Dum Dum, ucciso in strada a Milano il boss che trattava coi narcos: «Colpo di grazia alla testa»

Paolo Salvaggio, narcotrafficante milanese, era agli arresti domiciliari. Secondo gli investigatori i killer conoscevano le mosse della loro preda

Martedì 12 Ottobre 2021 di Francesco Gentile
Dum Dum, ucciso in strada a Milano il boss che trattava coi narcos: «Colpo di grazia alla testa»

Due spari al volto e alla spalla lo hanno atterrato e uno alla testa lo ha finito. Quella di Paolo Salvaggio, 60 anni, detto Dum Dum, narcotrafficante milanese, ha tutto l'aspetto di un'esecuzione. L'uomo, agli arresti domiciliari per droga a casa dell'ex moglie, era uscito come spesso accadeva dalle 10 alle 12 per un giro in bici per le strade di Buccinasco, storico territorio dell'ndrangheta a sud di Milano. Tutto procedeva per il meglio finché poco dopo le 10 non è stato affiancato da due uomini armati a bordo di uno scooter Yamaha TMax nero in via della Costituzione.

 

 

Dum dum, ucciso in strada: i killer conoscevano le sue mosse


Secondo gli investigatori i killer conoscevano le mosse della loro preda tanto da anticiparle. Lo devono aver seguito fin dall'uscita dalla sua abitazione in via Lamarmora, al giro in piazza e al bar secondo un percorso simile a quello di tanti altri giorni. E al semaforo tra via della Costituzione e via Morandi hanno individuato il punto fatale. Salvaggio, che all'arrivo dell'ambulanza era già in arresto cardiocircolatorio tanto da rendere vana la corsa all'Ospedale di Rozzano, era noto nel mondo dello spaccio. Veniva considerato vicino alla cosca dei Barbaro Papalia, andrina dominante per anni a sud di Milano. Nel 2013 era anche rimasto coinvolto nell'operazione del Parco Sud: intermediario nei traffici di stupefacenti, si era rifornito dai montegrini e tramite loro dai narcos colombiani, tenendo contatti sia con l'ndrangheta sia con la Sacra corona unita. Da una parte i Barbaro-Papalia originari di Platì in Calabria e dall'altra i Magrini, pugliesi legati alla malavita barese.
«Salvaggio era una sorta di ponte fra la ndrangheta e altre famiglie mafiose - racconta il sindaco di Buccinasco Rino Piuri -, da cui il timore che, saltati gli equilibri, inizi una sorta di guerra per il potere. La dinamica dell'omicidio è ancora da chiarire, ma immagino siano stati dei professionisti che arrivati in scooter gli hanno sparato cogliendolo di sorpresa e finendolo con un ultimo colpo quando era ormai a terra. Noi abbiamo diverse telecamere intelligenti che già in altri casi sono state risolutive e le abbiamo messe a disposizione delle forze dell'ordine che le stanno visionando». Il sindaco ha fatto anche le condoglianze alla ex moglie, che era in lacrime e vive con un figlio. Entrambi sono stati già ascoltati dagli investigatori.

 

 

 

L'allarme

Sull'omicidio indaga la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano. In via della Costituzione è arrivato il pm della Dda Gianluca Prisco che insieme al pm di turno Carlo Scalas sta coordinando i carabinieri del nucleo investigativo del tenente colonnello Antonio Coppola.
Il delitto è avvenuto tra l'altro vicino al parco cittadino Spina Azzurra, e questo agita la comunità: «Adesso bisogna capire - spiega il sindaco - perché dopo decenni si ricomincia a sparare. La preoccupazione è altissima. Sono decenni che pregiudicati e famiglie di mafia vivono qui. Lo diciamo da tempo. Non a caso la proporzione di locali sequestrati alle mafie qui è più alta che a Reggio Calabria, uno ogni mille abitanti». Finora però gli affarì della criminalità organizzata erano rimasti sotto traccia: «L'ultimo morto risale alla fine degli anni '80».
Sull'episodio interviene anche Monica Forte, presidente della Commissione regionale antimafia: «Apprendo con sconcerto della plateale e drammatica esecuzione di Buccinasco, in pieno giorno e in una strada del centro. È evidente come la scelta del luogo e dei tempi sia anche una dimostrazione di potere e impunità. E' da segnalare l'impatto che un evento del genere ha su un territorio come quello a sud di Milano, una delle zone a più alta intensità mafiosa del Nord Italia. Sono confortata nel conoscere l'avanzata qualità delle autorità, dalla Direzione distrettuale antimafia alla Prefettura, alle forze dell'ordine, e confido che piena luce verrà fatta su un caso che necessita di risposte in tempi rapidi».

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