Desirée, il racconto choc del testimone: «Meglio lei morta che noi in galera»

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Desirée, il racconto choc del testimone: «Meglio lei morta che noi in galera»

di Enrico Lupino

«Andavo da cinque mesi a consumare droga in via dei Lucani». È il turno del secondo testimone nell'ambito dell'incidente probatorio per la vicenda di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina violentata e uccisa per l'accusa da quattro africani nello stabile abbandonato in via dei Lucani a San Lorenzo. Le parole di Sadir Abdullah, detto Ihmem, ricordano il momento in cui la giovane avrebbe accusato i primi malori, «l'ho vista che non si sentiva bene però poi si è ripresa» avrebbe detto il testimone. Poi il dramma. Di quegli attimi della notte fra il 18 e il 19 ottobre 2018 il nordafricano racconta di aver sentito gli indagati dire «meglio lei morta che arrestati noi». Così non hanno chiamato i soccorsi prima di dileguarsi e lasciare Desirée stesa su un materasso in agonia, dopo aver abusato di lei in quattro. Alla testimonianza cristallizzata ieri dall'accusa erano presenti i quattro accusati di omicidio volontario pluriaggravato e violenza sessuale di gruppo: Mamadou Gara, detto Paco, Brian Minteh e Alinno Chima e Yusif Salia, tutti seduti nell'aula Occorsio. E non avrebbero accolto di buon grado il racconto di Abdullah.

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LE INCOMPRENSIONI
Minteh, dopo che un co-imputato aveva chiesto di poter fare dichiarazioni, ottenendo risposta negativa, avrebbe urlato in arabo incitando a dire la verità. L'exploit non sarebbe però stato gradito dal giudice dell'udienza preliminare Clementina Forleo che avrebbe fatto allontanare dall'aula il 45enne senegalese. L'udienza è stata inoltre popolata di numerose incomprensioni con gli interpreti, che hanno avuto difficoltà a tradurre le parole del testimone, ma che dopo un lungo sforzo sono riusciti a rendere chiaro il racconto del teste. Dopo il colpo di scena della scorsa udienza, dove la difesa di Yusif Salia aveva presentato al procuratore aggiunto Maria Monteleone e al sostituto Stefano Pizza una denuncia per abbandono di minore all'indirizzo dei genitori di Desirée, si attende ora l'ultimo atto che precederà la decisione del giudice. A distanza di quasi un anno dall'arresto degli imputati infatti, i termini per la scarcerazione si avvicinano. Un'evenienza che i pm e i familiari della giovanissima vittima, certo non vedrebbero come positiva. Desirée Mariottini, secondo i pm, quella notte di ottobre è stata uccisa «usandole violenza mediante costrizione delle braccia e delle gambe». E i suoi aguzzini la avrebbero costretta a subire «ripetuti rapporti sessuali».
 
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Sabato 12 Ottobre 2019, 09:10






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