Usura e racket, imprese strozzate dai clan: «A Ostia picco di denunce»

Sale il numero di vittime tra i commercianti: aumentano del 20 per cento i casi segnalati

Lunedì 4 Aprile 2022 di Mirko Polisano
Usura e racket, imprese strozzate dai clan: «A Ostia picco di denunce»

Aziende in difficoltà. La pandemia che ha reso la vita ancora più difficile a esercenti e imprenditori alle prese con mancati guadagni e il caro bollette. E così quello che può sembrare un aiuto si trasforma nel peggiore degli incubi. Persone apparentemente innocue che si offrono di dare una mano a chi è in sofferenza, pronte in realtà a soddisfare altri interessi. C'è l'ingresso silenzioso con quote in società apparentemente pulite dietro al racket che stritola gli imprenditori, vittime dei clan di Ostia. Sul litorale romano, dove l'emergenza criminalità è sempre in primo piano, a parlare questa volta sono anche i numeri. Lo sportello anti-usura dell'Ascom Confcommercio Roma-Litorale sud, istituito lo scorso gennaio, ha registrato nei suoi appena tre mesi di vita un picco di denunce: +20% rispetto alle segnalazioni e richiesta d'aiuto ricevute dalla stessa associazione nello stesso periodo dello scorso anno.

 

Barboncino, morto il boss di Ostia fedelissimo di Diabolik


I DATI

«Purtroppo c'è un incremento di commercianti che cadono nell'usura così come nel sovraindebitamento - spiega Valeria Strappini, presidente dell'Ascom Confcommercio Roma-Litorale - Un fenomeno che non si ferma. La crisi di liquidità è stata sicuramente aggravata dal Covi ma i deti che abbiamo sono numeri percentuali importanti, anche se continua a essere un fenomeno nascosto, dove in molti non denunciano. Per questo abbiamo messo in campo una sineriga tra Ascom, Fai anti-usura Volare e, soprattutto, le forze dell'ordine». Minacce e pistole sono all'ordine del giorno per chi è vittima del pizzo. «In una situazione di crisi si può cadere nella disperazione e fare ricorso a quelle che sembrano soluzioni rapide e semplici, ma che, invece, sono solo l'inizio di un problema ben più grande. Il nostro obiettivo è comunque prevenire - conclude Strappini - e non far cadere i commercianti nel vortice dell'usura, offrendo assistenza e ascolto. Faremo incontri ad hoc per fare il punto sull'aggiornamento dei dati».

 

 

Fenomeno sotto costante osservazione delle forze dell'ordine, impegnate in prima linea - soprattutto a Ostia - nella lotta contro il racket. «Se non paghi ti uccido», diceva il commerciante-strozzino, arrestato nel novembre scorso dalla polizia del commissariato Lido di Roma, alla vittima, minacciandolo: «Ti spezzo mani e braccia». A fine gennaio sono stati i carabinieri del Gruppo Ostia a scoprire la maxi-estorsione da 500mila euro operata dalla complicità tra il boss della mala locale Roberto De Santis detto Nasca e Paolo Papagni, ex commerciante di gelati e fratello del presidente della Federbalneari Renato. I due in società hanno chiesto soldi in cambio di protezione. Cinquecentomila euro per «potere lavorare tranquillamente su Ostia».


I FATTI

Una vicenda, portata alla luce dopo la denuncia di un'imprenditrice romana, su cui restano ancora alcuni punti da chiarire. Quello che manca è sicuramente la finalizzazione dell'estorsione: Papagni e Nasca De Santis, risultano indagati per concorso in tentata estorsione, aggravata dall'utilizzo del metodo mafioso. Quel pagamento sicuro, oltre la protezione, avrebbe messo l'imprenditrice al riparo anche da eventuali intoppi burocratici, circostanza che farebbe presupporre che i due avessero agganci anche nelle istituzioni. Non è infatti escluso che i due avessero conoscenze anche negli uffici della pubblica amministrazione municipale e capitolina. Una vicenda su cui, forse, non è stata ancora scritta del tutto la parola fine.
 

Ultimo aggiornamento: 5 Aprile, 09:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci