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Ragazzo morto folgorato a Roma, il papà: «Il mio Skender ha preso la scossa davanti al fratellino. Chi ha sbagliato paghi»

«Nel palazzo abita mio cugino, credo che ci fosse un filo rimasto scoperto»

Sabato 30 Luglio 2022 di Flaminia Savelli
Ragazzo folgorato a Roma, il papà: «Il mio Skender morto davanti al fratellino. Chi ha sbagliato paghi»

«Skender era andato a giocare con il fratellino dal cugino. Stavamo preparando la cena quando mi hanno avvisato che mio figlio non c’è più e ora voglio una spiegazione, voglio sapere perché un ragazzino di 14 anni è morto così». Non si dà pace Tarzan Saiti, papà del ragazzino morto folgorato nel tardo pomeriggio di venerdì mentre giocava con il cugino all’ingresso del condominio di via Regalbuto alla Borghesiana. Un dramma che ha colpito la numerosa famiglia del ragazzo che ieri era riunita proprio nella casa dove si è consumata la tragedia. 

Ragazzo morto folgorato dal cancello elettrico a Roma: aveva 14 anni, tragedia alla Borghesiana
 

Con chi era suo figlio al momento dell’incidente?
«Con suo cugino e suo fratello. È morto davanti agli occhi di mio figlio più piccolo. Un dramma nel dramma perché non ha potuto fare nulla per salvarlo. Ma nessuno poteva fare nulla».
Le indagini sono in corso, cosa le è stato riferito della dinamica?
«La dinamica purtroppo è molto chiara. È stato mio figlio più piccolo a raccontarmi tutto. Stavano passando attraverso il cancello automatico, sono passati lui e il cugino. Poi Skender, che è rimasto folgorato. Non posso credere che si sia trattato di un incidente, di una casualità. O peggio, del destino».
Che intende dire?
«Ho parlato a lungo con mio cugino che vive appunto in via Ragalbuto. Il sospetto è che a uccidere mio figlio sia stato un filo scoperto della palazzina, crediamo di uno degli appartamenti ai piani superiori. Per questo ora mi aspetto che chi ha delle responsabilità, paghi per quello che è successo a mio figlio. Sapendo che sarebbe potuto accadere a qualunque altro bimbo che frequenta la palazzina».
Cosa vi hanno riferito i carabinieri che stanno indagando?
«Mi hanno assicurato che non ci lasceranno soli, che non lasceranno nulla al caso e che non tralasceranno nulla. Ma intanto mio figlio è morto, aveva tutta la vita davanti».

 


Cosa ricorda del giorno in cui è morto Skender?
«Ricordo tutto. Siamo una famiglia molto unita. Ricordo l’ultima conversazione che abbiamo avuto perché insisteva per andare dal cugino dicendomi che non lo lasciavo mai uscire. Questo perché io e mia moglie seguiamo moltissimo i nostri figli. Con Skender infatti, trascorrevamo il tempo libero insieme. Tutte le domeniche lo portavo con me al campo di golf di Tor Vergata, gli avevo trasmesso la mia passione».
Dal giorno dell’incidente non siete più rientrati a casa...
«Non ce la facciamo ora a rientrare nella casa dove mio figlio è nato e cresciuto. Siamo devastati. Non appena la notizia è arrivata ai suoi compagni di classe poi siamo stati travolti dal loro affetto e dai loro messaggi di amicizia. Mio figlio era un ragazzino bravissimo, anche a scuola. Non riesco ad accettare che non ci sia più. Mi sembra di vivere in un incubo e invece so che questa è la realtà, la nuova vita senza di lui. Non so davvero come faremo a superare un momento tanto difficile e doloroso ma so che voglio giustizia e voglio sapere cosa è accaduto e perché quel filo ha ucciso mio figlio».

Ultimo aggiornamento: 1 Agosto, 08:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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