Revenge porn, sulle foto sexy rubate all'arbitra indaga la Polposta

Domenica 23 Gennaio 2022 di Mila Cantagallo
Revenge porn, sulle foto sexy rubate all'arbitra indaga la Polposta

«Per due giorni sono rimasta chiusa in casa, il cellulare buttato in un angolo, piangevo e vomitavo per il nervoso». Così Diana Di Meo, arbitro pescarese di 22 anni, descrive i momenti più difficili dopo aver appreso di essere stata vittima di una presunta revenge porn, cioè una pornovendetta. Da un paio di settimane, su gruppi social e whatsapp, impazza un suo video intimo girato 4 anni fa, ai tempi di una breve frequentazione con un ragazzo: «All'inizio mi sono arrabbiata con me stessa, accusandomi di non aver fatto attenzione a quelle immagini, girate a mia insaputa. Poi, dei veri amici mi hanno esortata a reagire, ho trovato la forza di uscire allo scoperto e di denunciare».

Il video diventato virale, lo sfogo personale su Instagram dove l'altro ieri il giovane arbitro pescarese ha comunicato di aver sporto denuncia alla Polizia Postale diretta dal vice questore Elisabetta Narciso, sono valsi una popolarità improvvisa alla bella e corteggiata ventiduenne che, in due giorni, ha aumentato di 10 mila unità i suoi followers su Instagram ed è stata tempestata da messaggi di solidarietà mescolati ad apprezzamenti pesanti: «E' deplorevole leggere certe volgarità da ragazzi della mia età ma, ancora peggio, da uomini che hanno l'età di mio padre - osserva -. In questi giorni mi fermano anche per strada, ieri un'automobile si è bloccata in mezzo al traffico perché l'uomo alla guida doveva chiedermi se fossi proprio io Diana. Fortunatamente c'è anche tanta gente che mi sostiene moralmente».

Diana Di Meo è una ragazza determinata in tutto, studia Servizi Giuridici per l'Impresa all'Università D'Annunzio, da 7 anni dirige gare nei campionati di calcio giovanili ed in Promozione, lo scorso novembre è approdata, come assistente, in Eccellenza nella gara di Coppa Italia Torrese-Penne. Le foto che ritraggono il suo fisico prorompente, curato con allenamenti giornalieri in palestra e sul campo, spopolano sui profili Facebook ed Instagram: «Mi diverto a fare shooting con amici fotografi - spiega - ma il mio obiettivo è dirigere l'azienda agroalimentare di famiglia mentre il sogno nel cassetto è arbitrare in serie A».

Adesso, però, le sue priorità si spostano sulla caccia al responsabile della gogna virtuale in atto: «Ho provato a parlare amichevolmente con il mio ex che ha negato qualsiasi coinvolgimento - rivela -, confido nella Polizia Postale e so che chi mi ha fatto del male pagherà. Il video è finito anche su gruppi a pagamento, ho pure il sospetto che si siano impossessati di altro materiale violando il mio archivio iCloud. Dagli stessi social che mi hanno distrutta, ho deciso però di rinascere filmando il racconto della mia storia, dialogando quotidianamente con ragazze che hanno vissuto la stessa esperienza, qualcuna mi ha scritto che adesso ha finalmente trovato il coraggio di denunciare».

Angelo Martino Giancola, ex componente della Commissione CAN D, ha seguito dal principio il percorso del giovane fischietto: «Diana ama l'arbitraggio e si impegna - afferma -. In questi anni è cresciuta tanto, l'estate scorsa ha anche frequentato il corso di assistente, quanto accaduto fa riflettere ed è l'ennesima dimostrazione che noi arbitri siamo visti spesso con occhi particolari. Il nostro mondo è vicino alla giovane collega, sperando che questa brutta storia presto sia solo un ricordo».
 

Ultimo aggiornamento: 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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