La disperazione del papà di Camilla: «Non vivo più, lei se n'è andata ed è soltanto colpa mia»

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La disperazione del papà di Camilla: «Non vivo più, lei se n'è andata ed è soltanto colpa mia»

di Giacomo Nicola

«È solo colpa mia. Era sotto la mia responsabilità. E non riesco a perdonarmi. Lei non c'è più. Non posso crederci». Ieri mattina, il padre di Camilla continuava a ripetere queste parole di fronte alle camere mortuarie del Regina Margherita di Torino. Non smetteva di piangere e disperarsi. Non riusciva a reggersi in piedi. Da Roma lo hanno raggiunto alcuni amici che si sono uniti a quelli che già si trovavano in montagna. Cercavano inutilmente di confortarlo. Era ancora sotto choc. Lui e la figlia erano legatissimi. Lo sci era una loro grande passione. Francesco Compagnucci non avrebbe mai immaginato che la vacanza premio con lei si tramutasse in tragedia. Aveva fatto di tutto per partire.

INFLUENZA
Nonostante fosse a letto con l'influenza si era fatto forza e aveva raggiunto con la sua bambina i suoi amici a Sauze, sulle montagne in provincia di Torino. Si era preoccupato di farle mettere il casco per non correre rischi e aveva evitato meticolosamente discese troppo difficili per lei. Non solo, a ogni discesa faceva andare avanti lei. «Volevo essere pronto a intervenire per qualsiasi cosa. Davanti a lei non avrei potuto farlo».
La prudenza non è però bastata. È successo tutto in un attimo e papà Francesco si è visto portar via la sua Camilla in un attimo. Non ha potuto fare nulla. «Eravamo qui in vacanza. Dovevamo trascorrere il Capodanno a casa di amici. Non doveva succedere...». Con loro, a sciare, c'erano anche un amico Vittorio, con il figlio, un compagno di classe di Camilla. «Alle 10 ha raccontato ancora il padre anche ai carabinieri abbiamo preso gli impianti di risalita di Sauze d'Oulx per fare alcune discese. Mia figlia indossava tutta l'attrezzatura necessaria, incluso il casco. Il livello di sci di Camilla era medio: era uno sport che praticava ormai da tre anni».

Intorno alle 13.30 sono arrivati davanti a quella pista maledetta. «La chiamano Imbuto. Lei era distante da me appena cinque metri. Mentre curvava in un tratto di media pendenza evidentemente ha perso il controllo degli sci». L'epilogo è stato drammatico. «Ha sbattuto violentemente la faccia su una specie di staccionata che si trovava a lato della pista». Le barriere frangivento. «Ho sentito una colpo fortissimo, forse per via del casco. Sono subito corso da lei e ho cercato di rianimarla con l'aiuto del 118 con cui parlavo al telefono».

SOCCORSI
Lo stesso ha fatto il suo amico. Hanno cercato di praticarle il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, ma il forte trauma toracico subito nell'impatto ha fatto smettere di battere il cuoricino di Camilla. Sul posto è arrivato l'elisoccorso che ha portato la bambina al Regina Margherita. Sia a bordo che dopo il suo arrivo i medici hanno continuato a cercare di rianimarla, ma è stato tutto vano. Per ricostruire l'accaduto, i carabinieri hanno sentito anche l'amico che ha assistito alla scena. «Io ero il primo ad aprire la fila a ogni discesa. Poi toccava a mio figlio. Poi a Camilla e infine al suo papà. Procedevamo così un pezzo alla volta». Fino all'incidente. «Lei era nel punto di maggior pendenza della pista. E l'ho vista scivolare senza attraversare la pista. E arrivata dritta verso di me, ma già fuori pista: io mi trovavo sul bordo e mi è passata davanti. È subito andata a sbattere contro quella struttura in legno». Camilla però non stava bene. «Non mi ricordo se fosse cosciente. Ma aveva gli occhi sbarrati. La faccia sanguinava e ho pensato che non riuscisse a respirare. Ho cercato di fare il possibile per rianimarla, fino all'arrivo dei soccorsi».

Li ha chiamati anche un signore che assistendo alla scena ha raggiunto il gruppo. «Ho smesso solo quando le hanno messo una maschera per l'ossigeno e l'hanno caricata sul toboga». La mamma di Camilla è stata messa al corrente dell'accaduto solo quando l'elicottero del 118 è atterrato a Torino.
 
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Venerdì 4 Gennaio 2019, 10:27






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5 di 16 commenti presenti
2019-01-05 10:39:19
Il silenzio e' d'oro in queste circostanze. La vita e' breve. Per questa bambina lo e' stata ancor di piu'. Rip.
2019-01-05 09:54:17
Se servisse a qualche cosa.... comunque è prassi dei maestri di sci di scendere per primi, fare vedere come si fa e che pericoli ci sono e poi attendere gli allievi. Non il contrario. L’esperto analizza il tratto e se rileva problemi prende le precauzioni del caso, in caso di troppa pendenza e presenza di ghiaccio al limite fa fare il tratto a piedi.
2019-01-05 09:19:37
La pista troppo difficile e l'impreparazione. Oramai gli sciatori fanno 5 lezioni e vanno sulla Stratofana. CI vuole il patentino.
2019-01-05 01:55:37
Ciao, Hare Krishna. Prego per voi
2019-01-04 19:47:09
e certo che è colpa sua, chi li ha portati su quella pista? e la seguiva pure per poi magari alla fine rampognarla perchè andava piano. voi lo dareste un motorino che fa 100 km ora in mano ad uno o una di 8 anni? è lo stesso discorso che si fa con i motociclisti, l'acceleratore lo hanno in mano loro e se corrono troppo sanno che si impastano.