Perugia, papà rimprovera lo stalker della figlia 13enne e lui risponde: «Io la stupro quando voglio»

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Papà rimprovera lo stalker della figlia 13enne e lui risponde: «Io la stupro quando voglio». Poi lo denuncia

di Nicoletta Gigli

Temeva che quel ragazzino potesse approfittare di sua figlia 13enne e voleva porre fine a quei messaggi a sfondo sessuale inviati via whatsapp. Ha pensato che la strada migliore fosse quella di incontrarlo per fargli capire che la doveva smettere e invece si è ritrovato a giudizio per percosse e minacce. La vicenda inizia quando il papà ternano si accorge che la figlia si comporta in modo strano. Sembra smarrita, inquieta, non è più lei ed è in preda ad uno stato di turbamento che si manifesta soprattutto dopo l'uso dello smartphone. L'uomo decide di approfondire la cosa e inorridisce mentre legge i messaggi scritti e vocali arrivati sul cellulare della figlia. Una pesantissima serie di apprezzamenti, inviti e ricostruzioni a sfondo sessuale con cui il minore sfida la ragazzina per adescarla ad atti sessuali. L'uomo teme che quel ragazzo, anche lui minorenne, possa approfittare di sua figlia per atti sessuali o per usarle violenza e vuole fare in modo di interrompere il rapporto tra i due. Sarà la 13enne a indicare al padre il nome dell'autore dei messaggi, alcuni dei quali molto pesanti. L'uomo lo va a cercare e lo invita a smetterla. La risposta lo lascia di stucco: «Io tua figlia la sbatto e la violento, tu non mi puoi fare niente perché sono minorenne, non mi puoi toccare, faccio quello che mi pare perché non sono punibile».


Nella denuncia presentata al tribunale dei minorenni di Perugia l'uomo spiega di avergli «messo una mano sulla spalla» invitandolo a smetterla e di essersene andato via sperando che sarebbe finita lì. E racconta che alla scena ha assistito anche un poliziotto libero dal servizio. Qualche giorno dopo per il papà ternano arriva la sorpresa. Perché scopre di essere stato denunciato dal ragazzino, che nel frattempo si è fatto medicare all'ospedale di Terni, per lesioni personali e minacce. L'uomo è convinto che si tratti di una querela ritorsiva al suo invito di finirla con sua figlia che ha fatto al ragazzo. Temendo che il minore possa perseverare nel tentativo di carpire la fiducia della ragazzina, ha presentato una dettagliata denuncia al tribunale dei minori per violenza sessuale aggravata. Assistito dall'avvocato, Marco Tudisco, ha allegato anche una lista di messaggi incriminati inviati sullo smartphone di sua figlia. Messaggi vocali e scritti a sfondo sessuale che, sostiene il papà della 13enne, sono stati cancellati dal minore che li ha inviati. Nel frattempo però per l'uomo è arrivato il decreto di citazione a giudizio. Martedì comparirà di fronte al giudice di pace, Manuela Prudani per difendersi dalle accuse mosse dal minorenne. «Da genitore avrei anche io fatto un rimprovero al ragazzo per far cessare i pesanti tentativi di avvicinamento alla figlia, mentre, dal punto di vista processuale, rappresenteremo al giudice che l'intervento del genitore era doveroso e perciò consentito in quanto espressione di un obbligo giuridico di protezione del benessere dei figli» dice l'avvocato Tudisco.
 
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Domenica 20 Ottobre 2019, 18:40






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