Omicidio di Chiara Gualzetti, il padre: «Mia figlia uccisa senza motivo, eliminiamo il rito abbreviato, niente sconti ai crimini strazianti»

Mercoledì 19 Gennaio 2022 di Claudia Guasco
Omicidio di Chiara Gualzetti, il padre: «Mia figlia uccisa senza motivo, eliminiamo il rito abbreviato, niente sconti ai crimini strazianti»

La vita di Vincenzo e Giusi si è fermata per sempre lo scorso 28 giugno, quando il corpo della figlia Chiara  Gualzetti, quindici anni, è stato ritrovato in un campo ai margini del bosco dell’Abbazia di Monteveglio, in provincia di Bologna.

Massacrata da un amico sedicenne di cui si fidava. «Girati, ti devo dare un regalo», le ha detto. E invece l’ha accoltellata. «Sono passati quasi sette mesi dall'omicidio, io e mia moglie cerchiamo di farci forza insieme. Da quando è morta non riesco più a fare cose banali come guardare la televisione o ascoltare musica. Tutto quello che mi circonda in casa è un continuo rimando a Chiara, è dilaniante. Per noi è un ergastolo, fine pena mai. E senza sconti. Per il ragazzo invece non sarà così», scuote la testa sconfortato Vincenzo Gualzetti.

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Il processo la preoccupa?
«Sì, visti i precedenti non nutro tanta fiducia nella giustizia. L’omicidio di Chiara è un femminicidio particolare, è stata ammazzata per divertimento, per crudeltà, solo perché il ragazzo doveva dimostrare che poteva farlo. Va al di là della gelosia, del tradimento. Perdere una figlia così è terribile, per questo spero di riuscire a dare un senso alla sua morte cercando di smuovere qualcosa nella legge italiana».

 


In che modo?
«Voglio lanciare un sasso nello stagno dell’ingiustizia soprattutto su un tema: il rito abbreviato. Per l’assassino di mia figlia la Procura ha chiesto il processo immediato, significa che ritiene di disporre di tutte le prove necessarie per il dibattimento. Ma il mio avvocato mi ha detto che il ragazzo può chiedere l’abbreviato, con sconto di un terzo della pena. In cambio di cosa se le prove a suo carico ci sono già? Ecco, bisogna fare in modo che un pm o un giudice possano dire sì o no alla richiesta di abbreviato. Magari da qui alla fine dei vari gradi posso cambiare qualcosa».


E non è il solo a chiederlo.
«Con i genitori di altre vittime di crimini strazianti abbiamo creato un gruppo per ottenere sentenze che onorino la memoria dei nostri cari. Siamo una decina. C’è Natascia Lipari, la mamma di Simone Frascogna ucciso a diciannove anni per una precedenza in macchina, ci sono i genitori di Bartolomeo Bodanese accoltellato a diciassette anni per aver salutato una persona scambiandola per un conoscente, del diciottenne Domenico Monopoli che ha perso la vita per difendere un amico. I loro assassini, anche se minorenni, devono pagare il giusto. Intendiamo arrivare alla Corte di Strasburgo, se necessario».


L’assassino di Chiara ha sedici anni.
«Ha negato fin dall’inizio persino di averla incontrata, poi ha cercato di farci credere di essere stato spinto da un demone, di sentire le voci. Invece le perizie psichiatriche lo hanno ritenuto capace di intendere e di volere, come ha ucciso una volta può rifarlo. Quando domenica pomeriggio stavamo cercando Chiara, e non sapevamo ancora che fosse morta, ho telefonato ai suoi amici e anche a lui. La prima cosa che mi ha detto è stata: “Io sono minorenne e quindi non sono responsabile”. Con una pena ridotta e se esce prima per buona condotta, c’è il rischio di emulazione».


Vi ha mai scritto da quando è in carcere?
«Mai, silenzio assoluto. Né la famiglia si è degnata di farci almeno una telefonata, e pensare che la madre era un’arciera come la mia bambina, la conoscevamo da un paio d’anni. Quando il ragazzo è stato convocato in caserma io sono corso lì, volevo parlargli, dovevo scoprire che fine avesse fatto Chiara. Ebbene, mi sono passati accanto voltando la faccia dall’altra parte. Lui ha distrutto due famiglie, io però ho una figlia sotto terra e una rabbia terribile dentro di me. Pensi che nel verbale di interrogatorio, quando ha confessato, ha detto: “Non immaginavo che un corpo umano potesse essere così resistente”. Io non ho potuto vedere nemmeno Chiara nella bara, non me lo hanno permesso, era ridotta a un pupazzo».


Sua moglie Giusi non è mai andata al cimitero.
«Non ce la fa e la capisco, è impossibile da accettare. Sulla tomba non ho voluto il marmo, ma un giardinetto e quando lo guardo dico che dovrei esserci io là sotto».
 

Ultimo aggiornamento: 16:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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