Ucciso a 28 anni con un colpo di pistola durante una lite, l'assassino: «Mi sono difeso»

PER APPROFONDIRE: maglie, mattia capocelli, omicidio
Ucciso a 28 anni con un colpo di pistola durante una lite, l'assassino: «Mi sono difeso»
Ucciso a 28 anni con un colpo di pistola durante una lite. L'assassino si è consegnato. Il colpo di pistola è stato esploso quasi a bruciapelo. È accaduto nella notte a Maglie, in provincia di Lecce, nelle vicinanze di un camioncino attrezzato per la vendita di panini e bibite. Vittima Mattia Capocelli, di 28 anni, colpito mortalmente al collo. 

 

«Mi sono difeso, non volevo ucciderlo. Mi avevano teso un agguato, avevano un coltello». Simone Paiano, 25enne con precedenti penali, ha poi confessato così ai carabinieri di Maglie, i motivi che lo hanno spinto ad impugnare una pistola calibro 6,35 e a sparare alla gola Mattia Capocelli, il pregiudicato 28enne morto la notte scorsa nell'ospedale di Scorrano. 

Il giovane, che di recente era uscito dal carcere,  è stato quindi fermato con l'accusa di omicidio volontario e porto abusivo di arma da fuoco. E' avvenuto poco prima delle 2 di notte davanti ad un furgone fast food in via don Luigi Sturzo. A portare Paiano ad impugnare la pistola di piccolo calibro potrebbe essere stato il tentativo di difendersi da un'aggressione, come sostiene lui, oppure un diverbio tra gruppi di pregiudicati magliesi. 

Su questo sono in corso indagini da parte dei carabinieri. Accertamenti partiti alle 2.20 della notte scorsa dopo che i medici dell'ospedale di Scorrano hanno segnalato al 112 il decesso di Capocelli a causa di una ferita alla gola provocata da un colpo d'arma da fuoco, apparentemente sparato da distanza ravvicinata. Gli accertamenti dei militari si sono subito concentrati su Paiano, grazie alle testimonianze delle persone presenti sul luogo del delitto, dalle immagini di sorveglianza della zona e dai reperti trovati vicino al fast food di via don Sturzo. 

Incrociando questi elementi indiziari, i militari hanno ottenuto il via libera dai pm inquirenti di Lecce, Guglielmo Cataldi e Maria Consolata Moschini, a procedere alle ricerche di Paiano e ad eseguire il fermo. Procedura che è stata facilitata dallo stesso giovane che si è presentato in caserma assieme al suo difensore e ha confessato giocando d'anticipo l'attenuante della provocazione. È quasi certo che Paiano ribadirà di essersi difeso dalla minaccia di un fatto grave e ingiusto durante l'interrogatorio davanti al gip che dovrà decidere sulla convalida del fermo e sull'emissione del provvedimento di custodia cautelare. Anche per verificare la sua versione dei fatti, i pm hanno disposto l'autopsia che dovrà accertare la causa del decesso e la traiettoria seguita dal proiettile, questo anche per accertare la distanza dalla quale è stato esploso il colpo di pistola. 





 
 

 
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Giovedì 25 Aprile 2019, 07:28






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