Alessandro Zaniboni scomparso 4 mesi fa. «Nessuno cerca mio fratello, ma lui non voleva sparire»

Il fratello Gianluca: «Forse è finito in una foiba, lo Stato si è arreso»

Lunedì 22 Novembre 2021 di Claudia Guasco
Alessandro Zaniboni scomparso 4 mesi fa. «Nessuno cerca mio fratello, ma lui non voleva sparire»

«È come se fosse stato inghiottito dalla montagna». Che se l'è preso in una torrida mattina d'estate nel Supramonte di Baunei, in provincia di Nuoro. Dal 25 luglio di Alessandro Zaniboni, 55 anni di Grado, specializzato nelle verifiche tecniche sulle piattaforme di estrazione della Saipem, non c'è traccia. Solo l'auto abbandonata a una decina di chilometri dal paese di Lotzarai, dove abitava, la lavatrice in funzione con dentro i vestiti da lavoro per il giorno dopo e l'amato cagnolino.

Alessandro Zaniboni scomparso, cosa è successo

 

«Se non fosse stato per lui, chiuso dentro casa, magari non lo avrebbero nemmeno cercato pensando a un allontanamento volontario», riflette il fratello Gianluca Zaniboni.
CON I DRONI
E invece. Per due settimane vigili del fuoco, guardia di finanza, corpo forestale, polizia e carabinieri della stazione di Tortolì hanno battuto ogni metro di quella zona impervia, perlustrandola anche dall'alto con i droni.

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«Uno sforzo impressionante. Quando sono arrivato al campo base delle ricerche sei giorni dopo la sua scomparsa, nel punto in cui hanno trovato la macchina, c'erano più di trenta persone, un impegno che mi ha commosso. Eppure niente, Alessandro è come svanito nel nulla», racconta Gianluca. Lui e la mamma Marisa non si danno pace e riconducono a una sua passione la possibile causa della morte di Alessandro: amava la speleologia, «forse aveva identificato una grotta che voleva visitare ed è finito in un buco, la zona è piena di foibe». Zaniboni era esperto e non era imprudente, eppure ciò che accade quella mattina è una somma di incongruenze approfondite anche dalla Procura di Lanusei, che ha aperto un fascicolo. Domenica 25 luglio l'ispettore di saldatura - un professionista tra i massimi esperti nel settore, nel suo curriculum anche le piattaforme dell'Eni in Mozambico - avrebbe deciso di compiere un'escursione: la Sardegna in quei giorni è arroventata, ci sono 40 gradi e una vicina riferisce di averlo visto partire alle 12,20, cioè nel picco di calore. Prima di andarsene carica la lavatrice e la accende, segno che l'intenzione era tornare presto. «Soprattutto perché in casa ha lasciato il cane, da cui non si separava mai. Forse qualcosa lo ha spinto a uscire all'improvviso», sottolinea Gianluca. «Magari ha visto su internet una grotta particolare e ha deciso di visitarla». Però tutta l'attrezzatura tecnica era nel suo appartamento, comprese le racchette per il trekking ancora con il cartellino del prezzo attaccato. Anche il percorso scelto non è certo quello di una persona che decide di fare una gita poco impegnativa: «Non so nemmeno come sia arrivato con la sua Kia, io ho impiegato un'ora sulla jeep dei soccorritori. È un sentiero tutto sassi e buche, il sindaco di Baunei ha addirittura chiesto a Google di cancellarlo dalle mappe perché chi lo imboccava bucava o rompeva la coppa dell'olio».

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L'ULTIMA TELEFONATA
È sceso dall'auto portando con sé solo il cellulare, volatilizzato insieme a lui. «Abbiamo pensato anche che se ne sia voluto andare per sempre, però non aveva motivo. Aveva iniziato a lavorare solo da 18 giorni con un contratto a termine di un anno e mezzo, lo stipendio era ottimo e si era innamorato di quei luoghi, ci mandava le foto. Mia mamma gli ha parlato l'ultima volta sabato pomeriggio e stava bene». Per lei il colpo più duro è quando le hanno comunicato che le ricerche sarebbero state interrotte. «Ci hanno convocato in commissariato a Tortolì. Lei non l'ha presa bene. Signora, per ritrovare suo figlio ci vorrebbero mesi e il doppio delle forze. E forse non basterebbe, le hanno spiegato. Ci hanno suggerito di andare a Chi l'ha visto, come ha fatto la famiglia di un uomo svanito a pochi chilometri di distanza, ma che senso ha? Ogni segnalazione falsa è una coltellata, rinnova il dolore». Per lo Stato italiano, e per i prossimi dieci anni, Alessandro Zaniboni è vivo, a meno che il suo corpo non venga ritrovato. «Riceviamo la sua posta, le bollette, le richieste di pagamento. Sono passati quattro mesi e aspettiamo ancora che venga nominato un curatore».
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 08:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA