Infermiera del 118 picchiata in ambulanza: «Guardate come mi ha ridotto una paziente»

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Infermiera del 118 picchiata in ambulanza: «Guardate come mi ha ridotto una paziente»
Ancora un'aggressione agli operatori del 118. Questa volta la vittima, un'infermiera leccese in servizio sull'ambulanza, ha difuso le sue foto in cui appaiono i segni dell'agressione. L'episodio è avvenuto in piazza Sant'Oronzo, proprio nel centro di Lecce.
 
 

L'ambulanza del 118 è intervenuta per soccorrere una donna, una 52enne, che in evidente stato di ebbrezza dava segni di malessere.  Il personale dle 118 ha fatto salire la donna nell'ambulanza e in quel momento è scattata l'aggressione: pugni in faccia e calci all'infermiera, Maria Giovanna Zippo, che ha faticato - aiutata dai colleghi - a sottrarsi alla furia della paziente. L'episodio riporta in primo piano il problema della scurezza per gli operatori del 118, spesso vittime di aggressioni fisiche o verbali nel corso dei loro interventi.
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Lunedì 3 Settembre 2018, 19:06






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5 di 14 commenti presenti
2018-09-05 19:34:43
Si, ma con l'esperienza accumulata in tre anni di malattia di mio marito fra il personale infermieristico il pessimo è purtroppo prevalente.
2018-09-05 17:01:57
Descrivo una situazione vissuta da me personalmente pochi giorni prima che mio marito morisse all'Angelo. Mio marito stava male, telefono la 118. Gli operatori vengono e, pur vedendo in che condizioni si trovava mio marito, mi chiedono rudemente davanti a lui perchè non l'ho trasportato con mezzi propri. Mio marito era a letto,incapace di fare qualsiasi movimento dai dolori. Ora posso assicurare che non si ha bisogno di aver assunto nulla per aver voglia di prendere a pugni il personale: se avessi avuto i mezzi fisici, non vi dico come avrei ridotto il portantino in questione.
2018-09-05 18:51:38
il buono ed il cattivo c'è dapertutto!
2018-09-05 14:28:09
Evidentemente una paziente "Cannata" impaziente!
2018-09-05 11:43:22
Forse sarebbe opportuno estendere l’art.44 del CCNL anche al personale infermieristico del 118 (indipendentemente da sesso e colore) in modo tale che anche al Pronto Soccorso e alla Psichiatria siano parimenti riconosciute l’indennità di rischio (indennità riconosciuta attualmente – a mio sapere – dal contratto collettivo solo per coloro che sono a diretto, certo e continuativo contatto con malattie infettive). Questa indennità a favore di sanitari che possiamo definire insostituibili, a mio parere, per il servizio svolto e socialmente garantito, non sarebbe un «reddito di cittadinanza» ma un riconoscimento paritario contrattuale per i pericoli che possono insorgere negli interventi d’urgenza e di cui ognuno di noi potrebbe avere necessità.