Reddito di cittadinanza, lo sfregio: soldi (anche) al killer del giudice Livatino

Venerdì 20 Novembre 2020 di Valentina Errante
Reddito di cittadinanza, lo sfregio: soldi (anche) al killer del giudice Livatino

Quando Maria Rita Cutala, ha presentato l'istanza all'Inps per ottenere il reddito di cittadinanza ha dimenticato di dichiarare che suo marito, Giovanni Avarello, è stato condannato per mafia. Nessuno se n'era accorto, sebbene, nel lungo elenco di carichi pendenti, che gli sono costati l'ergastolo, c'è anche l'omicidio di Rosario Livatino, il giudice ragazzino ucciso ad Agrigento nel settembre 90.
E così la signora ha incassato il beneficio previsto dalla legge, maggiorato per la convivenza con il coniuge che, però, sta scontando la pena nel carcere di Parma.

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Ma il caso della signora Cutala è solo uno, e il più eclatante, dei tanti emersi dalle indagini della Guardia di Finanza di Agrigento, che ieri ha eseguito un decreto di sequestro urgente firmato dal procuratore Luigi Patronaggio e dal pm Gloria Andreoli. Sono otto i nuclei familiari dei condannati o arrestati per associazione di stampo mafioso, omicidio, traffico di sostanze stupefacenti, furti e reati comuni che hanno usufruito del sussidio senza avere diritto. Un conto complessivo di circa 110.000 euro. Alcuni mafiosi incassavano direttamente.

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I MAFIOSI
La Finanza ha eseguito indagini incrociate, controllando le istanze presentate all'Inps con i carichi pendenti. Tra le condizioni per beneficiare del reddito di cittadinanza, c'è anche quella che esclude la condanna per mafia e altri reati negli ultimi dieci anni o la custodia cautelare in corso. Ma nel modulo viene richiesto se in questa condizione si trovino anche familiari. Durante le verifiche sono emersi tre tipi di posizioni: i condannati per mafia in via definitiva, condannati per mafia negli ultimi dieci anni e soggetti che avevano familiari conviventi detenuti o sottoposti a misure cautelari. Pasquale Alaimo, ad esempio, è stato condannato nel 2011 per associazione mafiosa, eppure l'Inps ha accolto la sua richiesta e, dall'aprile del 2019 a settembre scorso, ha incassato i soldi. L'ex netturbino di Favara (Agrigento) era il fedelissimo di Maurizio Di Gati, dopo quasi tredici anni di carcere non è più considerato socialmente pericoloso, ma ha dichiarato il falso, non menzionando i suoi precedenti penali che avrebbero bloccato la pratica. E così da aprile 2019 a settembre scorso ha incassato i soldi, 13.200 euro. E adesso è indagato per falso.

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I PARENTI
Angelo Pirrera invece, come la signora Cutuli, non ha dichiarato che il padre, Calogero, era stato arrestato nell'operazione Maginot e condannato per mafia con una sentenza diventata definitiva nel febbraio 2015. Era uno degli uomini del boss Giuseppe Falsone, già fedelissimo di Bernardo Provenzano. Grazie alla convivenza con il padre, Pirrera ha avuto anche un aumento del reddito di cittadinanza, da marzo 2019 avrebbe percepito 13.550 euro. Anche Gesua Presti, moglie di Rosario Pompeo, condannato con sentenza definitiva nel 2012 per associazione di stampo mafioso, non ha dichiarato i precedenti penali del marito e ha avuto un reddito maggiorato: 3.361 euro a partire dallo scorso aprile.
IL CASO LIVATINO
Scrivono i pm nel decreto: «Giovanni Avarello è considerato uno degli esponenti di maggiore spessore criminale della cosorteria mafiosa denominata Stidda. Veniva condannato a più ergastoli omicidio, armi, rapine». Quando lo scorso 16 aprile la signora Cutala ha presentato la domanda all'Inps non solo non ha detto che il marito si era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Livatino, ma ha anche incassato una somma maggiore, perché dal modello Isee, Avarello, in realtà detenuto a Parma, risultava nello stesso nucleo familiare. E così la signora ha incassato tra maggio e settembre scorsi ha incassato 3.965 euro.

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GLI ALTRI PARENTI
La signora Vincenza Genco, invece, ha omesso di dichiarare che suo marito, Vincenzo Mangiapane, arrestato 2018 nell'operazione Montagna, insieme ad altri 55 presunti mafiosi, si trova attualmente in custodia cautelare nel carcere di Ancona. E così, anche lei, ha incassato più del dovuto: complessivamente 8.184 euro. Tra 56 arrestati per mafia nel settembre del 2018, c'era anche Giuseppe Quaranta. La moglie, Carmela Signorino Gelo, si è messa in tasca il reddito di cittadinanza da febbraio a ottobre scorsi. In tutto 7.669 euro. Anche lei ha omesso di dichiarare che il marito si trova in carcere. E a dimenticare che i rispettivi coniugi ssono attualmente detenuti (ma non per mafia) sono state anche Rita Spallino, che tra dicembre 2019 e ottobre 2020 ha incassato 9.900 euro, e Monia Russello che, tra aprile 2019 a ottobre 2020, ha ottenuto un reddito di 17mila euro.
Adesso sono tutti indagati per falso.

 


 

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA