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Tito Stagno, morto il giornalista che portò l'Italia sulla Luna Quella notte del 1969 tutti davanti alla tv

Scompare a 92 anni un padre del giornalismo Rai. Dalla diretta di 25 ore per l’allunaggio all’idea della Domenica sportiva

Martedì 1 Febbraio 2022
Tito Stagno, morto il giornalista che raccontò lo sbarco sulla luna: aveva 92 anni, qui è con Ruggero Orlando e Neil Armstrong
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Tito Stagno è morto a Roma all'età di 92 anni. 

Quella notte d’estate i bambini più grandi vennero tenuti alzati come si faceva solo a Natale. I più piccoli, finiti docilmente a letto dopo Carosello, furono svegliati e piazzati un po’ intontiti sulle ginocchia dei nonni o dei vicini, magari quelli con cui si divideva la linea telefonica (Duplex) e l’uso della tv-totem nella stanza “buona” di casa. Da allora, da quel 20 luglio 1969, almeno tre generazioni di italiani hanno avuto e hanno la voce di Tito Stagno stampata nel cuore. Negli occhi le immagini confuse e tremolanti in bianco e nero del primo allunaggio raccontato dal cronista che ieri a Roma se n’è andato a 92 anni: «Ha toccato», disse alle 10 e 17 della sera stringendo i pugni e indicando il piccolo Lem della Nasa. Due parole a fare da spartiacque tra “un prima” e “un dopo” ancorati ai sogni, alla mitologia, alla scienza e alla fantascienza. L’uomo era arrivato sulla Luna ed era Tito Stagno a raccontarlo, a insegnarlo all’Italia. 


L’ITALIA DAVANTI ALLO SCHERMO


Banalmente, lui era il giornalista più conosciuto nella storia della Rai che alla fine degli anni Sessanta, in pieno boom economico, non raggiungeva tutti i 53 milioni di abitanti. Ma quella notte ben pochi di essi non si trovarono davanti a uno schermo, davanti a quel sardo trentanovenne che si giocava la faccia appeso ai gracchianti e traballanti collegamenti radio fra la Luna, Houston e lo studio di via Teulada.


I protagonisti di quella notte erano tre: Ruggero Orlando, che ci parlava da Nuova York e Houston, se n’è andato nel 1994; poi Neil Armstrong, che fece l’ultimo passo sulla Terra nel 2012. Adesso addio a Tito Stagno: la foto che riunisce il trio vale il viaggio sulla Luna che le loro parole ci hanno infilato per sempre nell’anima.

 
La carriera del giornalista di Cagliari, primo di 8 fratelli, entrato alla Rai nel 1954 con un concorso che selezionò anche Umberto Eco e Gianni Vattimo, non comprende certo solo la cronaca lunare: dalla copertura dei viaggi di Kennedy, di quelli (rari, all’epoca) dei papi Giovanni XXIII e Paolo VI, dei presidenti della Repubblica Segni e Saragat, alla cura e conduzione per 18 anni dell’imperdibile Domenica sportiva, la messa laica vespertina di precetto ogni settimana.

Ma l’allunaggio svetta su ogni altro capitolo della vita di Tito Stagno grazie anche a quella “presenza” e a quella bonomìa che gli aveva pure permesso di recitare nel “Vedovo” di Dino Risi con Alberto Sordi e Franca Valeri e, pochi anni fa, di prendersi in giro insieme a Elio e le Storie tese.

Lo “speciale” lunare sul primo canale (Radiotelevisione italiana non c’era bisogno di dirlo, con il “telecomando” che terminava al secondo canale) durò 25 ore, ma nessuno parlava di “maratone” e la fatica della conduzione era poca cosa, diceva sempre Stagno, rispetto «all’orgoglio di poter informare gli italiani nel miglior modo possibile, con puntualità, competenza e senza eccessi».

Formidabile il suo intuito nel diventare il primo giornalista aerospaziale italiano: il 4 ottobre 1957 si precipitò nello studio del Telegiornale brandendo lo “strappo” della telescrivente che aveva appena battuto il lancio del primo satellite, lo Sputnik sovietico, «una notizia da dare in diretta».


Ma poi chi aveva ragione tra Ruggero Orlando e Tito Stagno? Chi ha annunciato con più precisione il momento dell’allunaggio? Un bisticcio (a voci ferme, eh, senza gli attuali strepiti) ugualmente entrato nella storia della Rai che quella notte schierava anche Jas Gawronski e Piero Angela. Questione di una manciata di secondi, roba da sorriderci adesso che tutto può essere facilmente documentato in diretta anche se avviene su Marte. La realtà è generosa con entrambi, come meritavano: fra le ricostruzioni più attendibili quella di Paolo Attivissimo.

Tito Stagno, tradito anche dalla precarietà delle comunicazioni radio, annunciò l’allunaggio circa 56 secondi prima dell’effettivo contatto con il suolo (pure delle assai citate antenne-sensori dell’Eagle), mentre Ruggero Orlando con circa 10 secondi di ritardo. Nessun vincitore, entrambi vincitori. «Fra le capacità di Tito Stagno - dice uno che se ne intende, Franco Malerba, il primo astronauta italiano - c’era quella di averci fatto immedesimare in un momento straordinario e senza precedenti, caposaldo della storia dell’Umanità». Giustificato complimento per un maestro che si è raccontato in “Mister Moonlight, confessioni di un telecronista lunatico”. 

Paolo Ricci Bitti

L'intervista per i 50 anni dell'allunaggio

 

Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 19:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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