Rimini, drogato il somalo che ha accoltellato 4 donne e un bimbo di 6 anni. Il piccolo è fuori pericolo

Domenica 12 Settembre 2021
Rimini, come sta il bimbo accoltellato da un somalo a Rimini. Colpito alla giugulare e operato nella notte: non rischia la vita
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Gli hanno chiesto di mostrare il biglietto e lui ha ferito a coltellate prima le due donne controllori sul bus e poi tre persone fra le quali in un bambino di 6 anni. Il perchè di tanta violenza non è riuscito a spiegarlo nemmeno lui, il somalo arrestato sabato sera a Rimini. Poche parole in un inglese stentato per dire solo che non ricordava nulla e non sapeva perché aveva appena accoltellato quattro donne e un bambino. Ha però detto di aver assunto cocaina poco prima. Al sostituto procuratore Davide Ercolani che ieri notte ha voluto vederlo subito dopo l'arresto da parte della Polizia di Stato, Somane Duula, 26enne somalo non ha dato spiegazioni, non capisce l'italiano e non parla nessuna lingua eccetto la sua.

Ospitato dalla Croce Rossa, è in Italia da due mesi, dopo aver vissuto per alcuni periodi in Europa, in Svezia, Danimarca, Germania e Olanda per richiedere lo status di rifugiato. Senza un motivo apparente ieri a bordo dell'autobus numero 11 partito da Riccione e diretto Rimini, ha avviato un'insensata escalation culminata con il ferimento alla giugulare di un bambino di origine bangladese di 6 anni.

Il piccolo, che avuto la carotide quasi recisa, come hanno detto i chirurghi che l'hanno salvato, ha lottato con la morte e questa mattina è stato dichiarato fuori pericolo dai sanitari dell'Ospedale Infermi dove è stato operato d'urgenza: la prognosi resta comunque riservata. Sono tutte donne le altre 4 persone ferite dal giovane che ha accoltellato per prima al volto e alla gola due controllore che lavorano per conto dell'azienda di trasporti Start Romagna e poi mentre veniva già inseguito dalla polizia, in una traversa nei pressi della stazione di Miramare, una ragazza residente a Pesaro e una pensionata di 77 anni, all'altezza del lungomare Regina Elena.

Puntando sempre alla gola di chi intralciava la sua fuga, con la polizia addosso, il 26enne ha tentato anche di rubare un cellulare dall'auto parcheggiata di un automobilista che si è protetto bloccando con la sicura l'abitacolo del veicolo.

«Il suo agire non è da collegarsi in alcun modo ad ambienti terroristici», dicono chiaramente gli investigatori, anche per fugare il panico che ieri si era diffuso in città, peraltro in una data significativa nella storia del terrorismo internazionale. Per la polizia, invece, il giovane era probabilmente sotto gli effetti di alcol o droga. Nei video di sorveglianza dell'autobus 11, si vedono le controllore avvicinarsi al 26enne per chiedere il biglietto, lui non ce l'ha e quando viene avvisato della sanzione colpisce alla gola e al volto le due donne.

Trasportate all'Ospedale Bufalini di Cesena, la più grave con una prognosi di 60 giorni, l'altra guarirà in 10 giorni. La conta dei feriti è aumentata quando sceso dall'autobus in zona Rimini Terme, in via Oliveti a Miramare, ha cominciato ad aggredire a caso le donne che incontra, prima la giovane di Pesaro in via Oliveto, poi su viale Regina Elena la 77enne e il bimbo bangladese, prima di essere bloccato dalla polizia. Si trova ora in carcere e dovrà rispondere delle accuse di tentato omicidio, lesioni e tentata rapina.

Nei prossimi giorni, probabilmente domani, verrà sentito nell'interrogatorio di garanzia dal gip. Domani si riunirà anche il comitato per l'ordine e la sicurezza, alla presenza della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha condannato l'episodio, invitato la comunità a stringersi attorno alle vittime, a non strumentalizzare l'episodio, ma a capirne meglio i contorni: «Perché una persona che aveva già dato segni di violenza e di alterazione girava liberamente? Sono stati sottovalutati i segnali precedenti?».

 

Rimini, accoltella 5 persone: bimbo di 6 anni colpito alla gola. Sul bus gli avevano chiesto il biglietto

 

Rimini, il somalo accusato di tentato omicidio

 

 

Lamorgese: episodio gravissimo

«Un episodio gravissimo». Lo dice il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in merito all'accoltellamento ieri sera a Rimini di 5 persone da parte di un cittadino di origine somale. Il ministro, che in serata sarà a Rimini, è stato in «contatto continuo» con il prefetto anche per conoscere la situazione dei feriti e domani sarà a Rimini per partecipare al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. «Sono vicina alle persone aggredite e ferite ieri sera a Rimini, tra le quali anche un bambino, e alle loro famiglie», aggiunge il titolare del Viminale ringraziando le forze di polizia per l'immediato fermo dell'autore dell'accoltellamento.

 

Bonaccini: fatto di una gravità inaudita

Quanto accaduto a Rimini è di una gravità inaudita. Siamo vicini alle persona ferite a Rimini, fra cui un bambino. Prima di ogni altra cosa, il pensiero va a loro e ai loro cari. Grazie alle forze dell'ordine per il pronto intervento che ha portato al fermo dell'aggressore». Lo dice il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, a proposito dell'accoltellamento di Rimini. «Siamo in contatto costante con il Comune - dice - per seguire gli sviluppi della vicenda e a disposizione dei familiari per qualsiasi necessità. Ora vengano accertati i fatti e applicata la legge col massimo rigore nei confronti di chi si è reso colpevole di un fatto drammatico e inaccettabile».

 

 

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Il parere

Del caso parla l’avvocato penalista Piergiorgio Assumma, consulente giuridico per Rai1 e docente all’Accademia della Guardia di Finanza. Quali potrebbero essere gli scenari giudiziari per il 26enne di origini somale, che è stato arrestato nella serata dell'11 settembre, con l'accusa di aver accoltellato cinque persone, tra cui un bambino alla gola? «Dalla prima ricostruzione, un possibile addebito potrebbe essere quello, non solo di lesioni personali multiple, essendo state coinvolte più persone, bensì anche di tentato omicidio, per lo meno per due delle cinque vittime. Il tentativo, infatti, disciplinato dall’art. 56 del codice penale prevede che: “chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l’azione non si compie o l’evento non si verifica. Certamente, con le cautele del caso, trovandoci ancora in una fase di indagine, i fendenti indirizzati, nei confronti di una delle due addette al controllo biglietti e del piccolo Tamin, sono stati posti in essere in punti vitali, tra cui gola, per una delle due donne e la carotide per il bambino. Quest’ultimo ha dovuto subire un intervento per la ricostruzione della stessa. Sembra, pertanto, evidente che, pur non essendosi, fortunatamente, verificato l’evento “morte” di nessuno dei soggetti coinvolti, gli atti erano idonei e diretti in modo non equivoco, a poter determinare eventi nefasti, per lo meno per una delle due donne e per il piccolo Tamin. Attendendo sempre l’esito delle indagini, nel caso del ferimento della spalla per l’altra delle due donne e per gli altri due soggetti feriti, si potrà, probabilmente, contestare la fattispecie di lesioni personali, salvo diversi esiti medico-sanitari. Fattispecie di reato contestabile assieme a quella di tentato omicidio, nei confronti delle altre due vittime».

Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 13:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA