Serena Mollicone, carabinieri smentiti: «La caserma non era vuota»

Sabato 15 Gennaio 2022 di Vincenzo Caramadre
Serena Mollicone, carabinieri smentiti: «La caserma non era vuota»
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La mattina del 1° giugno 2001 la caserma di Arce, dove proprio quel giorno si sarebbe consumato l'omicidio di Serena Mollicone, non era vuota. A confermarlo sono stati alcuni testimoni ascoltati ieri nel processo in Corte d'assise al Tribunale di Cassino per l'omicidio di Arce. Si tratta di deposizioni importanti perché confermano l'ipotesi dell'accusa secondo cui il luogotenente Vincenzo Quatrale e il brigadiere Santino Tuzi (poi morto suicida), avrebbero falsificato gli ordini di servizio per costituirsi un alibi facendo figurare che la mattina del 1 giugno del 2001 non si trovavano in caserma.

I racconti dei testimoni

Eppure un uomo di Colfelice, ieri in aula, ha raccontato che quella mattina si recò in caserma per segnalare il danno subito alla sua auto mentre transitava nei pressi del cimitero del proprio paese, dov'era in corso un intervento di manutenzione. «Andai in caserma intorno alle 11 e parlai con qualcuno, non ricordo se ci parlai al citofono. Ad ogni modo sono andato in caserma ed ho parlato con qualcuno». Non solo. Lo stesso testimone

C'è stato anche un colpo di scena perché il teste ha disconosciuto in aula quanto verbalizzato a suo nome nel 2008 dai carabinieri nel corso delle indagini. Sentito a sommaria informazione, l'uomo risulta firmatario di un verbale in cui affermava «di non essere mai andato in caserma». Circostanza smentita ieri in aula.

Sul banco dei testimoni è poi salito un meccanico di Rocca d'Arce, il quale nel 2001 andò in caserma per denunciare lo smarrimento del libretto di circolazione di un mezzo. «Mi recai in caserma, un carabiniere, oggi non saprei dire chi, mi fece accomodare nella sala di attesa e poi fu il maresciallo Franco Mottola a verbalizzare la mia denuncia». L'uomo prima di andare in caserma chiamò, come risulta anche dai tabulati, con una telefonata arrivata alle 11.07 al numero della stazione. «Subito dopo aver telefonato andai in caserma, forse prima delle 11.30», ha aggiunto il teste.

Infine un ex carabiniere ausiliario ha riferito che il primo giugno fu chiamato in caserma per il ritiro di una patente. «Non ricordo molto», ha detto l'uomo, che ha aggiunto: «Escludo che la riconsegna della patente sia avvenuta a casa mia». Fatto che invece risultava dagli ordini di servizio relativi al 1° giugno del 2001.

Una teste, invece, chiamata a riferire su un controllo che le fu fatto nel 2001, ha ricordato di essere stata sottoposto ad accertamento dai carabinieri, ma ha riferito di non aver avuto modo di capire se fossero di Arce, oppure di altro comando.

La prossima udienza

Si tornerà in aula venerdì prossimo. Sul banco dei testimoni salirà la professoressa Cristina Cattaneo, uno degli appuntamenti più attesi nel processo sul giallo di Arce. La nota anatomapatologa venne nominata dalla Procura di Cassino per svolgere gli accertamenti medico-legali sulla salma di Serena Mollicone, riesumata nel 2016. Secondo la Cattaneo il segno di rottura trovato sulla porte dell'alloggio in uso alla famiglia Mottola sarebbe compatbile con frattura cranica isolata sul capo di Serena. A processo come noto è finito l'ex maresciallo Franco Mottola, sua moglie Anna Maria, suo figlio Marco, ma anche l'ex luogotenente Vincenzo Quatrale e il carabiniere Francesco Suprano.
 

Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 09:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA