Strage di Ustica, ministeri della Difesa e dei Trasporti condannati: risarcimento da 330 milioni alla compagnia aerea Itavia

Giovedì 23 Aprile 2020

A distanza di quasi 40 anni, arriva un verdetto. I ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati a pagare 330 milioni di euro per risarcire la compagnia aerea Itavia, proprietaria del Dc9 che il 27 giugno del 1980, quasi 40 anni fa, esplose in volo nella strage di Ustica portandosi via la vita di 81 persone fra passeggeri e membri dell'equipaggio. A stabilirlo, come scrive il Sole 24 Ore, è stata la Corte d'Appello di Roma con una sentenza pubblicata ieri e che quantifica, su richiesta della Cassazione, il danno aggiuntivo subito dalla società a causa dello stop della flotta aerea e della revoca della concessione successiva alla strage. Nel 2018, infatti, il risarcimento era stato quantificato in 265 milioni da una sentenza definitiva, che però liquidiva solo il danno per la caduta del Dc9. La causa contro i due dicasteri, colpevoli, secondo la sentenza, di non aver garantito la sicurezza dei cieli, sono stati gli amministratori straordinari della società, rappresentata dallo studio dell'avvocato Giuseppe Alessi e ad adiuvandum, in quanto soggetti interessati a sostenerne le ragioni, Luisa Davanzali e Finnat Fiduciaria, soci che insieme rappresentano il 69 per cento della società.

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La sospensione delle attività di volo per la compagnia Itavia avvenne il 10 dicembre del 1980, mentre con due successivi decreti datati 16 dicembre 1980 e 23 gennaio 1981, l'Autorità aeronautica dichiarò decaduti i servizi di linea e decise la risoluzione delle convenzioni esistenti. Se l'unico processo penale per la strage di Ustica, quello ai quattro generali dell'Aeronautica accusati di depistaggio (Lamberto Bartolucci, morto nel febbraio scorso, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo), si è concluso con l'assoluzione definitiva e l'esclusione di un abbattimento in volo del Dc9 da parte di un missile, i procedimenti civili sono giunti a una conclusione opposta, quella di un missile che avrebbe centrato in pieno il velivolo civile causandone l'esplosione in volo.

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Da qui la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti per non aver garantito la sicurezza nei cieli e la condanna a risarcire Itavia con 33,1 milioni di euro, che attualizzati diventano, appunto, 330. La rivalutazione, scrivono i giudici, «mira a ripristinare la situazione patrimoniale del danneggiato ponendosi nelle condizioni in cui si sarebbe trovato se l'evento non si fosse verificato» e tiene contemporaneamente conto della «natura compensativa del lucro cessante subito a causa della mancata tempestiva disponibilità della somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento, la quale, se tempestivamente corrisposta, avrebbe potuto essere investita per ricavarne un lucro finanziario».
 

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