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Nicolò Maja, sopravvissuto all'omicidio di Samarate è stato operato. «Potrebbe avere danni permanenti»

Il ragazzo di 23 anni è stato colpito ripetutamente alla testa con il martello

Giovedì 5 Maggio 2022
Nicolò Maja, sopravvissuto alle martellate in testa del padre è stato operato: resta in pericolo di vita

Nicolò forse sogna gli aerei dal suo letto d'ospedale a Varese, dove è stato sottoposto a un delicato intervento alla testa ed è ora ricoverato in prognosi riservata, sopravvissuto per un soffio ai colpi di martello sferrati dal padre Alessandro Maja, 57 anni, ieri nella loro casa di Samarate (Varese), dove hanno trovato la morte la madre Stefania Pivetta, 56 anni, e la sorella Giulia, di 16 anni.

Uccide moglie e figlia di 16 anni a martellate, poi tenta il suicidio: Alessandro Maja non accettava di separarsi da Stefania Pivetta

Alessandro Maja, chi è il famoso architetto che ha ucciso la moglie Stefania Pivetta e la figlia a Samarate. Lei scriveva: «Fortunata ad averti»

 

Maja trasferito in carcere a Monza

In quegli attimi di terrore, con la mamma già cadavere distesa sul divano, la sorella aggredita nel sonno, il ventitreenne, perito aeronautico con la passione del volo, è l'unico che, secondo alcune testimonianze, è riuscito a gridare, allertando i vicini di casa. Non è però riuscito a fermare il padre, che si è scagliato su di lui con la stessa violenza. Il grave trauma cranico che ha riportato ha costretto i medici a un'operazione d'urgenza per ridurre l'ematoma. Un intervento dal quale Nicolò potrebbe svegliarsi, ma senza una garanzia circa la sua futura qualità della vita. Lui, fresco di brevetto da pilota, aveva reso orgogliosa la sua mamma che, proprio nel giorno del suo traguardo, gli aveva dedicato parole dolci, perché la cosa che più lui desidera al mondo è volare. Maja - fondatore di uno studio a Milano che cura i progetti di negozi e locali di food and beverage, «vulcanico di idee» come si definiva sul sito della società - è stato invece trasferito dall'ospedale di Busto Arsizio al carcere di Monza, dopo essere stato sottoposto a una medicazione specifica all'ospedale San Gerardo questa mattina. Dopo il duplice delitto e i colpi inferti al figlio, credendo di aver ucciso anche lui, Maja si è procurato delle ferite e delle ustioni, ma nulla che lo abbia messo in pericolo di vita. 

 

La furia omicida del padre

Sorridente nelle fotografie, attivo nel suo lavoro di progettazione di interni per attività commerciali, presumibilmente ha covato un'ingiustificata rabbia per la decisione della moglie di chiedere la separazione. Cosa lo abbia portato a trasformarsi in omicida, in che modo abbia scelto di impugnare gli attrezzi da casa e trasformarli in armi, forse lo spiegherà lui stesso al Gip di Busto Arsizio (Varese) Luisa Bovitutti, che domani ha fissato l'interrogatorio di garanzia, se sarà in grado di rispondere. Ieri non ha risposto alle domande. «Lo abbiamo visto per pochi minuti ieri, - ha raccontato l'avvocato Enrico Milani, nominato difensore di fiducia da Maja, insieme alla collega Sabrina Lamera - ma non era in grado di rispondere alle domande, era sedato e aveva l'ossigeno». «Vi rendete conto di quello che mi hanno fatto? Non riesco a parlare», sono le uniche parole che Ines, la mamma di Stefania Pivetta, ha trovato la forza di pronunciare.

Ultimo aggiornamento: 18:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA