivia del Mottarone prima dell'incidente in cui domenica sono morte quattordici persone c'era Claudio Nicolazzo, assicuratore calabrese di Platania, ma che vive e lavora a Zurigo, in vacanza sul Lago Maggiore con la famiglia. «Siamo stati gli ultimi, pochi secondi dopo e potevamo esserci noi», racconta in una video intervista all'ANSA, precisando che l'impressione avuta dell'impianto «non è stata affatto buona». «La struttura appariva molto vecchia e poco curata, non al livello di un polo turistico come quello - sostiene l'assicuratore - Abbiamo aspettato il nostro turno, poi abbiamo visto arrivare il gruppo di persone che purtroppo è rimasto coinvolto nell'incidente. I nostri figli si sono messi a giocare e parlare con gli altri bambini, per ingannare l'attesa. Poi siamo saliti e la mia impressione, non da esperto ma da semplice utilizzatore di impianti visto che spesso vado a sciare, sia in Italia che in Svizzera dove risiedo, non è stata del tutto positiva», ribadisce.

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La vista mozzafiato sul lago ha fatto passare in secondo piano quel rumore metallico che, comunque, «non ci ha portato a immaginare nulla di grave». Lo schianto è avvenuto di lì a pochi minuti, ma una volta in cima al Mottarone «non abbiamo avuto nessuna percezione dell'incidente, perché non si è sentito nulla: nessun rumore né altri indizi che potevano far pensare a qualcosa di anomalo. Oltretutto il rumore del bob del vicino parco di divertimenti ha coperto gli altri suoni». Dopo qualche minuto, però, l'impianto di risalita si è fermato e la famiglia di origini calabresi ha realizzato che qualcosa non andava. «All'inizio, ingenuamente, abbiamo pensato alla pausa pranzo - spiega Nicolazzo -. Poi, visto che non accennava a ripartire, abbiamo cominciato a cercare su internet qualche notizia. E abbiamo realizzato, poco a poco, quello che stava accadendo». Era passata da poco l'ora di pranzo e la macchina dei soccorsi era già in moto. «Lo abbiamo capito dalle sirene delle ambulanze e dai numerosi elicotteri», ricorda senza nascondere lo choc per la notizia. «Da padre di famiglia, con i miei due bambini con me in quel momento, è stata ancora più drammatica: bastava nulla, una richiesta di mio figlio di andare al bagno o qualsiasi altro imprevisto, per ritardare cinque minuti e salire sulla cabina che è rimasta coinvolta nell'incidente».

Ultimo aggiornamento: 29 Maggio, 10:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA